DI LEONARDO PISANI
Vito Lorusso avrebbe compiuto 100 anni in questo 2023, ma è morto a soli 22 anni in una terra lontana solo perchè era un militare italiano. Vito Lorusso era un giovane, uno di quei tanti giovani italiani, lucani, aviglianesi, chiamato sotto le armi a combattere per un Regno d’Italia alleato con i nazisti, ma certamente non era stata una sua scelta e neanche di un fratello che pure morì in guerra, Ma la vicenda di Lito Lorusso è ancora più tragica poichè mori dopo essere stato torturato e buttato in una foiba a Cava Cise vicino Montona ora in Croazia. Lontano dalla sua Avigliano, La sua memoria è stata sepolta, infatti neanche la famiglia ha saputo come morì: dissero solo caduto in guerra. La sua storia la ho riscoperta per caso, mentre stavo ricercando alcune fonti sulle foibe. Era il 2015, io stesso ne fui sorpreso, mai sentito nulla, neanche un accenno: si era persa la memoria anche nella sua Avigliano. Anzi oblio: Vito Lorusso era uno sconosciuto, pochi parenti vivi e nessuno lo ricordava se non per sentito dire. Ripropongo questo mio articolo di due anni fa che nel centenario della morte di un giovane lucano ritorna ad essere attuale e ringrazio di nuovo il sindaco di Avigliano Giuseppe Mecca che due anni fa ricordò questo nostro concittadino – ringraziando anche il sottoscritto della ricerca e di aver riportato alla luce questa tragedia; comportamento di estrema correttezza alquanto raro in Basilicata – che si trovò in una guerra sbagliata e nel posto sbagliato: ucciso solo perchè aveva una divisa di diverso coloro. La Guerra non è un gioco purtroppo, in guerra si muore muoiono soprattutto innocenti. Ricordiamocelo anche in questo Giorno del Ricordo del 2023.
“Ninetta mia, crepare di maggio
ci vuole tanto, troppo coraggio,
Ninetta bella, dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno!”.
Vito morì in un giorno di maggio lontano da casa, i genitori e i suoi familiari ebbero notizia solo della morte in guerra, senza sapere come e come, e neanche il perché, Vito come il soldato Piero di Fabrizio De Andrè è morto perché aveva una divisa di diverso colore,. Devo ringraziare anche a nome del direttore di Talenti Lucani Rocco Rosa, il primo cittadino di Avigliano e l’intero Consiglio Comunale per il voto unanime con il quale dopo 98 anni hanno posto fine all’oblio di un giovane aviglianese trucidato durante l’ultimo conflitto mondiale. Il suo nome era Vito Lorusso e la sua fine è stata scoperta dopo il ritrovamento di una foiba in Croazia. Una storia che avevo scoperto per caso nel 2015 e da allora avevo lanciato appelli invano. L’ultimo il 2 novembre 2020 e l’attuale sindaco Giuseppe Mecca, alla cerimonia del ricordo dei caduti di tutte le guerre, che avrebbe ricordato la tragedia di questo concittadino trucidato a soli 21 anni.
Giuseppe Mecca
Ieri, 12 febbraio 2021, Il Consiglio Comunale di Avigliano, ha deliberato l’attribuzione della Cittadinanza Onoraria al Milite Ignoto, in occasione del centenario della sua traslazione nel Sacello dell’Altare della Patria. Si tratta di un’iniziativa promossa dall’Esercito Italiano che ha invitato tutti i Comuni italiani a riconoscere il Milite Ignoto quale Cittadino d’Italia, una figura altamente simbolica del Milite che rappresenta un militare caduto in guerra e mai identificato, la cui sepoltura ricorda il sacrificio di tutti coloro che sono morti per la Patria e che non sono mai stati identificati. Il Comune di Avigliano sarà, dunque, tra i primi Comuni d’Italia a deliberare su questo punto, dando una paternità a un soldato che per cento anni è stato ignoto con un significato ancora più profondo visto il particolare momento storico, come ha evidenziato il primo cittadino Mecca: “Il Milite Ignoto, oggi, rappresenta in generale tutte le donne e gli uomini che hanno offerto un sacrificio per la Patria, non solo e non soltanto quelli caduti nel corso delle guerre e dei conflitti mondiali, ma anche in occasione della drammatica pandemia che stiamo vivendo. Un grande popolo come il nostro ha sempre il dovere della memoria, affinchè il sacrificio più alto, quello della vita, compiuto “per tutti” non possa mai diventare il sacrificio di “nessuno”. La storia di Vito Lorusso, che ho ritrovato per caso, è talmente assurda e umanamente tragica, che sembrerebbe da sceneggiatura di film, invece purtroppo no. Condivido di nuovo il mio articolo su Talenti Lucani del 2 novembre 2020.
“Non so che viso avesse, neppure come si chiamava, con che voce parlasse, con quale voce poi cantava, quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli, ma nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli. Gli eroi son tutti giovani e belli” così cantava Francesco Guccini, nella sua “La locomotiva” dove racconto poeticamente la storia il macchinista (fuochista) anarchico Pietro Rigosi., che il 20 luglio 1893, si impadronì di una locomotiva in sosta alla fermata di Poggio Renatico,e la condusse sui binari alla velocità di 50 km orari verso la stazione di Bologna, la corsa finì in un binario morto, e lui non morì. Questo per la cronaca, Di Vito Lorusso meno poeticamente possiamo dire che per mezzo secolo è stato dimenticato, sotterrato in una fossa comune, di lui non si sapeva il nome, il volto, l’età, da dove venisse: la stessa famiglia ebbe solo questa notizia: è morto in guerra. Non sappiamo se fosse bello, che viso avesse, se era biondo come gli antenati normanni o castano aragonese, nel suo paese natio si è persa ogni memoria. Ora di lui rimane solo una lapide, ma in Croazia, con sopra inciso Vito Lorusso Avigliano 20 settembre 1923 Cava Cise 5 maggio 1945 , qualcuno porta mazzi di fiori sulla tomba di quel ragazzo ucciso perché italiano e soldato italiano, qualcuno che neanche sa chi fosse quel ragazzo trucidato. Aveva solo 21 anni, di Vito Lorusso si è persa la memoria, rimane l’atto di nascita nel suo comune, i parenti stretti sono morti, si ricordavano appena di lui: si diceva è morto in guerra. Nessuna foto del giovane militare. Ma non è stato un normale caduto di guerra, Il soldato Lorusso fu preso prigioniero dalle milizie titine, torturato e poi buttato in una fobia a Cava Cise vicino Montona ora in Croazia. Circa quindi vittime con dati anagrafici, un’altra decina senza nome e cognome, a loro è stato dedicato il Parco della Rimembranza in quella cava di bauxite Il ritrovamento di questa foiba, dimenticata per circa 50 anni è stata resa possibile grazie alla testimonianze di alcune persone residenti in Istria. Ne ebbe conoscenza , nel 1997, l’Onorcaduti di Roma, ma in assenza di accordi tra l’Italia e la Croazia non era stato possibile procedere alla riesumazione dei resti per poter dare a loro una cristiana sepoltura.
“Ninetta mia, crepare di maggio
ci vuole tanto, troppo coraggio,
Ninetta bella, dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno!”.
