LA DEMOCRAZIA AI TEMPI DELLA RETE

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ida leoneIDA LEONE

Le politiche pubbliche, spesso, non funzionano.
Non esiste una soluzione / formula magica per ovviare a questo problema: i motivi possono essere molti ma quasi sempre, semplicemente, i decisori pubblici non hanno abbastanza occhi per acquisire tutte le informazioni, né abbastanza competenze per elaborarle. Una possibile soluzione di metodo può essere l’accesso all’intelligenza collettiva, teorizzata fra gli altri da Fabrizio Barca, ovvero al contributo di quanti sono interessati al problema, e hanno le competenze per risolverlo, o perlomeno per apportare significative migliorìe, pur non occupando posizioni di potere politico né amministrativo. Tale mobilitazione è resa possibile da Internet. La rete infatti  ha reso facile e meno costoso coordinare gruppi immensi di persone sparsi su tutto il pianeta. La rete é ubiqua, aperta, economica, e asincrona. L’intelligenza collettiva è in grado di riparare errori e tutela dagli abusi (“se c’è abbastanza gente a guardare, tutti gli errori vengono corretti”), come accade su Wikipedia.

Mobilitare l’intelligenza collettiva per supportare policy pubbliche però è una faccenda complessa, e senza certezze di riuscita. Non si concretizza in una app (o meglio, l’app é il punto di arrivo, non di partenza) e soprattutto è quanto di più lontano si possa immaginare dai plebisciti grillini SI / NO che con sprezzo del buon senso vengono chiamati “azioni di democrazia partecipata”. La mobilitazione della intelligenza collettiva è una faccenda faticosa, che presuppone dei passaggi logici, ineludibili:

  1. i decisori pubblici devono essere disposti ad accettare il cambiamento. Significa che se dalla discussione pubblica mediata viene fuori un indirizzo di policy che non è quello che era stato pensato, deve essere accettato, e quindi occorre accettare di mettere in discussione la leadership;
  2. occorre costruire una ampia comunità (on line), un gruppo di persone interessate alla soluzioen dello stesso problema, con quante più competenze e background differenti possibile: esercizio facile a dirsi, difficile e faticoso a farsi;
  3. occorre praticare la trasparenza, “la luce del sole è il miglior disinfettante”: la discussioen deve essere pubblica, chiunque deve poterla leggere anche senza sentire il bisogno di intervenire;
  4. occorre praticare il rispetto di chi si mette in gioco, da una parte e dall’altra. E in una community non esistono rendite di posizione, il parere del Sindaco conta quanto quello dello studente delle superiori;
  5. le istituzioni / i decisori devono “parlare con voce umana”, senza rifugiarsi in formule burocratiche o politiche;
  6. occorre premiare il merito di chi nella community si costruisce la sua leadership a suon di argomentazioni convincenti.

Non c’è qui lo spazio per spiegare i suddetti passaggi logici nel dettaglio uno per uno. Se siete interessati ad approfondire l’argomento, leggete WIKICRAZIA di Alberto Cottica, dal quale ho tratto molti dei concetti qui espressi, e con il quale li ho praticati sul campo, nella vincente esperienza di Matera 2019. Un metodo siffatto incoraggia la partecipazione, forma e rende responsabili cittadini sulle scelte comuni. Lo sforzo di interagire per iscritto, argomentando le proprie posizioni, costringe a studiare, a leggere quando hanno scritto gli altri, a rispondere a tono. Facebook è un’altra cosa. Discutere in una community ben moderata è come intervenire in un convegno, con giacca e cravatta; discutere su Facebook è discutere al bar, in calzoncini e con una birra in mano.

Gli amministratori pubblici, dicevamo, per definizione non possono sapere tutto di quello che vanno a decidere. Per questo è necessario che i cittadini vengano mobilitati per intervenire nella discussione. TUTTO può essere discusso. Ma dopo averlo fatto, occorre MEDIARE una soluzione. Chi riesce a fare questo tipo di mediazione, sostiene Fabrizio Barca, è un leader.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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