di ROCCO PESARINI

 

 

Un contest musicale che stiamo organizzato al Parco Baden Powell, insieme alla Cooperativa Venere e all’associazione L.E.A.L.I. di Renato Pezzano, mi ha posto davanti ad un’amara constatazione: a Potenza non ci sono più, o quasi più, band di ragazzi che suonano.

Qualcuno storcerà immediatamente il naso, ricordando la presenza del Conservatorio che diploma giovani musicisti ogni anno (non conosco però i numeri). Qualcun altro si indignerà a questa osservazione, evidenziando che invece, a suo dire, in città, anche nei locali, si suona molto dal vivo.

Suonano i duo in acustico, magari composti da vecchi come me” sentenzia proprio Renato dopo aver ascoltato la mia riflessione.

Oggi i ragazzi non suonano più” rincara la dose, trovandomi perfettamente d’accordo.

E son d’accordo non in nome di presunti o pseudo disfattismi o allarmismi.

Son d’accordo perché non è il primo contest che organizzo: nei primi anni Duemila, organizzavo un altro contest (il MiniMusicMarket con l’associazione CulturAlia) ed era letteralmente un “macello” di gruppi o singoli ragazzi che si iscrivevano, si proponevano e si esibivano. Magari non tutti raggiungevano buoni livelli di tecnica o di impatto live ma (cazzo!) quanti ce n’erano!

Oggi invece, sarà per l’avvento dei pc e degli smartphone, sarà per l’esplosione della musica fatta in casa, rimane tristemente nitida l’impressione che siano sempre meno i ragazzi che inizino a strimpellare prima e suonare poi, prima in una stanzetta, poi in un garage e poi, infine, in un qualche locale disponibile o contest musicale, coverizzando canzoni di altri o provando (onore al coraggio) a comporre musica propria.

Pure io strimpellavo all’epoca… poi, grazie al Dio della Musica, ho appeso la chitarra al chiodo prima di gettarla proprio e mi son limitato ad organizzare per altri… ma che fermento musicale che si avvertiva in giro!

Non so di chi possa essere la colpa, se dei talent show o della già citata tecnologia o, piuttosto, perché semplicemente deve andare così. Non lo so. Qualcuno potrebbe anche evidenziare che questa “stagnazione” denunci un chiaro inaridimento culturale della città (e di tutte le città in genere) al motto “Che suono a fare che tanto suonano sempre gli stessi”. Ripeto, non lo so e, soprattutto, non so se e come se ne esce.

Ma se conoscete o vedete dei ragazzi che si annoiano, provate a ricordargli che metter su una piccola band è e rimarrà per sempre una delle cose più sfiziose che si possano fare in gioventù (o rifare nell’età matura… chissà che pure io non ricompri una chitarra con la disperazione di quel Dio della Musica di cui sopra).