La partitocrazia imperversa e l’arroganza dei leader ha superato I limiti della decenza, invadendo I territorI con le sue logiche spartitorie e annullando quel poco di rappresentanza democratica che era rimasta. Non è un fenomeno che riguarda solo la Basilicata, d’accordo, ma in Basilicata ,per una serie di concause,queste espropriazione della volontà popolare porta ad una emarginazione completa della comunità regionale, della sua soggettività elettorale e del suo ruolo decisorio.Già l’assenza di una legge elettorale che doveva seguire la riduzione dei parlamentari, e che non s’è vista, ha di fatto ridotto di una unità la rappresentanza lucana, portandola da 13 a 7 anzichè ad otto.. Poi non si è dato ascolto a quelli che volevano meccanismi di riequilibrio per I territori scarsamente popolati. Infine quei pochi posti che una regione piccola esprime, sono stati prenotati dalle segreteria dei partiti, per “sistemare” , complici i capicorrente, il proprio entourage di corte. Conclusione: si rischia di cedere quei pochi posti di rappresentanza ad altre realtà territoriali, fino al punto da far sparire il mandato elettorale come meccanismo costituzionale di rappresentanza. Non solo ma la pluricandidatura di segretari e leader dei partiti in più collegi regionali, trasferisce la rappresentanza in capo al leader, così che può decidere quale regione deve pagare pegno in caso di vittoria in più collegi. Che una cosa così chiaramente invasiva e lesiva dei diritti del cittadino possa passare inosservata agli occhi della Presidenza della Repubblica, che della Costituzione è il custode,è già un fatto di per sè anomalo. Che possa passare poi sotto il silenzio dei cittadini interessati è un fatto allarmante e pericoloso, segnale incontrovertibile del distacco che ormai si è verificato con l’elettorato di questa regione che sta scegliendo la strada del disinteresse verso I partiti e la politica in generrale. Che poi è esattamente quello che vogliono I fautori del centralismo decisionale: ridurre la partecipazione dei cittadini all’ascolto dei messaggi nazionali dei partiti, farne spettatori di tribune televisive e renderli fruitori passivi di quello che una volta era un servizio alla democrazia. Reagire contro tutto questo è un atto di difesa da parte di chi si vede conculcati i propri diritti fondamentali. Votare lucano , a prescindere dall’orientamento politico, si tradurrebbe in uno schiaffo sonoro all’arroganza dei partiti che considerano le regioni come territori da espropriare. Riuscire a far capire democraticamente che si è superato il limite non solo limitando il proporzionale, non solo abolendo le perferenze, non solo ignorando le primarie, non solo pretendendo di decidere a Roma chi ci deve guidare alla Regione, ma addirittura imponendo volti estranei a rappresentare la nostra comunità è un atto di difesa civile da promuovere , invogliare, incoraggiare e supportare in tutti I luoghi e in tutti I modi. E’ già un fatto che alcuni partiti nelle cui liste non ci sono nè oriundi nè stranieri , stanno sottolineando questa loro specificità anche per acchiappare qualche voto in più. Ma non basta un distinguo di fronte ad un atto espropriativo : occorre una reazione di popolo. Votare lucano questa volta significa dire alla partitocrazia che ha superato ogni limite, è arrivata alla frutta e che da ora, e da noi, comincia la riappropriazione dei diritti che sono stati lesi o tolti o meglio rubati. Rocco Rosa
VOTARE NOMI LUCANI E’ UN ATTO DI RESISTENZA CIVILE
