Non si può capire il senso di un suggerimento se non si è veramente “dentro” una situazione sociale per molti versi incredibile: una povertà diffusa nell’aria e che come l’aria è entrata in molte case, salve quelle chiuse ermeticamente e dotate di condizionatore. E’ entrata anche in quelle case dove un tempo c’era serenità economica e che ora, con i figli grandi e disoccupati, con i nonni che non ci sono più a dare una mano, vivono di un solo stipendio per tre, quattro persone. E vivono nascondendo la loro povertà, privandosi in silenzio di cose essenziale, non cambiando un vestito da dieci anni e prendendo solo quelle medicine che sono indispensabili ai figli . Vivere una vita in parrocchia ( io ci vivo per interposta persona) significa entrare nella carne viva della povertà, perché è solo lì che una mamma trova il coraggio di parlare, di alleggerire il proprio fardello, di rappresentare una situazione drammatica di cui non intravede l’uscita. E quando la Caritas, le parrocchie si mobilitano esce fuori l’anima lucana, fatta di solidarietà, di mani silenziosi che si ergono a sorreggere, di uomini e donne con la pettorina di riconoscimento davanti ai supermercati, davanti alle farmacie, a fianco di altri dalla faccia nera che tendono la mano. Di fronte a queste cose, che sono chiuse anche in un volumetto fatto recapitare al Dipartimento Sicurezza sociale e che conclude una ricerca commissionata ben 6 anni fa, la domanda è : c’è un Pertini che cammina tra le macerie e scuote il Paese, la sua classe dirigente interpretando un grido di dolore che sale da una situazione post guerra o post terremoto? Se ci fosse dovrebbe dare segnali precisi in direzione di una spending review che vada a colpire tutto quello che non è essenziale, a cominciare dai tanti istituti di partecipazione, comitati, Garanti, Difensori, per finire agli enti che continuano a proliferare senza alcuna missione specifica, agli enti soppressi e che continuano a mantenere gli incaricati alla soppressione, ai dirigenti che dirigono solo se stessi, e via di questo passo. Servire la comunità regionale, interpretare la partecipazione, dare rappresentanza agli istituti di democrazia sarebbe bello lo stesso, anche senza soldi, come senza soldi, operano quei medici che hanno costituito un ambulatorio in una parrocchia, quegli insegnanti che fanno doposcuola gratis in un’altra, quei genitori che si mettono insieme per il “dopo di noi”. Ecco,si assuma una iniziativa straordinaria che dia il segnale forte di una classe politica posta in sintonia con la società che rappresenta in questo momento storico, con le sue difficoltà, i puoi problemi, le sue nuvole nere che stanno bruciando pure le ultime speranze.