Vincenzino Sarno: l’ex bambino-prodigio da 120 milioni, calciatore del Catania ed ex del Potenza.

di Vittorio Basentini

Leggendo le convocazioni dei calciatori del Catania per la partita del Viviani ricordiamo il nome di Sarno.

Sì, Vincenzo Sarno ex del Potenza del Presidente Rosario Pellegrino di Salerno-stagione calcistica 2008-2009-, 22 presenze ed una rete nel Potenza della Lega Pro dei sette stranieri e dei cinque allenatori alternati sulla panchina (Chierico, Gautieri, Arleo, Catalano e De Stefano), che si classificò al 18° posto del girone B, per poi essere ripescato l’anno seguente per adeguamento organici.

Non tutti ricordano, però, la storia del ragazzino Vincenzo Sarno.

Erano, infatti,  gli ultimi giorni di gennaio del 1999 quando il suo trasferimento al Torino, a soli 10 anni, divenne un caso nazionale.

Vent’anni fa le prime pagine dei quotidiani nazionali furono dedicate tutte a lui, grande colpo da 120 milioni (all’epoca erano di lire) che fece discutere l’Italia intera e interrogò qualche coscienza.

Vincenzo Sarno oggi è un giocatore del Catania calcio, Lega Pro- girone C.

Ebbene sì, si tratta proprio di “quel” Vincenzino Sarno, il bambino prodigio dell’anno 1999, il giorno esatto era il 28 gennaio  quando venne acquistato dal Torino per una cifra spropositata visti i suoi 10 anni e un futuro ancora impossibile da tracciare: 120 milioni di lire.

Napoletano, mancino, lo chiamavano “il piccolo Maradona”, nel quartiere di Secondigliano in cui è cresciuto.

Giusto perché a 10 anni è bene non caricare i bambini di eccessive pressioni.

A Secondigliano, quartiere popolare di Napoli, però diventa presto un idolo: lì dove tutti i ragazzi sognano un futuro da calciatore per sfuggire a una difficile realtà, lui rappresenta la speranza di chi cerca una rivincita nei confronti della vita, aggrappandosi a un dono, quello di saper giocare a calcio.

Vincenzino gioca come nessun altro alla sua età. Tanto bene da indurre il Torino a scommettere su di lui, presentandosi alla famiglia con il famoso assegno da 120 milioni che al papà Ernesto, disoccupato, una moglie e 5 figli da mantenere, cambiano letteralmente la vita.

Ovviamente, non potendo mettere sotto contratto un bambino di quella età, la cifra è un “omaggio” per la famiglia, per assicurarsi il tesseramento al compimento dei 14 anni.

La classica offerta che non si può rifiutare e infatti papà Ernesto si guarda bene dal rispedirla al mittente.

Tutto iniziò a seguito di un torneo di Natale riservato alle giovanili al quale partecipa anche la Scuola Calcio “Gaetano Scirea”, dove Vincenzo gioca negli esordienti: numeri da fenomeno, la folla che lo indica, vittoria del “Pallone d’oro” del torneo e dal giorno dopo la fila davanti a casa Sarno: Napoli, Parma, Empoli, persino il Coventry.

Alla fine l’offerta del Torino è la migliore, preferito anche al Napoli, di cui papà Ernesto è tifosissimo, perché il figlio più grande, Antonio, non è stato trattato molto bene a Soccavo e quindi decide che Vincenzo debba andare altrove.

Infatti, con Vincenzo e Antonio, trasferirà tutta la famiglia a Torino, dove gli è stato promesso anche un posto di lavoro.

Sono le regole del gioco, fa tutto parte dello show: devi accettare che il calcio possa stravolgerti la vita, sperando te ne restituisca una migliore.

E il bambino? Chi ci pensa al bambino?

Già: qualcuno gli ha chiesto cosa desidera davvero? Lui ovviamente sogna sul serio di diventare un calciatore: è juventino, il suo idolo è Del Piero.

Non può che sembrargli tutto una favola.

Ma in quinta elementare puoi veramente sapere quale sia il tuo sogno? Sono le domande che spaccano l’Italia per qualche giorno, quando la notizia apre tutti i telegiornali, che si fiondano a Napoli per riprendere il piccolo Vincenzo mentre palleggia, destro e sinistro, destro e sinistro, che il ragazzino è già ambidestro e il mister lo potrà schierare indifferentemente su entrambe le fasce.

Ma il vortice in cui è finito ha appena iniziato a risucchiarlo.

Le tv, nazionali e locali, se lo contendono, Bruno Vespa lo invita a “Porta a Porta” dove lo fa palleggiare con Mancini e Batistuta, e poi gli chiede in quale squadra sogni di giocare. Lui, con il cappellino del Torino calato sugli occhi e la tuta granata addosso, risponde sereno: “Nella Juve”. Risate del pubblico.

L’innocenza dei bambini. Lo vedono tutti che è solo un bambino.

Durò poco, pochissimo, a Torino. Dopo un mese andò via perché piangeva tutte le notti, chiamò il padre dicendogli di andarlo a prendere perché non riusciva a stare lì.

Torna a Napoli, giusto il tempo di convincersi a riprovarci: stavolta è la Roma a opzionarlo e a portarlo nel proprio settore giovanile, categoria Giovanissimi Nazionali, e nel 2002, a 14 anni, si rifanno le valigie.

Quando si tratta di spiccare il grande salto, a un passo dalla Primavera, non arriva la conferma e inizia il giro d’Italia nelle serie minori.

A 19 anni è titolare della nazionale under 20 di Serie C ma finisce ai margini nella sua squadra, la Sangiovannese, con cui ha esordito ancora minorenne nel calcio professionistico, quindi Giulianova, Potenza, Pro Patria, Virtus Lanciano, Virtus Entella, Brescia e Reggina in Serie B,  Foggia, e quest’anno Catania.

Passano le squadre, passano anche gli anni: nel calcio moderno il suo metro e 67 unito al buon sinistro ne fanno un’ala destra “col piede invertito, con cui disegna tagli per i compagni ma segna pochi gol.

Lo vedremo oggi pomeriggio al Viviani da ex del Potenza.

Il suo sogno: giocare in serie A.

E chissà che il sogno tra qualche anno possa avverarsi con il Potenza…….

Tutto può succedere.