Nonostante la richiesta arrivi da molte parti, il segretario Letta non autorizza lo svolgimento dei congressi in Basilicata e già questo è indicativo della volontà di tenere sotto controllo la periferia , congelando le situazioni in attesa dell’elezione del nuovo segretario nazionale. Se c’era qualche dubbio sulla impostazione verticisitica che questo partito si è dato da qualche tempo, alla faccia di tutti quegli sproloqui che inneggiano enfaticamente  al nuovo protagonismo della base del partito, ebbene, anche questa situazione lucana vale come conferma del “sistema”. Una ennesima occasione persa! Poteva , un congresso regionale, fatto dopo gli scossoni registrati nel partito, rappresentare una occasione di rilancio dal basso, attraverso una discussione franca su quanto è avvenuto e la ricerca di un percorso comune di rinnovamento, e, invece, bisogna prima votare il nuovo segretario e magari sorbirsi l’ennesimo commissario in attesa che qualcuno autorizzi un giorno un congresso, forse con una maggioranza già in linea con Roma. In poche parole, la periferia non conta una mazza anche quando la realtà ci mette di fronte all’esigenza impellente di organizzarsi in vista di un ormai prossimo appuntamento elettorale regionale. Come dire che le alleanze le decide Roma e a seconda di chi vince si potrà andare in una direzione o nell’altra. Se non si abbatte questo tabù di una negata autonomia alla base del partito, non c’è speranza alcuna di recuperare quel consenso elettorale perduto. Di decisioni sballate, di scelte inconcludenti, di uomini di paglia messi a fare i proconsoli nelle periferie, di bocciature di personaggi di peso non in linea con gli accordi romani, ne abbiamo piene le scatole , e non sarebbe male se da Potenza o da Matera lo si facesse capire in modo franco e brusco. Negare un congresso adesso, significa negare la possibilità di far partire dal basso un movimento rinnovatore e unificante, ancorato ai temi della Basilicata e  capace  di costruire una prospettiva vincente per tutto il popolo di centrosinistra. Che nell’insieme è ancora maggioranza e che ,se non ci fossero i veti reciproci e gli ostracismi di marca Calendiana o Lettiana o Renziana, potrebbe agevolmente aspirare al ritorno alla guida di questa regione. E paradossalmente chi dei leader lucani oggi frena sul congresso e pensa di far fruttare il vecchio gioco delle relazioni romane , non ha la lucidità per capire che quella strada non porta da nessuna parte perché un nome portato da Roma , per come si sono messe le cose, è un nome che non va da nessuna parte, sia esso dei cinque stelle o di Italia Viva o del Pd. Qui, dopo questa esperienza della destra, c’è da ricreare il rapporto con la comunità regionale chiamandola a decidere in prima persona e soprattutto dimostrando con i fatti che si può cogliere la vitalità presente nei comuni, attraverso una selezione che parte dal basso, coinvolgendo Sindaci e società civile in una operazione di riscatto della Basilicata.   Rocco Rosa