2019, VIAGGIO ALL’INTERNO: MARATEA E LA GRANDE ARTE SACRA

0
IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

carella sebaste

Maratea

La sua nascita potrebbe risalire (VIII secolo a.C.) ad un insediamento urbano di colonizzatori greci, di cui sono state rinvenute tracce sul monte S. Biagio. Maratea è documentata nel 742 nelle agiografie altomedioevali, come custode delle reliquie di S. Biagio. Nell’VIII secolo i Longobardi costruirono la loro fortezza e il santuario di san Biagio. Nel 1278 il castello fu inserito tra quelli appartenenti al demanio e rimase tale fino al 1806, quando le truppe francesi distrussero l’intero presidio. Visse nell’intenso rapporto tra mare e terra e i piccoli nuclei abitati sorsero sulle arterie principali del traffico. Il primo centro abitativo fuori le mura fu edificato agli inizi del XII secolo (fig. 1), intorno alla Chiesa di S. Vito. (Durante i lavori di restauro del 1980 sono stati scoperti sulla parete absidale e su quella destra pregevoli affreschi, tra cui (fig. 2) Madonna in trono con Bambino e offerenti, S. Giovanni Battista e S. Vito. La chiesa custodisce anche altri affreschi: l’effigie di S. Rocco, forse del Cinquecento e i volti di S. Biagio e S. Francesco d’Assisi).
Nel secolo XIII e XIV l’abitato si trasferì a valle. Ci fu l’ampliamento del perimetro fortificato e sorse il castello di Castrocucco. Maratea appartenne alla contea di Lauria, fu poi città aragonese e dei Carafa fino al 1621 quando si rese indipendente. Nel Settecento vicino alla costa sorsero i piccoli nuclei urbani del Porto, Acquafredda, Cersuta e Fiumicello, mentre l’antico nucleo fu abbandonato, ad eccezione del Santuario. Furono costruiti, quindi, vari palazzi: Calderaro, De Lieto, Picone, Tarantini, D’Orlando, tutti forniti di sontuosi portali, secondo l’antica tradizione dei lapicidi marateoti. I vicoli strettissimi dell’antica Maratea ben si contrappongono al modello di sviluppo edilizio di questo centro turistico d’élite, che si è affermato negli ultimi cinquant’anni.
Maratea, la città delle quarantaquattro chiese, accoglie tutti (fig. 3) con la statua del Redentore ubicata alla sommità del monte S. Biagio. Fatta realizzare in cemento bianco e marmo di Carrara dal conte Stefano Rivetti nel 1965, è scultura unica in Europa e seconda nel mondo per la sua grandezza: misura 21 metri d’altezza e 19 d’apertura di braccia.
Il Santuario di S. Biagio (fig. 4) sorse nel 732, sulle strutture preesistenti di un tempio pagano, dedicato a Minerva. Ampliato nei secoli XIII e XVIII fu restaurato qualche anno fa per far riemergere le maestose linee architettoniche. Fu elevato a Basilica Pontificia nel 1941. Sulla facciata principale si notano: la statua di marmo del XVII secolo di S. Biagio e il cancello in ferro battuto del XV secolo. La chiesa conserva gelosamente il busto argenteo di S. Biagio, realizzato nel 1707 da Domenico De Blasio, artista napoletano, dopo il furto dell’antica statua.
Nel presbiterio, si trova (fig. 5) il Sacello (1619), la regia cappella con colonne corinzie, contenente in un’urna di marmo le Reliquie di S. Biagio, patrono della città. Sul primo pilastro a sinistra della navata centrale si trova l’affresco Madonna con Bambino, del tardo Quattrocento. 
Tra le opere del Cinquecento si collocano: (fig. 6) l’Annunciazione, pregevole bassorilievo in marmo di scuola napoletana, il Fonte battesimale in pietra arenaria e il ciborio; mentre tra quelle del Settecento: il bassorilievo Madonna Assunta e S. Lucia, S. Biagio in gloria e la scultura Madonna delle Grazie in legno dipinto.
A Maratea Superiore è ubicata la quattrocentesca Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore. Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce resti di una piccola chiesa con altare centrale ed abside semicircolare, sul quale si trovano tracce d’affreschi del XIII e XIV secolo. La facciata esterna è decorata da due bassorilievi d’angeli oranti, scolpiti nella bottega di Tommaso Malvito. L’interno è a navata unica con stucchi, archi e motivi floreali barocchi. Tra le opere artistiche di maggiore importanza conserva: il coro ligneo intagliato a tarsie nel XV secolo e integrato nel 1729 da Marco De Santis, la statua marmorea (1646) della Madonna degli Angeli, la secentesca scultura in legno policromo di S. Vito, il dipinto su tavola dell’Immacolata Concezione (1690) di Luca Piaciolla della scuola di Luca Giordano, la scultura lignea della Madonna delle Grazie (sec. XVII), i dipinti su tela della Trinità (1760) di Francesco Oliva e dell’Adorazione dei pastori e santi (sec. XVIII), le sculture lignee dell’Ecce Homo e S. Michele Arcangelo (entrambe del sec. XVIII) e il secentesco paliotto d’altare, in marmo nero con tarsie policrome.
Tra i molti edifici religiosi eretti nel Cinquecento s’impone nella piazzetta del Borgo superiore (fig. 7) la Chiesa dell’Annunziata. Il portale è sormontato da una lunetta che fa da cornice all’Annunciazione, affresco del Seicento. Ai lati dell’ingresso ci sono due leoni stilifori in pietra calcarea, firmati da Francesco da Sicignano, provenienti forse dalla chiesa di S. Biagio. Il settecentesco campanile poggia su arco a tutto sesto, con quattro finestroni e calotta sferica liscia.
All’interno (fig. 8) i soffitti sono a crociera. Alla parete di fondo, sull’altare maggiore, è ubicato il dipinto su tavola (fig. 9) dell’Annunciazione, attribuito a Simone da Firenze e realizzato nella prima metà del Cinquecento. La scena, ripresa da un disegno di Raffaello, mostra una chiarezza di linee e di profilo, una luce in funzione chiaroscurale che crea e rivela un’atmosfera limpida ed armonica. La gemmea trasparenza dell’intonazione trae risalto dalla definita costruzione prospettica.
Ai lati ci sono due tele ad olio del Settecento di scuola napoletana: il Martirio di S. Lorenzo e la Madonna in gloria, mentre a destra si notano (fig. 10) il dipinto di Santa Lucia (1755) di Pantaleoni. Le figure sono nate all’insegna di una ricercata eleganza, che declina in ritmi raffinatissimi nelle pieghe degli abiti. Nella composizione sopravvive un compiaciuto ideale di raffinatezza settecentesca. L’acquasantiera in pietra (fig. 11) è abbellita dai bassorilievi di una torre e dell’Annunciazione. Il coro ligneo intagliato e l’organo in legno dipinto sono del Settecento.

11 acquasantiera

Davanti alla chiesa si trova (fig. 12) la Colonna di S. Biagio, protettore della città, vescovo di Sebaste, in Armenia.
Alle spalle c’è ) la Chiesa dell’Addolorata, costruita nel 1620, data incisa sul primo scalino della scalinata destra. La facciata, in stile barocco, presenta una lunetta semicircolare con l’affresco della Madonna Addolorata, del XVII secolo. Nell’interno al soffitto si nota il dipinto raffigurante (fig. 13) la Deposizione di Angelo Brando, forse realizzata per essere pala d’altare. Un colore caldo ed affogato, illuminato da rapidi sbattimenti di luce, vivifica le immagini che l’artista interpreta con alta originalità. È da notare l’altare in marmo bianco con tarsie di marmi policromi e la tela: il Martirio di S. Biagio del XVIII secolo, di scuola napoletana.
Davanti alla chiesa c’è l’obelisco della Madonna Addolorata, in pietra di Padula, eretto nel 1778.
La Chiesa dell’Immacolata (fig. 14) mostra nella cripta (fig. 15) una serie d’affreschi sul tema dell’Asce
nsione del XV e XVI secolo. L’opera è un prodigio d’abilità tecnica e di raffinata sapienza artistica per la vivacità delle scene, l’eleganza delle figure e la morbidezza dei colori. La chiesa custodisce un organo ligneo del XVII-XVIII-XIX secolo, gli affreschi di S. Biagio e di S. Pietro e la scultura lignea della Madonna Immacolata, opere del Settecento.
In Piazza Europa, al Largo Monastero, si trova (fig. 16) la Chiesa Madonna del Rosario, caratterizzata dalla cupola ad anelli rastremati e dalla facciata principale con portico a tre campate. La chiesa, a navata unica, è a pianta rettangolare, alle cui estremi

16 Madonna del Rosario

tà ci sono due cappelle. Le pareti hanno (fig. 17) decorazioni e stucchi in elegante barocco, eseguiti dai Frati Osservanti.
Custodisce diverse opere del Cinquecento tra cui: (fig. 18) la Madonna del Soccorso e santi, opera pittorica spumeggiante e ariosa, composizione del più puro stile cinquecentesco, in cui le figure mostrano corposità e morbidezza per il luminoso e vibrante impasto cromatico e per gli abili effetti chiaroscurali.

18 Madonna del Soccorso

Vanno ammirati i dipinti su tavola di scuola napoletana (fig. 19) la Madonna dei misteri del Rosario con 15 formelle che illustrano la vita di Cristo, del XVI secolo. Sul dipinto centrale due Angeli poggiano la corona sulla testa della Madonna, che ha in braccio il Bambino e ai lati Santa Caterina e S. Domenico. Imponente è l’immagine della Madonna seduta sul trono, non più astratta figurazione simbolica ma vera presenza umana. Sono ancora del Cinquecento il dipinto su tela: la Vergine e il miracolo di Soriano, i dipinti su tavola Storie e miracoli di S. Francesco di Sales. Particolarmente interessante è la lapide che riproduce lo stemma con le torri di Maratea, datata 1575.
Sono attribuiti al Seicento la tela della Porziuncola di S. Francesco (1678) firmata da Joseph Trombadore, la statua Madonna del Carmine in alabastro (1695), le sculture lignee S. Antonio da Padova, S. Francesco d’Assisi, (fig. 20) Cristo in Croce e il coro ligneo realizzato da intagliatori lucani.
Della pregiata produzione artistica del Settecento sono da notare le tele dipinte ad olio: (fig. 21) Madonna col Bambino, S. Crispino e S. Crispiano, di scuola napoletana, Madonna Addolorata (1730) attribuita al pittore Andrea d’Aste, allievo del Solimena, Scene della vita della Madonna di Domenico Supica

21 Madonna con Bambino S. Crispino e S. Crispiano

, Madonna col Bambino e due sante di Matteo Simonelli, allievo della scuola di Luca Giordano, Madonna Assunta fra S. Francesco e S. Biagio, di Gaetano Cusati, gli affreschi con i Quattro Evangelisti realizzati nel 1721 da Angelo Galdieri da Mormanno e le sculture lignee di Santa Francesca di Chantall (1754) di Gennaro Colucci e di S. Francesco di Sales.
Su un picco del monte S. Biagio è ubicato il Convento dei Cappuccini (1615) con la Chiesa di Sant’Antonio (fig. 22). Accanto ci sono le tre antiche cappelle dedicate rispettivamente alla Vergine, a Sant’Orio e a S. Rocco, che contengono affreschi del Quattrocento e del Cinquecento. Sull’altare maggiore della chiesa del convento spicca il polittico, della prima metà del Seicento, costituito da una tela centrale raffigurante la Madonna in gloria fra Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio abate e da due dipinti più piccoli su tavola di Santa Rosa e di Santa Chiara. Ci sono poi i dipinti su tela di: S. Francesco, S. Domenico, Eterno Padre, S. Agostino e S. Michele Arcangelo.

24 Fontana bronzea XX sec.

Nella piazza del Municipio (fig. 23) si trova la fontana di bronzea realizzata nel XX secolo. Le sale del municipio sono abbellite da alcune tele di pittori contemporanei
Nella frazione di Acquafredda si trova la Villa Nitti, l’antica residenza del Novecento di Francesco Saverio Nitti, l’ex PRIMO ministro che vi abitò prima del suo esilio in Svizzera.
Bibliografia
  • Giacomo Racioppi, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Manzella, S. Palmieri, F. Piccirillo, S. Valdarchi, Maratea Sacra, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
  • Maratea, Basilicata Edivideo, Avigliano Scalo (PZ), 1998.

 

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


Lascia un Commento