La modifica l’aveva introdotto Gentiloni, ma poi la riserva del 34 per cento dei finanziamenti ordinari e straordinari al Sud è rimasta sulla carta fino a quando la battaglia della Lezzi e quella di Boccia non hanno prodotto il miracolo di una opzione nel bilancio pubblico , che, in poche parole significa , prima di dire come dobbiamo spendere i soldi facciamo il riparto tra le aree del Paese in base alla popolazione . E’ una rivoluzione che, raccoglie il canto nel deserto della Svimez e mette un fermo alla scivolata prodotta dall’egoismo delle regioni ricche, che finalmente vengono sbugiardate su tutto: sui soldi rubati al Sud, sulle banche sottratte al Sud con l’inganno, sui servizi superflui al Nord e ,infine, sulla corruzione e sulla coesistenza c on le mafie. Insomma una fotografia montata su quella reale che oggi, piano piano viene fuori. Questo riequilibrio finanziario non è un regalo, è una ridistribuzione oggettiva che mette in primo piano la responsabilità di chi governa i territori del Sud. Una cosa è avere promesse mai coperte da soldi eri nel bilancio, altro è avere soldi veri che rimangono non spesi. Questo significa che mentre per i servizi ai cittadini le Regioni debbono predisporre i piani decennali di sviluppo, per la infrastrutture le stesse debbono mettersi d’accordo per scegliere insieme e privilegiare quelli che hanno l’interesse generale. Siamo preparati per fare questo? I fatti dicono di no. Non abbiamo una vera relazione programmatica di legislatura, non abbiamo un piano strategico, non abbiamo un piano industriali, non abbiamo chare le priorità da dare alle infrastrutture regionali dove si confligge, senza trovare una soluzione, tra la saurina, la superstrada Matera- Ferrandina, la Potenza Melfi e ,adesso la Potenza Bari. Pur capendo le difficoltà che un uomo non avvezzo alla politica e proveniente da fuori regione trova nel farsi una idea esatta delle cose che servono,non mi sembra che la squadra sia sufficientemente adatta a costruire il meglio. C’è bisogno di professionalità diverse ed esterne, economisti e pianificatori, che preparino la strategia di sviluppo della regione, settore per settore. Senza di questi aiuti indispensabili, si procederà nel buio con la lampada al petrolio, unico punto di riferimento che non serve ad illuminare il cammino. Rocco Rosa