editoriale
Di ponti e viadotti che cedono ne vedremo ancora, e speriamo solo che lo facciano quando non c’è anima viva in giro. Crollano come sono crollati i sogni degli Italiani di vedere lavori ben fatti, opere d’arte dove la gente metteva il meglio di sé, ingegneri, maestranze. Sceglievano la via più utile per tutti, per arrivare prima e per andare sul terreno più sicuro. E sono uscite opere che dopo oltre cent’anni stanno lì, viadotti ferroviari, tunnel, strade statali. Qualcuna è stata finanche abbellita dal tempo, con quel rosso dei mattoni che si è fato più scuro e che si mimetizza meglio nell’ambiente. Questo prima che arrivasse l’economia criminale del cemento, non solo quella mafiosa che ha il privilegio di averne fissato l’inizio, ma quella fatta di amministratori , di imprenditori e di professionisti che col cemento dovevano fare più soldi possibili e hanno cominciato a scegliere i percorsi più difficili, quelli in zone franose, quelli dove c’erano più lavori di sterramento e più palificazioni da fare. E poi, via via, quell’economia si è industriata per fare più soldi, dando lavori a subappaltatori che a loro volta subappaltavano e l’ultimo che arrivava doveva o pagare per tutti o industriarsi per fare economie sui materiali, con il risultato che conosciamo. Un Governo serio direbbe basta col nuovo: sistemiamo quello vecchio: costruire le cose e poi non poterle mantenere significa che ogni anno, di questo passo dovremo assuefarci ad una specie di domino: la legge fisica non fa sconti e quando hai messo poco cemento bene o male dopo quarant’anni il risultato si vede. Quindi, avviciniamoci all’idea che i soldi per le opere debbono essere soprattutto soldi nella manutenzione delle stesse, così come per la verità sto vedendo fare in Basilicata dove la Basentana è sottoposta ad una profonda opera di consolidamento , come pure la Tito Brienza e la 18 bis che dalla A3 porta a Lauria. E insieme a questo, investiamo in maestranze per la manutenzione, in operai dell’Anas, in operai delle Ferrovie, in operai della forestazione, in un ciclo che li veda impegnati sempre e tutti i giorni sul territorio. Ecco, più che la fantasia, ci vorrebbe un po’ di buon senso al potere, dove ognuno, Governo, Aziende Statali e Regioni, si interroghino seriamente su come mettere insieme risorse fisiche e risorse economiche per un ritorno alla manutenzione di una volta.