Un nuovo libro di Carmine Marotta ne ripercorre la storia
“Templum hoc a sua fundatione divo Antonio Patavino dicatum olim terraemotum subversum diu, multumque obsoletum permansit. Nunc Archipresbitero curato Angelo Can. Schettini opera ac sullicitudine Blasii Sac. Pignataro, coadiuvantibus Nicolao prof. Marotta, Blasio Roberto, Blasio Marotta atque Michaeli Schettini sumptibusque fidelium extructum, exornatumque fuit anno magni jubilei. MCMXXV” é scritto fra le prime pagine del libro Il culto di Sant’Antonio in Trecchina e Jequié di Carmine Marotta. In latino, nella maestosità che la lingua ufficiale della Chiesa Cattolica dava ai documenti importanti, è quanto il parroco che seguì i lavori di ricostruzione della Cappella di Sant’Antonio lasciava scritto per testimoniare in maniera ufficiale e solenne che nell’anno jubilare 1925 (MCMXXV) la cappella di Sant’Antonio veniva dedicata al santo padovano aprendola anche al culto.
Ma qual è la particolarità di questa cappella? Ancora adesso vi sono, attaccati al muro, in fondo alla chiesa, le rendicontazioni delle offerte e delle spese sostenute per i lavori edili. Un elenco di benefattori non solo residenti in paese ma anche all’estero, a Jequié, nella lontana terra Brasiliana, che aveva contribuito in maniera corposa al sostegno delle spese. La statua di Sant’Antonio è stata donata alla piccola chiesa Trecchinese da Carmine Marotta, nonno dell’autore del libro, pioniere in Brasile dal 1885. I trecchinesi in Jequiè si sono adoperati per finanziare, con le loro aziende, la costruzione della Cattedrale di Jequiè intestata a Sant’Antonio e costruita nel 1935. “C’è molto in comune fra le due chiese” ci dice l’autore del libro “i Trecchinesi in Jequiè oltre a venerare la Madonna del Perpetuo Soccorso, per la quale fu edificata anche un chiesa in città, diedero un importante impulso per la costruzione della Cattedrale. Giunsero dall’Italia gli orologi della torre campanaria e la statua di Sant’Antonio donati dai soci dell’Azienda Casa Confiança (Marotta, Lamberti e Grillo). Fra i documenti dell’Archivio del pionerismo migratorio in Bahia ci sono le testimonianze di queste donazioni“.
“La devozione per Sant’Antonio di Padova dei trecchinesi emigrati in Brasile ha lasciato queste testimonianze ed oggi, giorno in cui si festeggia il Santo padovano le due comunità virtualmente continuano ad abbracciarsi. “Sono felice di aver realizzato questo piccolo volume” conclude Carmine Marotta “In un libro la storia del culto di Sant’Antonio degli emigranti Trecchinesi raccontata dai documenti, dalle foto e dalle lettere originali dell’epoca, quella epoca in cui un ponte immaginario di fede, di gratitudine, di generosità ma anche di nostalgia legava i due centri che li vedeva protagonisti. Nel documento di dedicazione della chiesa, che riporto nel volume, l’allora parroco di Trecchina precisava che erano nell’Anno Santo 1925, come lo è questo 2025. Grazie ai documenti conservati nell’archivio storico di mio nonno ho potuto verificare e incastonare date e documenti per tramandare la vera storia di chi ha fatto tanto per Trecchina e per la lontana terra brasiliana”.
