by ROCCO ROSA

Credo che dirigenti e funzionari della Regione abbiano ben chiaro il concetto che con l’Europa c’è poco da scherzare e che di fronte a situazioni che possono sfociare in una procedura di infrazione è meglio prendere il toro per le corna e farlo tornare con decisione nella stalla. Il caso degli interventi in località S.Oronzio suscitato tante e tali reazioni che  far finta di niente e sperando che spiova non è esattamente la soluzione ideale, perché i protagonisti della protesta non indietreggiano di fronte a niente pur di fare chiarezza su questa storia di straordinaria negligenza. Dunque in ballo ci sono qualcosa come 3 ml.e mezzo di interventi vari e tra questi un sentiero paesaggistico, la cui realizzazione ( oggi ferma in attesa degli eventi) non è stata autorizzata né dalla regione, né dalla Soprintendenza ai beni ambientali. Il parco dal canto suo dice che almeno alla Regione non è stata chiesta perché lo consideravano non necessario e sembrerebbe che sia così, stando alla lettera dell’Ufficio di compatibilità ambientale che dice testualmente “Tali interventi pur non essendo direttamente connessi  alla conservazione  della Z.P.S.   e dei S.I.C. interessati per tipologia (ripristino di sentieri ed aree esistenti), l’ubicazione e modalità esecutiva degli stessi, non comportano incidenze significative sui Siti della Rete Natura 2000 in questione e pertanto gli stessi non sono da assoggettare alla procedura della Valutazione di Incidenza prevista dal D.P.R. n. 357/1997 (e s.m.i.), atteso che gli effetti derivanti dalla loro realizzazione restano  circoscritti  all’area di intervento”. Un bel nulla osta preventivo insomma. Ma il parco si è guardato bene dal richiedere la parallela autorizzazione alla Soprintendenza ai beni ambientali e, in questi giorni, si è visto recapitare tutte le carte  dalle Associazioni mobilitate, dal WWF all’Osservatorio ambiente e legalità. Che succederà nel caso che questa si esprima negativamente sui lavori fatti e alcuni dei quali hanno comportato l’esodo di fauna particolarmete protetta e la distruzione di flora oggetto di studi scientifici? E che succederà se in tutto questo tira e molla queste carte arrivano a Bruxelles. Errare è umano, si dice, perseverare è diabolico. Non diabolico forse, ma costoso sì, e sarebbe ora che questi sbagli non venissero pagati dalla collettività sotto forma di soldi da restituire all’Europa ma da chi scientemente o negligentemente commette questi errori. Che un Ente Parco possa misconoscere quello che va sottoposto ad autorizzazione significa solo che chi lo dirige, oppure i tecnici che ne fanno parte debbono cambiare mestiere . La considerazione avvilente che ne viene è che si fanno tanti sforzi  per investire, programmare e poi li si gestisce in modo da far cadere le braccia a tutti.