Una imprenditrice lucana che la politica industriale la mastica tutti i giorni ha notato una dimenticanza nel mio articolo di ieri sulle Zes . E cioè che non ho parlato del fatto che la Zes unica ha messo insieme tutte le regioni del mezzogiorno ma ha non ha unificato le percentuali di finanziamento che restano diverse tra Regioni e Regioni, in relazione al grado di sviluppo delle stesse così come certificato dalla Ue. Il paradosso è che ridotti di fatto come siamo agli ultimi posti per reddito procapite , noi lucani, per l’Europa saremmo usciti all’obiettivo 1, cioè quella categoria che vede le regioni ancora nel sottosviluppo e siamo passati in quelle “in transizione”, cioè quelle che starebbero un po’ meglio. Questo perchè uno dei criteri adottati, e che pesa molto nella valutazione , è l’export delle varie regioni, export che ci vede in in testa non perché l’economia gira a pieno volume ma perché ci sono due colossi industriali, l’Eni e Stellantis,che fanno schizzare i valori in alto, senza che ci sia alcun beneficio per la popolazione. In altre parole ci calcolano un export di produzione che non è prodotto nel circolo virtuoso dell’economia lucana perché queste aziende sono fiscalmente collocate altrove, chi in Olanda ,chi a Milano . Cornuti e mazziati. Così che mentre le otto Zes beneficiavano comunque di quote di investimenti dedicate , in base ai singoli piani strategici, oggi, con la Zes unica, la Basilicata si trova doppiamente svantaggiata dal momento che i crediti di imposta sono graduati diversamente tra i territori e noi lucani siamo alla percentuale più bassa. Per il solo credito d’imposta:
- a) gli investimenti realizzati nelle Regioni Calabria, Campania, Puglia, e Sicilia godono della misura del 40% dei costi sostenuti in relazione agli investimenti ammissibili;
- b) gli investimenti realizzati nelle Regioni Basilicata, Molise e Sardegna, nella misura del 30% dei costi sostenuti in relazione agli investimenti ammissibili;
- c) gli investimenti realizzati nei territori individuati ai fini del sostegno del fondo per una transizione giusta nelle Regioni Puglia e Sardegna, nella misura massima, rispettivamente del 50% e del 40%, come indicato nella vigente Carta degli aiuti a finalità regionale.
Stesso criterio per le altre agevolazioni che riguardano gli investimenti.
Ora non ci vuole molto per capire che, essendoci una zes unica,ma con incentiivi differenziati, gli investori portano le attività lì dove c’è più convenienza e quindi in Campania, Calabria ,Puglia e Sicilia, dove tra cerdito di imposta e incentivi vari una allocazione produttiva riesce a spuntare anche un 60 per cento dei costi complessivi. E di questo nessuno parla, né dalla maggioranza che tace e acconsente ,né dall’opposizione che minaccia fuoco e fiamme ma non è in grado di accendere un cerino. Rocco Rosa
