Se si fanno le cose per bene, l’agricoltura lucana può rappresentare uno sbocco occupazionale non indifferente per una serie di motivi , molti dei quali riconducibili ad uno scarso ricambio generazionale che ne frena l’innovazione e la conseguente crescita. Pesa sopratutto in questo settore la scarsa capacità di andare oltre la produzione, esplorando quei campi che danno il maggior valore aggiunto e cioè la trasformazione e la commercializzazione.C’è adesso una occasione per cambiare le cose ed è il cosiddetto collegato agricolo alla legge di stabilità che agevola la costituzione di società miste (anziano e under 40) per una operazione morbida di affiancamento e di rigenerazione imprenditoriale. Sul ricambio generazionale operano anche istituti di credito per la parte che riguarda il capitale, cioè l’acquisto a tassi agevolati del suolo. Adesso si interviene sulla gestione e sopratutto sull’affiancamento ad un modo nuovo di fare impresa. La partita però si gioca proprio sulla qualità dell’affiancamento che deve essere proiettato nell’esplorazione delle possibilità di fare business innovativo dei prodotti agricoli, attraverso la creazione di reti, l’incentivazione di attività di trasformazione, la creazione di aziende specializzate nella vendita ecommerce, la predisposizione di un efficace brand collettivo, capace di lanciare alla grande il made in lucania. Insomma da una accorta politica di ringiovanimento del settore potrebbero, dice la CIA, uscire qualcosa come 2500 posti nuovi di lavoro, anche perché, contrariamente al passato, quando i giovani fuggivano dalle terre, molti stanno capendo che non essendoci più la zappa da prendere in mano , tutto sommato il lavoro agricolo non è più da disprezzare.
