Era stata chiesta una riunione straordinaria del Consiglio per capire quale strategia l’Esecutivo avesse messo in atto per affrontare i due temi che sono di assoluta emergenza e cioè la svolta energetica ed il caro bollette,ma alla prova dei fatti  si è riscontrato che un vero e proprio piano di azione non c’è e che anzi varie e discordanti sono le posizioni non solo tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza. Né ha contribuito a migliorare uno sforzo di sintesi il fatto che nello stesso rapporto con le compagnie petrolifere per il gas, c’è chi ha guardato alla risorsa come qualcosa da monetizzare per avviare un fondo di sviluppo, c’è chi ha guardato ad una risorsa da spartire tra residenti, c’è chi ha proposto l’uno e l’altro, tanto per non sbagliare. Così’ che si è usciti dall’aula , con una riunione diventata subito interlocutoria per l’assenza del presidente Bardi, una sorta di sfogatoio autorizzato per arginale proteste e polemiche, con un mare di interventi fatto rientrare in un ordine del giorno finale, dove accanto a cose nuove da mettere a fuoco , comunità energetiche, energia alternativa in agricoltura e nella zootecnia, rientra anche l’energia da rifiuti  che in parole povere significa più rifiuti da autorizzare ai due inceneritori presenti in regione. Alla faccia della transizione! Si ha tutta l’impressione che  l’emergenza bollette si presti a diventare il cavallo di Troia per il rientro delle peggiori pratiche in termini di inquinamento e di sfruttamento affaristico da parte di una certa imprenditoria che in Basilicata ha allignato e che sembrava dovesse uscire di scena o almeno cambiare pelle. Fortuna che almeno su una cosa la maggioranza si è trovata concorde e cioè nel precisare che il fotovoltaico da incrementare deve essere installato sui tetti e non su terreno green per non togliere suolo alle attività economiche, di carattere agricolo o di stampo industriale. Per il resto, tante idee ma nessun piano operativo su che cosa fare, quali incentivi mettere a punto, come allertare gli enti sub regionali per promuovere fonti energetiche alternative nelle aree industriali, come regolamentare i nuovi interventi nell’eolico salvaguardando il paesaggio nelle parti più pregiate, come aiutare gli agricoltori e gli allevatori a realizzare in poco tempo le nuove fonti energetiche. E  la scelta più politica e più esplicativa della capacità di governo: creare o no un fondo di sviluppo vendendo ora e subito le riserve di gas in un contratto polennale le cui entrate dovrebbero investirsi nelle rinnovabili?  E in questa riserva di gas, c’è l’aumento della quota riservata ai lucani da  strappare a Eni e Governo in un appendice della trattativa? C’è un lavoraccio da fare, ma le priorità di questa maggioranza sono altre e riguardano la torta di potere da spartire. Il resto può aspettare. Rocco Rosa