Sulla nomina dei dirigenti generali , il Governatore Bardi ha fatto quello che nessun Governatore si è mai permesso di fare . Ha deliberatamente, preordinatamente, pregiudizialmente deciso di escludere le professionalità lucane, dirigendo le proprie preferenze su personale proveniente da fuori regione.Per un Presidente che è entrato promettendo un rilancio del merito negli incarichi, è la certificazione ( falsa) di una Basilicata che non dispone di professionalità eccellenti. Che poi altissime professionalità lucane ci siano in tutto il mondo, nelle sfere alte dell’amministrazione statale come nel management di grandi aziende italiane ed internazionale, e che Bardi non lo sappia, è soltanto derivante dal fatto che anche lui, il Presidente, ha sempre vissuto fuori della regione e che vive la Basilicata come un estraneo qualsiasi. Una tesi accreditata al riguardo è che il Presidente della regione, nominato dall’alto dei partiti e segnatamente da Berlusconi, non ha avuto, non ha e non vuole avere riferimenti locali ma solo nazionali e che, anche per l’alta dirigenza, si rivolge ai leader dei vari partiti, e segnatamente di quelli che hanno determinato la sua nomina. Lo dimostrerebbero due cose: la prima è che tra le decine di nomi arrivati non emergono meriti particolari, ma curricula mediocri ; e ,la seconda, che lo staff fiduciario è tutto napoletano, a riprova di una operazione politica che è stata predisposta, gestita e vissuta alla stregua di un commissariamento di un’altra regione. Non c’è da meravigliarsi se le probabilità che il presidente Bardi possa succedere a se stesso diminuiscono di giorno in giorno e che anche da parte delle forze politiche regionali di maggioranza si stia alzando un vero e proprio muro verso una presidenza eterodiretta e per niente collegata alla comunità regionale. A far parlare di queste due ultime nomine non congiurano particolari novità nel merito della scelta, ma solo un uso spericolato delle giustificazioni addotte nell’atto deliberativo di nomina e sul quale si è scagliato il principale sindacato dei dirigenti regionali, e cioè l’accertato mancato possesso dei requisiti richiesti da parte della dirigenza interna. Accertato come? Con un avviso, una comparazione di curricula, una procedura selettiva interna? No. Ad occhio! Ipse dixit. Un modo di procedere che è francamente offensivo oltre che illegittimo e che- dice la Direr – è un’ulteriore conferma di quanto sia scarsa la considerazione che quest’Amministrazione ha per il personale interno e per l’organizzazione delle strutture regionali, sottoposte a continui sbandamenti e ricalcoli del percorso di marcia. Finanche a fine legislatura. Un’assurdità! Dopo aver denunciato, a giusta ragione, gli azzardi amministrativi del poi dimissionario Bortolan in ordine alla richiesta avallata dall’Ufficio Risorse Umane di assumere tre dirigenti scelti a piacere tra le fila delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale, ci troviamo questa volta a stigmatizzare quanto siamo stati costretti a leggere nella delibera adottata martedì 7 novembre. In particolare, tra martedì 31 ottobre e lunedì 6 novembre è stata consumata, a ritmi forzati, una procedura finalizzata, in pratica, a dire che, visti i requisiti della persona che s’intendeva nominare, ne era stato verificato il mancato possesso in capo ai dirigenti regionali di ruolo e, pertanto, si procedeva a conferire l’incarico di direttore generale all’esterno. Proprio così! In barba alle regole e al buon senso, prima ancora che del diritto! Una procedura quantomeno singolare che, di fatto, spazza via dalla scena i dirigenti regionali per andare a pescare comodamente in un contesto del tutto diverso da quello regionale ovvero quello delle aziende sanitarie, ed i cui effetti vanno a sommarsi a quelli, già attenzionati dalla Corte dei Conti, per le nomine illegittime di altri direttori generali estranei ai ruoli della dirigenza regionale, sul presupposto della mancata preventiva verifica della esistenza di dirigenti interni idonei a ricoprire gli incarichi, come pure senza aver svolto la presupposta procedura selettiva. Concludiamo con una domanda: detto che i requisiti individuati non sono, a nostro avviso, conferenti con l’incarico di direttore generale della Sanità regionale, com’è stata condotta la verifica da parte dell’Ufficio Risorse Umane regionale? Siamo proprio sicuri che tra le fila dei dirigenti regionali non vi sia chi quei requisiti, sia pur inconferenti, li possiede?
UNA LEGISLATURA COMMISSARIATA, NEL SILENZIO COMPLICE DEL CENTRODESTRA
