Nella storia del sindacalismo lucano c’è posto in  prima fila per Vito Gatta operaio e testimone di una industrializzazione senza cervello. Il posto in prima fila se lo è guadagnata in centinaia di manifestazioni, suonando la tromba che apriva i cortei di protesta, a Potenza, come a Tito, Balvano, come a Roma. Non mancare ad una manifestazione per lui sarebbe stato un tradimento ed era così diventato di casa che Bruno Trentin e Luciano Lama lo avevano voluto conoscere personalmente. La sua tromba ha rappresentato la protesta per quella che è stata definita la stagione dell’industrializzazione da rapina, con imprenditori o pseudo tali che arrivavano per prendere i soldi dei finanziamenti al Sud e mettere su una parvenza di attività, che dopo mesi o al massimo alcuni anni era inevitabilmente senza mercato e senza prospettive.

Vito ha raggiunto gli anni per andare in pensione dopo una lunga storia di assunzioni e licenziamenti prodotti dalla chiusura della Liquichimica meridionale, alcuni mesi nella fabbrica fasulla imposta da Sindona a Colombo negli anni sessanta, destinata al Cile, per la presenza di fosforite, che Allende non volle. Poi per Vito venne l’esperienza dell’Abl di Balvano, ora anche svuotata degli impianti, e riallocata a capannone vuoto .Vito assieme, ad altri 220 persone, dovevano produrre musicassette: Naturalmente  l’esperienza non durò molto e finì con la consueta bancarotta e relative condanne. Particolare importante, le macchine di produzione tornarono in Svizzera ai produttori con il sigillo del curatore fallimentare, cosa che è accaduta molte volte e accade ancora per gli oltre 30 fallimenti nelle aziende ex articolo 32/legge dopo sisma del 198O.

Vito, ed altri 1280 lavoratori hanno campato delle esigue indennità assicurate dalla Cassa integrazione e dagli ammortizzatori sociali fino alla stabilizzazione, dopo i lavori socialmente utili, nei Comuni e negli Enti. 

Ora la pensione. Ho chiesto a Vito:la tromba? Ha detto:al prossimo corteo

pietro simonetti