Che il reddito di cittadinanza incidesse di meno sulla Basilicata già precursora di una misura analoga anche se era cosa risaputa e oggi c’è chi con ritardo si accoda ai ragionamenti fatti su questa pagina on line. Non sono il reddito minimo di inserimento concorre a creare il minimo ISEE, ma le draconiane misure repressive (carcere fino a sei anni) induce chi lavoricchia in nero a stare lontana dalla carità pelosa di un una Governo che pensa che con 780 euro al mese uno debba trasferirsi via via progressivamente in tutta Italia per svolgere un lavoro che naturalmente è precario e non consente di mettere su famiglia. La generalizzazione di quella misura voluta dai cinquestelle non consente , per quelle regioni che già si sono avviate verso un welfare per le fasce povere, di utilizzare diversamente l’intervento statale, se non per la parte che riguarda il rafforzamento dei carrozzoni dei centri per l’impiego, per far funzionare i quali non bastano più persone e più stanze ma procedure informatiche di prim’ordine capaci di incrociare domanda ed offerta di lavoro. E siccome , grazie a Dio, quello che il pubblico non offre il privato dà , si tratta di arrivare allo standard che le agenzie private,interinali o semplicemente intermediarie, già hanno da tempo, con qualche servizio in più come il colloquio di lavoro , la verifica dei curricula, l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera, le valutazioni sulla personalità. Spendere miliardi per fare ( male) quello che il privato fa da tempo bene è una follia e presto ci si renderà conto di quale situazione di caos ci stia venendo incontro. Tra l’altro, se si è pensato che le due misure di governo potessero servire a rilanciare i consumi si è sbagliato di grosso perchè i primi non aumentano la spesa rispetto a quando lavoravano , il turn over è inceppato da anni per problemi di bilancio statale e il reddito di cittadinanza serve a malapena a far fronte alla tassazione locale ed ai servizi , dal gas, alla spazzatura, all’assicurazione auto, al bollo auto, alla luce ed all’acqua. Per dare dinamismo all’economia si sarebbe dovuta fare una unica misura comprensiva dei soldi messi nei due provvedimenti: la lotta al precariato pubblico e privato, 160 mila nel pubblico e il doppio nel privato che oggi , sotto la cappa dell’incertezza, non decide di fare famiglia e di avere figli. Per la verità alcune correzioni dell’ultim’ora prevedono per il datore di lavoro privato la possiiblità di avvalersi di quella misura, mentre nel pubblico, tra concorsi che non si fanno e altro personale precario che viene chiamato in servizio con i contratti più strani o con la deleteria pratica dell’interinato, la situazione è veramente fuori controllo. E sono giovani in attesa che un minimo di stabilizzazione consenta loro di partire per il viaggio della vita. Paradossalmente si punta ancora a migliorare la vita di quelli che vanno in pensione e a mantenere in stand by quella massa di giovani che potrebbe avvere il compito di investire nella famiglia, nella casa, nelle spese dei figli. Lo stesso fatto di aver considerato una tentata truffa il distacco di un giovane dal nucleo familiare è la riprova della incapacità di puntare veramente sul protagonismo della nuova generazione.C’è una mancanza di buon senso da far spavento. Rocco Rosa
UN GOVERNO CHE NON AIUTA I GIOVANI
