ANGELA MARIA GUMA

Presso la parrocchia Santa Maria del Sepolcro si è tenuto un incontro di formazione promosso dal Settore Adulti Parrocchiale di Azione Cattolica dal titolo emblematico: Dalla paura allo slancio: quando l’Arte nutre lo Spirito.  Al centro dell’incontro si è posto lo slancio inteso come scossa interiore e come capacità di affidarsi alla grazia divina nella consapevolezza dell’azione salvifica dello Spirito Santo che agisce in noi aiutandoci nel superare il limite della paura e ci slancia verso una vita piena. D’altro canto, questo slancio o tuffo in una dimensione d’infinito ha da sempre accompagnato l’uomo come ci mostra l’arte figurativa antica e come si può cogliere nella bellissima Tomba del Tuffatore visibile proprio nel Museo archeologico di Paestum. Si è partiti proprio dall’arte e in particolare dall’opera suddetta per comprendere come questo desiderio d’infinito abbia da sempre accompagnato l’essere umano.

                          

 Ricostruzione Tomba del Tuffatore- Paestum

La Tomba del Tuffatore è stata scoperta dall’équipe archeologica diretta dal Prof. Mario Napoli nel giugno del 1968 in località Tempa del Prete a circa 1,5 chilometri dal centro abitato dell’antica Poseidonia. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di una necropoli, ossia di una serie di tombe a cassa disposte a diverse quote, ed ha da subito rappresentato uno dei più importanti rinvenimenti archeologici del secolo scorso. Il defunto, di cui al momento dell’apertura si sono rinvenuti pochissimi resti, vi giaceva con la testa rivolta verso est. Le lastre della cassa apparivano intonacate e affrescate. L’aspetto eccezionale di questa tomba è l’affresco sulla parte interna della lastra di copertura, un dato fino a quel momento mai attestato, tanto che proprio la decorazione di questa lastra, la celebre scena del “salto o tuffo “ha dato il nome alla tomba. Il corredo della deposizione, composto da una lekythos (vaso per unguenti) attica a figure nere più altri frammenti ceramici e i resti metallici di una lira, ha consentito una datazione della tomba agli anni 480-470 a.C. Sulle pareti della tomba a cassa in lastre di travertino,sono rappresentate delle scene di un simposio nella fase finale del banchetto greco destinata alla degustazione dei vini (gioco del Kottabos), all’ascolto di musiche e canti e alla recitazione di versi.

Sulla lastra di copertura è dipinto il tuffo simbolico che il defunto compie nel momento in cui abbandona il mondo terreno per raggiungere quello dei morti. Secondo questa interpretazione il mare diviene simbolo del richiamo all’aldilà che si concretizza nella rappresentazione dell’abisso e soprattutto del passaggio ultraterreno.  Il tuffo è la rappresentazione mistica e simbolica della morte e della rigenerazione o rinascita, quale momento chiave nel percorso del defunto verso un’altra vita. Questo lo si può cogliere anche dal modo in cui il tuffatore si tuffa con il capo rivolto all’insù come a voler guardare oltre il confine. Infatti, la piattaforma da cui si lancia, allude al confine del mondo allora conosciuto. Anche lo specchio d’acqua verde-azzurro, con il suo orizzonte curvo e ondulato, rappresenterebbe l’orizzonte metaforico e illimitato in cui poter liberare l’anima e purificarsi. Alcuni studiosi collegano l’immagine a riti di iniziazione poichè nel V sec. a.C. in Grecia si andavano diffondendo idee basate su una forma di sopravvivenza dopo la morte. In Italia Meridionale filosofi come Pitagora e Parmenide affrontavano questioni legate alla metafisica e alla vita dopo la morte. Credenze, forse di tipo orfico o pitagorico, che promettevano un’esistenza migliore dopo la morte solo per coloro che avevano seguito una vita di purificazione e conoscenza. Da questa immagine suggestiva è partita la singolare e condivisa riflessione su un tema profondo: la trasformazione della paura in slancio vitale attraverso l’arte. L’arte può avere una funzione purificatrice perché nel caso specifico il tuffo è interpretato come la preparazione dell’animo ad un’altra dimensione. L’arte, come il tuffo raffigurato nella tomba, ci invita a varcare soglie sconosciute con coraggio, trasformando l’angoscia in scoperta, la stasi della paura in reazione e in movimento anche interiore (scossa alla quotidianità della nostra esistenza).

Molte opere nel corso della storia hanno avuto questa funzione. A rendere ancora più affascinante il significato del tuffo vi è l’esempio che appare spesso nella letteratura dei mistici in cui tuffo equivale ad un abbandono completo alla Provvidenza. Nell’esperienza mistica l’oceano è Dio, il tuffo è verticale proprio come quello del nostro tuffatore che si immerge sereno perché, come il cristiano, si affida all’azione creatrice dello Spirito Santo, che ci sostiene privandoci della paura e ci spinge, ci slancia, verso una vita piena. D’altro canto, anche il passaggio alla vita terrena è caratterizzato da un diverso slancio, quello dall’acqua alla vita ed è la nostra venuta al mondo: il tuffo capovolto. Quindi la vita è uno slancio e deve essere vissuta come tale. Il tuffo potrebbe quindi rappresentare la liberazione dell’anima dal corpo e il raggiungimento di uno stato superiore. Non a caso sulle pareti affrescate della suddetta tomba diverse sono le raffigurazioni contenenti simboli di rinascita e purificazione quali acqua, albero e l’UOVO che è stretto nelle mani di uno dei commensali nella scena di simposio. L’uovo è raffigurato nella pittura da artisti di tutte le epoche e ha un significato importante perché simbolo di rinascita (dalla Pala Montefeltro di Piero della Francesca del 1472e custodita nella Pinacoteca di Brera dove l’uovo è simbolo della nascita da una Vergine ai capolavori di Salvador Dalì fino alle collezioni di Fabergè (le uova di Pasqua) realizzate per gli Zar di Russia. Quindi le uova sono legate all’origine della vita.  E per riflettere sul valore della vita ci si è fatti suggestionare da un’altra opera quale la creazione di Adamo, una delle 16 formelle esagonali del Campanile di S. Maria del Fiore ora conservate nel Museo del Duomo che raffigura il momento in cui Dio creò Adamo. Sulla sinistra si trova il Padre Eterno proteso in avanti verso Adamo rappresentato in basso a destra, nudo, disteso su delle rocce, con la mano destra ed il volto rivolti verso Dio. Sullo sfondo sono raffigurati due alberi ed una palma.

Ma l’opera divina non si limitata alla creazione per questo il cammino di catechesi collega la suddetta immagine al brano degli Atti degli Apostoli che descrive l’ascensione e il ritorno dei discepoli a Gerusalemme in attesa dello Spirito Santo. Dio proprio perché Dio non ha solo creato l’uomo ma lo ha redento completando la sua opera creando la Chiesa. Nel brano dell’Ascensione la presenza degli angeli pone termine a quel guardare con insistenza il cielo, intriso della paura che immobilizza piuttosto che ancorarsi alla nuova realtà, il tempo nuovo che Gesù inaugura con la discesa dello Spirito Santo azione che continua a infondere nell’umanità uno slancio interiore e continua a manifestarsi con frutti di Santità, testimonianze autentiche.

                 

                                         

L’importanza delle opere d’arte è che esse affrontano temi esistenziali e spingono lo spettatore a un confronto interiore e a una crescita personale. Se la Tomba del Tuffatore ci mostra un passaggio simbolico dall’ombra alla luce, così ogni esperienza artistica autentica, l’uovo la rinascita, l’opera in sé può rinvigorire il nostro slancio vitale, curare la nostra interiorità ma solo se ciascuno poi assume un suo ruolo ed è artefice del proprio destino come mostra l’ultima opera che è stata presa in considerazione ossia l’installazione contemporanea chiamata SHIKUMEN (dal nome dell’omonimo quartiere di Shangai costruito in mattoni e oggi quasi del tutto demolito). L’opera dell’artista Leandro Ehrlich (in copertina) riproduce sul suolo la facciata di un edificio, e invita i visitatori a sdraiarsi sull’immagine per creare effetti spiazzanti sullo specchio posto a 45 gradi. Questa singolare opera invita ciascuno a specchiarsi per ritrovare una propria personale dimensione nel mondo ed è esemplificativa del libero arbitrio.

In definitiva l’incontro di formazione ha voluto dimostrare come l’arte sia da sempre stata una fonte di conoscenza, ispirazione ed elevazione dello Spirito e di arricchimento interiore proprio perché come afferma la celebre locuzione latina ars longa, vita brevis l’opera d’arte può rendere l’uomo immortale perché ne eterna i valori. Un plauso e un sentito ringraziamento all’Azione Cattolica della Parrocchia di Santa Maria del Sepolcro che ha consentito questo slancio in un cammino di condivisione con l’AC settore adulti di Pignola.