Mi è capitato di rileggere una cosa che avevo scritto nel 2008, una cosa oggettivamente molto triste, scritta dopo la morte di un carissimo amico che non solo mi aveva lasciato un gran vuoto dentro che tutt’ora, ahimè, non si è colmato, ma che, sopratutto, per la prima volta nella mia vita, mi aveva posto davanti alla possibilità che essa, come quella di tutti, è sempre appesa ad un filo di possibilità. Me la ricordo quella sera, ero a Napoli, a casa, dalla mia finestra si vedeva il mare e l’isola di Nisida. Mi ricordo un mare grigio e un cielo scuro, magari sarà stata solo la suggestione del mio umore, ma ne ho un ricordo spiacevole. Ero seduto su una poltrona scomodissima di vimini, appena addomesticata con qualche cuscino, e guardavo fuori dalla finestra, pensavo al mio amico appena scomparso e, ad un tratto, mi colpì un pensiero consapevole: potrebbe succedere a me. E così la mia mente, a cui non manca davvero la capacità di immaginare e trascinarmi in sogni ad occhi aperti, partì e per quanto facessi sforzi per cercare di uscire da quei pensieri angosciosi mi portò a casa a vedere la mia morte. Guardai mia moglie, guardai i figli, i fratelli, gli amici. Curiosamente nel mio sogno i miei genitori non c’erano, una mancanza che non so spiegarmi. Adriano era piccolo con quei capelli scuri a spazzolino e quel ciuffo ribelle e quegli occhioni grandi, solitamente così meravigliosamente curiosi e sorridenti, pieni di lacrime e Marcello, il mio Marcello, muto, stretto alla Madre che mi pareva smarrita. Giulia un batuffolo poco consapevole in braccio a qualcuno che non saprei definire.
E poi in un continuo viaggio vorticoso nel tempo, immagini del futuro, mia moglie che cerca un lavoro, Marcello che cresce, Adriano e poi Giulia grande che va all’altare sotto braccio al fratello, poi flashback, Adriano che piange a scuola e Marcello triste per amore e, in tutto questo, la mia assenza fisica e il lento dissolvimento della mia presenza nella memoria. Ancora avanti nel tempo, i tre figli che parlano tra loro e Giulia che chiede ai due fratelli : –Ma Com’era Papà?– Adriano ha quasi uno sguardo interrogativo, poi borbotta –Alto-. Marcello continua dicendo –Era forte, si arrabbiava facilmente, gli piaceva abbracciarci. Magari non sarebbe stato così, magari chissà avrebbero detto di me cose belle e sognati, oppure peggiori, chi può dire come sarebbe stato in realtà, mi colpì ancora del sogno un altra cosa, Giulia che dice –Ma Papà ha lasciato detto qualcosa?– e Marcello risponde –Niente!-. Niente. Niente. Niente. Niente. Niente! Quel niente mi ha colpito come una bastonata fortissima che mi ha strappato, finalmente, dal sogno ad occhi aperti e mi sono ritrovato a scrivere sul mio computer una Lettera da Leggere in caso di Emergenza, non un testamento, certo qualche disposizione c’è, ma una lettera d’amore, una tentativo di lasciare ai miei figli il centro del centro del mio cuore, il condensato, quello che, un domani potesse essere utile a rispondere alla domanda: –Ma Papà ha lasciato detto qualcosa?-. Ecco, ieri sera, quasi casualmente, ho riletto quel condensato, pieno di considerazioni, di affetto, di amore per i miei figli, di dolore autentico, struggente, e guardandomi allo specchio mi sono detto –Sono ancora qui-. Sono ancora qui, non è troppo tardi per dire, per fare, non è troppo tardi per assaporare tutto ancora pienamente, non è troppo tardi per guardarli, toccarli, abbracciarli. Non è troppo tardi. Viviamo tutti i giorni in maniera distratta, sciatta, dando per scontate cose che scontate non sono, ci affanniamo dietro le difficoltà, il lavoro, i problemi. Rimandiamo a tempi migliori il godimento di cose semplici come una tenerezza, un abbraccio, una passeggiata, senza tener conto che, a volte, i tempi migliori sono oggi e la vita non aspetta. E’ per questo che ho deciso che non voglio più aspettare tempi migliori, non voglio avere più pazienza, voglio avere quello che posso ora e quello che potrò avere chissà, forse domani, da oggi in poi mi interesserà meno. Il mio treno è in corsa, vorrei che tutti ci salissero per condividere insieme ancora cose belle, amore, tenerezze, divertimento, gioia, so di avere ancora tanto da dare, ma se proprio qualcuno non potrà salire lascerò che aspetti un altro treno, il mio da oggi farà solo le fermate programmate.
Buon viaggio a chi ci sarà.
GIAMPIERO D’ECCLESIIS