Sulla vicenda della spa per le politiche industriali si è sperimentato il punto più basso della politica regionale, nel quale molti sono riusciti a dare il peggio di sé e tutti in funzione di obiettivi che poco o nulla avevano a che fare col merito. Ed è tanta la strumentalizzazione della vicenda per altri fini  dentro e fuori la maggioranza che molti aspettano con ansia un incidente di percorso nell’approvazione di quella legge per riprendere le manovre dal punto in cui sono state sospese. Senza voler entrare nel merito, la diversificazione politica nasce da due questioni che meritano di essere esplicitate. La prima è che chi tocca i fili di Matera muore. Già questi fili sono risultati scoperti sulla sanità e sull’ospedale di matera. Poi è intervenuta la campagna elettorale nella città dei sassi tutta improntata sul campanile, sulla prepotenza  dei potentini, sulla emarginazione del secondo capoluogo di regione, sull’isolamento ferroviario, sulla preferenza per il dialogo con la Puglia. In questa atmosfera di divisione e di contrapposizione sociale, la legge è stata vista come la goccia che fa traboccare il vaso ed è stata colta al balzo per montare una guerra totale nella quale dovevano chiudersi alcuni conti anche di tipo personale, fra consiglieri di maggioranza  e con l’opposizione pronta sfruttare la situazione.  Così stanno le cose, e voler parlare dello specifico casus belli è solo un modo di non affrontare la realtà. E che cioè , per quello che è successo nei decenni passati, per come si è alimentata la contesa territoriale, per come è tracimata la propaganda campanilistica, per come si sono diversificati gli interessi economici e le prospettive, Potenza e Matera per convivere debbono essere considerate dalla politica regionale come Trento e Bolzano, due realtà autonome e parallele  che si rispettano semplicemente ognuno ignorando l’altro. Costituzionalmente non è possibile, ma politicamente è quello che tocca fare, almeno fino a quando non lieviterà una diversa mentalità da parte delle giovani generazioni.  E se a questo si aggiunge che una maggioranza , già incollata con lo sputo, con partiti che si scannano per chi deve fare il capo condomino, con consiglieri che si guardano intorno per vedere dove si fa carriera più facilmente, deve anche mettere in conto il difficile equilibrio territoriale tra province, e l’insanabile contrapposizione esistente, è evidente che il futuro è nero e che Bardi deve imparare a camminare sulle uova, almeno fino a quando non prende la strada di Roma. Se tanto dà tanto, di rivendicazione in rivendicazione , il prossimo presidente o è materano , oppure Matera si trasferisce in Puglia.  Ed è questo che può spiegare certe manovre di assestamento che sono anche di posizionamento. Rocco Rosa