Heritage Machine è il titolo dato al progetto da 4 giovani italiani, messisi insieme dopo l’esperienza Erasmus per partecipare ad un concorso nazionale di architettura abbastanza originale ed eccezionale nelle sue finalita’. Ne parliamo non solo per sottolineare ancora una volta il valore dei nostri giovani che per realizzarsi debbono muoversi verso i Paesi che rispettano ed attirano merito e capacita’, ma anche perchè uno dei quattro è lucana ed è Stefania Schirò, di Rionero in Vulture, giovane laureanda in architettura all’Università di Firenze che nel 2018/2019 ha studiato all’ENSA Paris la Villette. Proprio a Parigi. nel corso di uno stage alla Philippe Rahm architectes ha collaborato alla progettazione della mostra “Leonardo da Vinci: Codice attraverso lo spazio e il tempo” esposto nella Great Hall of the King Abdulaziz Centre for World Culture ad Abu Dhabi. Con lo stesso studio di architettura ha collaborato alla progettazione del masterplan per il Concorso Farinia Milano (progetto vincitore), bandito dalle Ferrovie dello Stato Italiane.
Il concorso negli Emirati Arabi è stato organizzato da Bee Breeders e finanziato dall’Agenzia di sviluppo di Abu Dhabi, agenzia governativa che si occupa della salvaguardia dell’ecosistema .
Il bando prevedeva la progettazione di 25 rifugi ecosostenibili nel deserto e un Common Hub, uno spazio di raccolta e di informazione turistica. Il sito interessato dal concorso è l’area protetta dell’Orice d’Arabia parte del “Sheikh Zayed Protected Areas Network” istituito nel 2018 e costituita da 13 zone protette che ricoprono il 15% del territorio di Abu Dhabi. L’area posta a sud di Abu Dhabi è immersa nel deserto ed è stata scelta dalla committenza poiché, oltre ad avere un elevato valore naturalistico, è uno dei pochi siti al mondo da cui è possibile osservare ad occhio nudo la Via Lattea.

da sinistra i vincitori : Ricupero,Cutillo, Schirò e Capanni
Secondo il bando di concorso, le proposte progettuali dovevano essere versatili in modo da poter essere replicate in diverse località desertiche, operative in tutte le stagioni, resistenti all’arido clima costituito da forti tempeste di sabbia e sbalzi termici elevati. Ma soprattutto i rifugi dovevano avere requisiti che rispettassero l’ambiente, il patrimonio paesaggistico e naturale dell’area protetta e dovevano produrre la minore quantità possibile di inquinamento luminoso per permettere l’osservazione della volta celeste. Tra le oltre 350 proposte arrivate da tutto il mondo, la giuria, composta dai più importanti architetti di fama mondiale, ha conferito il primo premio a un gruppo di quattro giovanissimi tra architetti e laureandi in architettura, tutti italiani: Giuseppe Ricupero (Sicilia, 1990), Egidio Cutillo (Campania, 1993), Stefania Schirò (Basilicata, 1995) ed Enrico Capanni (Toscana, 1995). I quattro giovani partecipanti a seguito delle personali esperienze Erasmus, effettuate all’estero e durante l’intero percorso formativo hanno maturato ed approfondito un innovativo approccio all’architettura sostenibile che hanno applicato in modo concreto per la redazione del progetto.

La proposta dei giovani architetti italiani, intitolata Heritage Machine, è stata premiata per l’approccio concettuale unico in grado di creare architetture effimere che si dissolvono nella natura come rovine nel tempo e soprattutto per l’elevato contenuto di sostenibilità e rispetto dell’ecosistema, coniugando l’identità naturale del luogo con il patrimonio materiale umano.
Per i concorrenti progettare nel deserto avrebbe potuto significare operare senza contesto, ma i vincitori hanno saputo vedere nelle tracce transitorie dell’area indizi inediti per il futuro di queste zone. Nella proposta progettuale la sabbia è stata interpretata come risorsa economica, energetica e culturale ed è stata la materia costitutiva dei rifugi che, disseminati nel contesto per accogliere la vita, con il passare del tempo ritorneranno sabbia lasciando solo una traccia nel contesto da visitare come nuove archeologie del territorio, disponibili ad accogliere altre storie.