by rocco rosa
Da tempo si mormorava negli ambienti giudiziari che si stava preparando qualcosa di grosso, ma i provvedimenti emessi oggi sorprendono per la loro severità, soprattutto riguardo al sequestro degli impianti di Tecnoparco e di parte degli impianti del Centro Oli di Viggiano. Mettere i sigilli, sia pure parzialmente, ad una impianto dell’Eni ha del clamoroso e fa il paio solo con quello che è stato fatto con l’Ilva di Taranto, cioè si incomincia a toccare l’intoccabile e a mettere l’esigenza della verità davanti a tutto ed a tutti. Emerge da un lato una filiera tecnica che, con diversi gradi di responsabilità, ha caldeggiato , praticato o consentito lo smaltimento illecito dei fanghi, dall’altro un sottobosco istituzionale fatto di personaggi trovatisi a vivere qualcosa di più grande di loro e che non avrebbero, se le accuse verranno provate, esitato ad approfittarne. Ma emerge soprattutto l’incongruenza tra la severità applicata negli anni scorsi a quanti si permettevano di denunciare situazioni di illegittimità proprio riguardo alla vigilanza sull’attività delle compagnie petrolifere e la plateale presa d’atto che sì quelle stesse denunce forse erano mal poste, ma certamente non infondate. E che siano passati tanti anni non fa che aumentare il senso di disagio di una popolazione che ha vissuto male questi anni proprio perché avvertiva la sensazione che qualcuno giocasse sull’impunità, mostrando arroganza, menefreghismo, testardaggine nel succhiare fino in fondo i succhi dei pozzi. Oggi si dice pubblicamente che la festa è finita e che da ora non si può che rigare dritti. Lo dice la magistratura, ma a breve dovrà dirlo anche la politica, mettendo sotto esame le relazioni tra Istituzioni e compagnie , stringendo i bulloni allentati, e soprattutto facendo funzionare la rete dei controlli in maniera assolutamente intransigente , oggettiva e trasparente. A noi questo interessa: che la produzione petrolifera sia fatta sotto il controllo microscopico, occhiuto, antagonista se è il caso, delle Istituzioni e che tutto quanto c’è da fare per preservare da rischi la popolazione e l’ambiente venga fatto dalla a alla z. Tutto il resto, le persone, le decisioni, i comportamenti, le furbizie, le miserie ,le arroganze di chi si sentiva al di sopra di ogni giudizio e di ogni commento debbono essere archiviate come storie di uomini, ognuno con le proprie responsabilità , prima davanti ai giudici ,poi davanti alla propria coscienza o , se religioso, davanti a Dio. A noi interessa che su questo territorio, sporco di catrame, passi un’onda di acqua e sapone che riporti serenità nelle case e fiducia nelle Istituzioni. E’ ora di voltare pagina. Se ce lo dice la Magistratura, significa che la misura è colma..