L’ACQUA E IL SACRO NELLA BASILICATA ANTICA

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ANGELA MARIA GUMA

 

 

 

La sensibilità percettiva che le antiche genti mostrarono nei confronti della natura circostante, si evince, quindi, in modo particolare dalla diffusione di complessi monumentali in cui il legame “natura- sacro” risulta particolarmente evidente dalla tipologia cultuale vigente. Tra le pratiche cultuali risulta preminente il forte legame con le virtù terapeutiche dell’acqua, caratteristica che accomuna i culti di tutti i santuari indigeni della Basilicata dove costante appare la relazione tra aree sacre e sorgenti.

L’acqua, per le sue molteplici valenze cultuali, da quella di effetto purificatorio a quella di elemento fondamentale nei processi di rinascita e di rigenerazione, da sempre ha suggestionato il mondo antico tanto che spesso la sua presenza si considerava sufficiente nel qualificare come “sacro” un determinato luogo. Infatti, l’acqua sostanzia la stessa vita, accompagna la nascita dell’uomo, è per lui elemento indispensabile, ne è veicolo di salute, causa di guarigioni e di purificazioni. Pertanto, il legame tra acqua e sacro, si presenta come un elemento imprescindibile se relazionato alle proprietà purificatrici e terapeutiche dell’acqua, sinonimo di una sua insita sacralità. Non a caso il luogo d’origine del culto è posto nel cuore dell’Irpinia, dove, nel  suggestivo lago solforoso della Valle d’Ansanto, si ritrova l’epiteto di aravina che caratterizza la dea di Rossano. Il santuario di Rossano doveva comprendere un pantheon molto vario nel quale una posizione centrale era occupata dalla dea Mefitis, che, in questo contesto, assume diversi attributi. Infatti, dagli ex- voto rinvenuti a Rossano è possibile evidenziare come i due aspetti principali del culto a tale divinità: quello di Artemis-Diana e quello di Afrodite-Venus, siano entrambi in stretta relazione con la “natura” dei luoghi.

Il Santuario della Dea Mefitis a Rossano di Vaglio

L’aspetto afrodisiaco del culto, al quale si accompagnano i riti di iniziazione, è testimoniato dalle statuette fittili rinvenute attraverso le quali è possibile seguire le fasi della vita femminile e riconoscere i ruoli ricoperti dalla donna all’interno della società: si hanno rappresentazioni di bambine, fanciulle dopo il bagno rituale, giovani con la corona nuziale e donne gravide. Queste ultime possono riferirsi altrettanto bene al culto della fecondità, impetrata attraverso i kourotrophoi, così come, a causa delle qualità terapeutiche dell’acqua, al culto della salute fisica e spirituale. La diffusione di pratiche cultuali che mostrano una stretta connessione all’ambiente naturale assume una funzione essenziale per comprendere le profonde interferenze originate dal contatto tra cultura latina e il mondo italico durante il processo di romanizzazione. Infatti, è significativo come i contenuti di Afrodite in Mefite siano gli stessi della Venere latina. Tale associazione sembra avvalorata dal carattere composito della Venere romana, nella quale si fondono una serie di figure affini anche se dai caratteri diversi. Uno di essi può essere individuato proprio nel legame con le acque, riscontrabile nelle pratiche  cultuali “della lavatio delle fanciulle humiliores, caratteristica primaria del rito purificatorio di iniziazione.

Venere, adagiata sulla conchiglia marina, dipinta in un affresco di Pompei

Altro elemento del mondo di Venere, quello della mediazione, si ritrova a Rossano, implicito nella stessa etimologia del nome Mefitis. Se si ipotizza una connessione del teonimo con la radice medius, il culto alla Mefitis, “dea che sta nel mezzo,” ben si rapporta a quelle funzioni del santuario come luogo di incontro e di mediazione da considerare senza dubbio preminenti nel santuario Lucano. E’ opportuno precisare come è possibile ritrovare una tale caratteristica in tutti i santuari legati al culto delle sorgenti, che sviluppandosi in prossimità di strade di collegamento e di tratturi usati per la transumanza, spesso diventano luoghi di incontro, di scambio e di mercato. E’ evidente dunque che l’associazione sorgente-mercato-fiera-santuario risulta connotarsi come un tratto caratteristico del paesaggio religioso dell’Italia antica e che è segno e testimonianza della grande sensibilità degli antichi Lucani nei confronti dell’ambiente naturale.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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