Una volta come cittadini eravamo più protetti dall’avventurismo di certa politica e anche nei momenti di dura polemica, di violenti bracci di ferro si coltivava la speranza , mai delusa, che alla fine la ragione prevaleva, la mediazione aveva un suo importante spazio e la soluzione (che non accontentava tutti ma allo stesso tempo non scontentava tutti , nel senso che lasciava feriti ma non morti sul campo) alla fine otteneva il suo via libera. Da qualche anno questa consapevolezza è stata persa, perché  sono arrivati alla politica persone più spregiudicate e anche persone con minore backgrournd istituzionale , i quali giocano duro e non arretrano neanche nella prossimità del baratro. Non ci sarebbe niente di male se questi fossero soli, ma quando si portano appresso milioni di voti, qualche dubbio rimane circa il fatto che si siano appropriati per intero del diritto a decidere anche per quelle migliaia o milioni di persone, costringendole a  sprofondare con loro nel burrone. Un esempio è il comportamento di Renzi che si è seduto al tavolo da gioco mettendo la posta su una sola carta: quella di un Governo istituzionale fatto dal presidente della repubblica e che dovrebbe fare le regole per tornare al voto. Il gioco non è finito, ma non sembra che gli sia andato bene, perché gli altri partecipanti al tavolo hanno compreso le intenzioni del leader piddino e hanno prodotto una contromossa: subito al voto , prima data utile otto luglio. E qui entra in campo il discorso di un avventurismo che è abbastanza diffuso:  per come Di Maio e Salvini hanno trattato Mattarella, con sgarbo e mancanza di rispetto, anticipando la data del voto prima ancora che le consultazioni finissero; per come si passa sopra alle emergenze del Paese, vedendo un Governo di tregua non come un modo per rasserenare il clima ma come un tentativo di fregare i due contendenti , e, last but non laest, per come Salvini sta tentando di convincere Berlusconi a non mettersi di traverso assicurandogli che Mediaset, parola sua, non  verrà toccata : insomma tutto c’è, fuorché l’interesse generale  di un Paese che non vuole ripassare i guai del 2008, con la speculazione finanziaria, l’innalzamento dello spread ( siamo a 132 e la gente non ne parla), la caduta della economia che è appena uscita dalla convalescenza e cammina ancora malferma sulle gambe. Il tema che emerge è una forte mancanza di cultura politica, di responsabilità istituzionale, di consapevolezza dei limiti del mandato di rappresentanti della gente che li vota.  E questo avventurismo si completa con le rassicurazioni che i due vincitori delle elezioni danno ai rispettivi parlamentari: non vi preoccupate che sarete tutti ricandidati, quasi a sottolineare che da avventurieri nascono avventurieri e che molta gente non è disposta a tornare a casa senza neanche aver avuto il tempo di capire che fanno i parlamentari. E’ il buio della democrazia, da qualsiasi lato la si osservi. Rocco Rosa