IL DIBATTITO SUL FUTURO DELL’ATENEO DI BASILICATA
PIETRO SIMONETTI
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Durante la cerimonia, molto rituale del quarantesimo della fondazione, il Rettore dell’ Unibas, al netto dell’intervento del Presidente della Repubblica e di quello del rappresentante degli studenti, ha detto che è in atto una” riflessione sulla situazione dell’Ateneo affinchè resti un presidio di sviluppo della Basilicata .
L’Ateneo ha perso negli ultimi anni molti iscritti, attualmente ne registra 6000.
Secondo una recente ricerca nazionale di “Talens Venture”, entro il 2040, la Basilicata perderà , per la deriva demografica, il 33% della popolazione relativa ai 18-21 anni. Occorre ricordare che buona parte degli studenti sono fuori corso. L’organico dei professori, ricercatori, amministrativi si attesta sulle 800 unità.
Il patrimonio immobiliare è vasto,circa 22 fra immobili e terreni.
Tanti siti sono inutilizzati : persino un rudere, a fianco dell’inutilizzato plesso nell’area di Rossellino, prima ingegneria poi Centro di alta formazione, è divorato dall’edera e dal tempo.
Anche le prime serre istallate a Francioso, che dovevano essere sostituite da un centro servizi (regolarmente finanziato), è preda della ruggine e ricovero di qualche gatto senza padrone.
Lo stesso finanziamento di una struttura per accoglienza studenti in via Cavour non è stato utilizzato.
La spesa annuale, integrata da cospicui fondi regionali è passata dai 56 milioni del del 2019 agli attuali 81.
Non tutti i posti del corso di laurea in medicina sono stati coperti e già si vedono richieste di passaggio ad altre Universita’.
Crescono le Universita’ limitrofe, a partire da Salerno che fu decentrata a Fisciano con quella stessa legge, la 219 del 1981, che istituti l’Ateneo Lucano, su forte richiesta di Cgil-CISl-UIl che lottarono per l’inserimento della norma nel Decreto legge, poi convertito dalle Camere.
La situazione demografica ovviamente incide, come pure la mancanza di una propulsiva politica di offerta formativa, pre e post laurea, per richiamare anche utenza dalle regioni limitrofe e dal bacino del mediterraneo, come fanno gli altri Atenei con appositi accordi.
Nessuna iniziativa e’ in corso per programmare interventi di formazione anche continua per il comparto dei pubblici dipendenti e l’alfabetizzazione dei 70.OOO giovani e adulti che dichiarano di essere disoccupati, iscritti ai Centri per l’impiego e in possesso di licenza elementare o media, molti dei quali con qualifiche generiche.
Si tratta di una vasta platea che andrebbe coinvolta in uno strategico intervento culturale e formativo.
Completamente ignorata è poi l’offerta formativa per i giovani lucani all’estero compresa quella a distanza per la lingua italiana, nonostante un accordo con l’Universita della Colombia che nel 2009 metteva a disposizione la sua piattaforma informatica.
Si tratta di un vero letargo del gruppo dirigente dell’Ateneo che non ama agire ed osare sul terreno della innovazione.
Eppure il terreno è largo: abbiamo settori e attivita’ produttive in via di ristrutturazione. L’ agro alimentare e’ in forte sviluppo,lo stesso vale per l’attività di ristrutturazione del manifatturiero, automotive in testa.
Il comparto energetico offre interessanti occasioni di ricerca e studio così come la tutela ambientale. Nè si comprende per quale ragione la Facoltà di Agraria non predisponga i piani annuali di forestazione e di manutenzione interrompendo la pratica dannosa degli interventi fotocopia degli ultimi dieci anni.
Nel 1998 la Regione (Giunta Di Nardo) chiese all’Eni di allocare in Basilicata una sezione della Fondazione Mattei per formare alcune migliaia di studenti di Paesi esteri reclutati dalla multinazionale. La struttura di Viggiano frequenta l’oblio in Val d’Agri senza alcuna attuazione di quanto concordato a suo tempo. Gli stessi investimentiEni,in particolare nel settore strategico dei polimeri e derivanti,vengono effettuati in Lombardia,Emilia Romagna ed in altri siti.
Da noi si ragiona delle royalties e sui bonus.
A quarantadue anni dalla conquista della legge 219 con la dura vertenza e la manifestazione di Roma, e la trattativa di marzo a Palazzo Chigi per ottenere l’istituzione dell’Ateneo, occorre non solo riflettere ma agire, con progetti e programmi,per salvare la struttura ed il resto. Nel 1981 si fece presto, ora solo pigrizia e ritardi.
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