Pare che nel terzo millennio si combinino ancora matrimoni. E la notizia non arriva dall’India o dal Pakistan, ma dall’Italia, dalla Basilicata e dalla provincia di Matera. E i due promessi sono davvero singolari, poco conosciuti e non finiranno mai sulle copertine della cronaca ( per fortuna) ma solo al cospetto di coloro i quali parteciperanno il loro evento. I preparativi sono cominciati come ogni anno, la domenica successiva a quella di Pasqua e si sono concentrati sullo sposo. Un bel fustacchione alto, abbastanza solido, di buona famiglia scelto tra i più belli da una giuria che sin dalle prime luci dell’alba si è adoperata perché tutto avvenga secondo tradizione, senza lasciare nulla al caso e selezionando accuratamente anche i partecipanti del corteo nuziale. Per lei, bisognerà attendere la domenica successiva quando si sceglierà tra altrettante spose, tutte ansimanti al cospetto della medesimo gruppo di raffinati intenditori. E l’amore? Vi garantisco che non c’è cosa più romantica di un cerro che prende in sposa un agrifoglio dopo aver diviso la stessa foresta ignorandosi per lungo tempo. Direi che oggi, probabilmente, sono i matrimoni che funzionano di più e che al massimo possono sollevare qualche flebile obiezione, mentre si guarda la chioma di uno piuttosto che di un altro per individuare la coppia più adatta, smentita dall’esperienza dei saggi del paese che sanno molto bene come scegliere ed insegnare a farlo. E’ il rito arboreo tra i più conosciuti in Basilicata quello che si celebra ad Accettura e che ha ormai da tempo travalicato i confini regionale e nazionali attraendo numerosi turisti europei, rientrando tra le 47 feste (Lesfètesdu Soleil”, Celebrations of the mediterraneanregions), più belle che si celebrano nei paesi bagnati dal Mediterraneo. Il rinnovo di queste tradizioni rappresenta un momento di fiducia verso le risorse naturalistiche, antropologiche e socioeconomiche lucane, volano di una regione che soffre (e chissà ancora per quanto) la mancanza di una visione globale di ciò che può rappresentare per sé stessa e per il Paese. Se rimane il fatto che eventi di questo tipo rinsaldano i valori della tradizione locale tra coloro i quali mantengono viva la ripetizione trasferendola alle nuove generazioni, cosa mai superflua considerando la crisi sociale di questi tempi, è altrettanto vero che un salto di qualità di rende necessario senza attendere che si venga scelti da studiosi o osservatori nella costruzione di un itinerario. Forse perché scegliere è sempre più gratificante che essere scelti, a volte pure inconsapevolmente e chiedendosi il perché, e decidere è più appagante del far parte di una decisione, per quanto importante possa essere. E per fare questo è necessario mettere a sistema ciò che si possiede per inquadrarlo in un disegno molto più ampio che tenga conto non solo delle proprie potenzialità ma anche di quelle che vanno oltre la punta del naso. Un evento come quello del Maggio di Accettura non può rappresentare un attrattore di pochi giorni alla stregua delle numerose tradizioni che compongono lo scenario dei costumi e usi lucani. Così come non si può puntare sulle iniziative di recente istituzione come, ad esempio, il Ponte alla Luna di Sasso di Castalda o il Volo dell’Angelo tra Castelmezzano e Pietrapertosa per far funzionare un turismo che possiede ancora i connotati del “mordi e fuggi”. Rendiamo la nostra terra un attrattore unico con una vision di lungo periodo, convertiamo in attrazione la tradizione che ha la possibilità di rinnovarsi attraverso il racconto tramandato e la rappresentazione di ciò che racchiude in termini di risorsa sociale, gastronomica, agricola, religiosa, affidando alle iniziative di recente istituzione e di carattere strettamente ludico il ruolo di “antenna”. Le tradizioni possono nutrirsi di ulteriori conoscenze che provengono dalla modernità, possono trovare una collocazione che vada oltre i due–tre giorni dell’evento, relazionarsi con le altre ricchezze culturali e costituire un circuito talmente complesso da travalicare i confini regionali e spendersi durante gran parte dell’anno. Ricordiamoci che la nostra cultura come qualsiasi altra, può essere esportata per diventare fruibile sempre ed ovunque puntando a tutte quelle forme di promozione che non guardano solo alla fiera di turno dedicata ad un prodotto o ad un luogo, ma ad un territorio unico che renda giustizia e riempia concretamente la parola globalizzazione. Anche questo è un passaggio e forse anche Passaggio a Sud ci sta provando!