Se è riuscita finora l’operazione verità condotta dalla Svimez con l’aiuto di alcuni giornali coraggiosi , sbattendo in faccia al Paese il dato che il Sud con la nascita delle Regioni e con il criterio della spesa storica è stato defraudato di qualcosa come 60 miliardi l’anno, non c’è segno di una volontà comune della classe politica meridionale a voler cambiare il corso delle cose. La frammentazione politica in primis, la perdita di alcune forze politiche della loro identità valoriale, la poca libertà dei parlamentari non scelti dalla base ma nominati dai partiti, l’incapacità dei Governatori ad assumere compiti che vadano al di là della gestione del territorio di competenza, sono tutti elementi che impediscono la messa a punto di una strategia vincente ed il tutto si sta esaurendo nella promessa di nuovi investimenti la cui realizzazione se va bene incomincerà tra qualche anno, quando forse sarà già tardi. Rendere immediatamente operativi i fondi straordinari che Bruxelles ha messo a disposizione , con la particolare raccomandazione di riequilibrare il Paese, richiederebbe che almeno le regioni meridionali si incontrassero per esaminarne i problemi che ne impediscono la pronta utilizzazione, dalla semplificazione delle procedure, all’accorpamento delle centrali d’acquisto,alla individuazione di opere prontamente cantierabili.  Servirebbe, questa unità istituzionale del Meridione anche ad un’altra operazione egualmente strategica:  accorpare le varie iniziative di sostegno al reddito , prese a livello nazionale e regionale, in un contributo aggiuntivo alla fiscalità di vantaggio che è stata prevista del decreto Agosto e che non appare capace di per sé di invertire la situazione degli investimenti produttivi Mettere insieme parte del reddito di cittadinanza, parte degli aiuti che a livello regionale si danno con il reddito di emergenza, parte  dei contributi per la ricerca di lavoro autonomo, parte di quello che può uscire dall’eliminazione di quota cento e irrobustire fortemente il canale della convenienza fiscale per le imprese, sarebbe non solo una operazione benedetta dall’Europa ma anche un modo per uscire con coraggio dal circuito dell’elemosina, dell’assistenzialismo fine a se stesso che alla fine spreca risorse e non porta al lavoro. La creazione delle aree ZES , già in forte ritardo sui tempi, sono chiaramente l’occasione storica per invertire la direzione di sviluppo del paese, a patto che si lavori da subito ad organizzare le aree secondo la logica moderna di aree ecologicamente attrezzate, non solo fornite dei servizi più moderni, ma in grado di affrontare e risolvere il grande tema dei rifiuti industriali che ha finito col travolgere il nord e fargli prendere la strada dello smaltimento affidato all’abusivismo, alla criminalità, quando non a leggi permissive e delittuose di spandimento dei fanghi in agricoltura. Il Sud ha spazi, aree industriali, risorse umane, convenienze allocative, preparazione scolastica e volontà di fare: ci vuole una strategia unitaria , un patto vero tra Governo e Regioni del Sud. E da fare subito, prima che il vento del Nord torni a soffiare impetuoso su un Paese, zittendo ancora una volta la flebile voce del Meridione. Ci può essere un diciotto agosto che riparta dalla Basilicata ? Rocco Rosa