­Gli istituti di partecipazione e di garanzia non sono nati in contemporanea alla Istituzione della Regione, ad eccezione del Difensore Civico, un istituto mutuato dall’Ombusdman di origini Nord europee che aiutava il cittadino a fronteggiare le angherie della Pubblica amministrazione. La competenza ovviamente era riguardo alla Pubblica amministrazione regionale, ma la forte contradizione tra Regione che  nomina e Regione che deve sottostare ai rilievi da parte del nominato ha fatto sì che questo istituto non ha mai decollato veramente, limitandosi a offrire un emolumento all’incaricato e tante lettere andata e ritorno verso gli uffici regionali che non hanno smosso di un centimetro le diverse situazioni. Ora, nell’intento evidente di risparmiare qualche soldo, il consigliere Zullino ha presentato una proposta di legge che  affida ad un unico istituto di partecipazione, il difensore civico,  altre funzioni svolte da vari Garanti che nel corso delle ultime legislature sono  stati istituiti per fatti specifici, il Garante per l’infanzia, quello per i diritti dei detenuti, quelli per i disabili e via dicendo. Il paradosso è che mentre il Difensore civico è passato inosservato nella società lucana, non riuscendo a smuovere il moloch della burocrazia,  gli altri istituti di partecipazione e di tutela di categorie specifiche hanno funzionato. E più di tutti lo ha fatto in basilicata il Garante per la tutela dei diritti per l’infanzia, che ha prodotto un grande lavoro in termini di sollecitazioni, di suggerimenti, di proposte , soprattutto in una situazione di emergenza pandemica in cui il tema della didattica e della presenza a scuola era stato vistosamente sottovalutato un po’ dovunque. E questa difesa di diritti non è un fatto solo giuridico, ma implica professionalità specifiche di pedagogisti, educatori, psicologi e sociologi. Quindi non è mettendo sotto un unico ombrello denominato ” diritti della persona” che si possono affrontare le problematiche connesse ad una non fruizione dei diritti stessi. Perchè non è solo un fatto di rispetto della legge, ma un’azione complessa di sensibilizzazione, spinta, indirizzo, vigilanza . La stessa cosa per la disabilità che ha bisogno di figure specifiche nella funzione di Garante (peraltro di nuova istituzione proprio in questa legislatura),capaci di andare oltre la interpretazione delle varie leggi di tutela e di proiettarsi verso un apporto tecnico scientifico alle diverse problematiche e al modo di organizzare in regione i servizi sociali. Ecco perchè non si capisce il senso della legge proposta. E francamente meraviglia che la proposta arrivi nientemeno che dal presidente della quarta Commissione che più di tutti conosce le problematiche specifiche che riguardano l’educazione dei ragazzi, l’infanzia, la disabilità. Se è una questione di soldi, ebbene si tolgano gli emolumenti, perchè di fronte a funzioni così alte e importanti, c’è tanta di quella gente disposta a farlo gratis, onorata di essere chiamata a difendere le categorie deboli. O almeno, finora è stato così.  Ma fare un unico mazzo di questi istituti è il modo migliore per screditarli. Ha perfettamente ragione il consigliere Polese nel manifestare la propria netta contrarietà a questa soluzione che politicamente avvalora la tesi di una componente di centrodestra che non ama il coinvolgimento né delle categorie,né della società organizzata . Così come è giustificabile l’uscita dall’aula dei rappresentanti dell’opposizione di centrosinistra e dei cinque stelle. Mettere insieme la difesa di tutti i diritti in capo alla figura del Difensore Civico è esattamente un modo per non risolvere i problemi. A noi l’aspetto politico interessa molto meno rispetto alla funzione di istituti di garanzia che hanno dimostrato sul campo di valere. Si può capire di accorpare al Difensore Civico il funzioni anche di tutela dei diritti dei detenuti in Basilicata, ma gli altri istituti lasciateli lavorare in pace. Rocco Rosa