E’ da prendere in seria considerazione la proposta fatta dall’ex assessore Pietro Campagna di annettere all’uso da parte del Comune di Potenza di quello che è stato sempre chiamato il “Palazzo degli Uffici Governativi”, quella imponente struttura nata per ospitare tutta l’Amministrazione statale dislocata in periferia, dall’Ufficio territoriale, al Catasto alla Ragioneria, all’Intendenza di finanza. Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda la vita pulsante di quell’enorme palazzo, che da un lato teneva l’ufficio telegrafico e dall’altro l’Avvocatura dello Stato. In mezzo un enorme corpaccione fatto come Dio comanda, che si stende su cinque piani e che aveva (adesso lo hanno chiuso), oltre all’ingresso principale sulla strada di sopra, anche un ingresso secondario, molto utile che apriva dalla parte sottostante gli uffici, direttamente nell’androne del palazzo dell’ex Genio Civile. Quel palazzo, semideserto, può essere riconsiderato per fini funzionali, non potendo immaginare che esso debba continuare a deperire, con grave danno per la struttura e per la città. Accorpare al centro tutti gli uffici comunali, e segnatamente quelli di Sant’Antonio La Macchia è un’idea che va valutata con carattere di priorità, perché da un lato rimetterebbe uffici essenziali nelle vicinanze di Piazza Sedile, città, dall’altro , riportando tutta l’amministrazione al centro, rimetterebbe in moto l’economia commerciale di Via Pretoria, che non può aspettare più ipotetici progetti di rilancio. La sola strategia possibile è, passo dopo passo, cercare di dare un motivo alle persone per salire al centro, riportando i veri attrattori quotidiani che erano gli uffici, le banche, le scuole, i partiti e le Istituzioni, ad esercitare la loro positiva influenza sulle dinamiche di vita di un capoluogo di regione. Parliamoci chiaro. Chi pensa oggi che l’economia possa riprendersi al punto da rimettere in moto la riconversione dei grandi contenitori (come sta avvenendo per l’ex scuola a via Mazzini ) è uno che non sta con i piedi per terra, per cui una sana politica di una attenta amministrazione deve scegliere tra il dare nuova vita a questi enormi scatoloni vuoti (penso anche alla scuola Torraca e alla palestra) oppure fare deperire definitivamente con un costo per la collettività. Qui si può vedere se c’è finalmente a Potenza quella nuova cultura urbanistica che punta al recupero dell’edilizia esistente anziché a far camminare le betoniere in altre direzioni di una città che continua a divaricarsi, a disarticolarsi e a imbruttirsi. R.R.