Sette, cinque,due,uno. Le tappe di una riforma continua della sanità,che va avanti da almeno quindici anni, sono scandite da questi numeri che riguardano le ASL. Siamo passati da sette ad uno e questo è il numero finale che, si spera, possa mettere in sicurezza il sistema. Una sola ASL, e un solo ente ospedaliero che riunisce ed accorpa tutti i nosocomi piccoli e grandi della Basilicata.Avevamo auspicato questa scelta perchè  era un passaggio obbligato per mettere sotto controllo il sistema attraverso un processo di razionalizzazione delle procedure e di costruzione delle reti che rimane il vero punto di innovazione del settore.Le reti significa creare un percorso terapeutico che copre tutto il ciclo della cura, da quella territoriale a quella di eccellenza. Uno stesso approccio, un solo protocollo,stazioni diverse a seconda dello stato della malattia e del tipo di intervento che necessita. Per razionalizzare veramenete bisogna mettere insieme cose uguali e non mele con pere e quindi bene ha fatto questa Giunta a mettere insieme tutti gli ospedali, all’interno dei quali è possibile vedere come accorpare servizi, distribuire meglio le competenze, utilizzare meglio il personale, anche alla luce dell’applicazione della direttiVa europea sull’orario di lavoro e sulle pause da rispettare tra un turno ed un  altro. Questa cosa andava fatta già da tempo, ma oggi sono maturate le condizioni politiche per farle e ben venga dunque questa scelta, a patto che la si interpreti operativamente nel modo giusto , che non è quello di arrivare ad un nega ospedale che faccia tutto , ma ad un ospedale diffuso che faccia ognuno parte del tutto. Non è facile realizzare Tutto questo, perchè i primi a resistere sono proprio i medici i quali spesso, per non fare cinque chilometri in più, allarmano la cittadinanza su letali conseguenze di scelte di accorpamento. E’ una storia vecchia e che spero finisca con un sistema di pronto soccorso che , lavorando 24 ore al giorno, sia in grado di assicurare lìintervento emergenziale come meglio non si può.Detto questo, bisogna purtroppo ricordare che la vera via maestra per far funzionare la sanità è andare a scovare i medici migliori, quelli più preparati e avere il coraggio di premiare il merito e non l’apparteneza politica, e il ritorno elettorale. Se stringiamo la corda all’interno per poi pagare fiori di soldi alle altre regioni verso le quali ricorrono cittadini che non si fidano della sanità lucana, avremo fatto, si, un solo ospedale diffuso, ma un ospedale che non ispira la fiducia della gente. E dunque si vada avanti, meno coordinatori, meno primari,più concorsi meritocratici che mettano fine alla sequela dei figli dei figli. Vengano anche loro, ma se sono i più bravi.