Ci sono tante cose buone fatte per l’economia lucana riguardo all’industrializzazione in quest’ultimi anni ma c’è una filosofia politico sindacale che è dura a morire e cioè quella secondo cui , per recuperare il lavoro in una fabbrica, non c’è niente di meglio o di alternativo al fatto che bisogna passare per un nuovo investimento in loco , con grande gioia di avventurieri ed affarisiti pronti ad acchiappare i soldi pubblici, con una idea progettuale che sul piano dell’interesse pubblico è sempre strabiliante e promettente, ma che , quando arriva a quello fattuale, diventa quasi sempre il prologo di un fallimento annunciato. E, così , il giro riprende: nuovi soldi, una nuova idea, tre quattro anni di lavoro, gli ultimi mesi non pagati agli operai e via con le procedure fallimentari nelle quali anche qualche curatore si ritaglia il proprio interesse. E’ previsto il recupero dell’investimento non andato a termine, ma una società fallita notoriamente non ha nulla da temere: morta una ditta se ne fa un’altra, magari con un prestanome. Perchè avviene questo? Perchè le proposte non hanno il vaglio serio della bancabilità e c’è uno spazio operativo di tipo discrezionale che alle volte si fa marcato e condizionante nell’esame dei progetti dei progetti, la formulazione di graduatorie, l’analisi delle proposte, che molto spesso non vengono valutate per quello che di negativo hanno come effetto a distanza. Questo è accaduto per l’autorizzazione, nel passato, agli impianti eolici senza la polizza fidejussoria per la rimozione dei pali ( a proposito, quanti sono gli impianti il cui smaltimento non è coperto da polizza?), oppure, di recente, l’ammissione al Pia di una pratica che è impregnata di conflitto di interesse per una azienda che subito dopo viene venduta, oppure il caso Mithen, un caso esemplare che richiama il decennio della industrializzazione del dopo sisma con avventurieri di ogni tipo che venivano non per fare impresa ma per fare soldi. La Mithen, per chi non lo sapesse, ha avuto contributi per 18.110.000,00 a fronte di un programma suddiviso in industrializzazione e programma industriale precompetitivo ( Decreto del Ministero Delle Attività Produttive numero 152200 del 30/11/2004) . E’ fallita miseramente lasciando un terreno contaminato e i dipendenti a terra. Adesso , in nome di una vecchia filosofia politico sindacale secondo cui per mantenere gli operai dobbiamo inventarci intorno una fabbrica comunque, si è fatta avanti una società che , sempre dal PIA, ha ottenuto 5,milioni e passa.L’investimento della greenswitch prevede l’acquisizione di attivi direttamente connessi con lo stabilimento ex Mythen nell’area industriale Val Basento – Ferrandina (MT), ed il ripristino attraverso interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per il riavviamento dell’impianto, delle linee elettriche, delle utilities; l’acquisto di un impianto di cogenerazione; interventi di riduzione dei consumi idrici ed energetici e di riduzione dell’inquinamento. Ma quello che che appare macroscopico è l’aver ignorato che l’area ex-Mythen rientra nell’area Sin Val Basento che è interessata tra i vari interventi in quello identficato con codice CBMT106 di 10,8 Meuro, completamento messa in sicurezza e bonifica acqua di falde delle sole aree di competenza pubblica, l’intervento rientra nell’APQ rafforzato del 19/6/13 e che trova parziale ristoro nella delibera Cipe 87/2012 e per un totale di 46.768.703,01 di cui 23.473.521,03 destinati alla bonifca del SIN “area industriale della Val Basento” e la rimanente somma al SIN di “Tito. Leggendo tra le righe però c’è scritto che l’intervento statale è solo per i suoli pubblici. Forse né i richiedenti, né i concedenti avevano presente questo particolare.
IL VECCHIO VIZIO DI FINANZIARE LE AVVENTURE INDUSTRIALI
