L’INDUSTRIA DELLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA

0

PIETRO SIMONETTI

SIMONETTI 2L’industria della bancarotta fraudolenta:la sentenza su azienda cinese che ha cambiato nome cinque volte e non ha lavora neanche un grammo di oro. Alcuni dei protagonisti delle truffe relative alle aziende fantasma “cinesi” di Tito oggi sono state condannate dal tribunale di potenza. Erano finiti in carcere nel 2014 per un’altra bancarotta fraudolenta a danno di Enti e strutture pubbliche con l’emissione di polizze assicurative taroccate per 13 milioni .Tra gli arrestati c’era anche Mauro Nardelli gia’ amministratore Orop e attuale socio Sinorop. Truffati anche la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli esteri oltre a tanti Enti territoriali come tribunali,Prefetture e persino il Ministero dell’Interno .Il gruppo che ruotava attorno alla azienda di Tito in questi anni ha “diversificato” le attivita’ attaverso un una rete di relazioni.Nardelli e’ stato per molto tempo anche contrattualizzato dal Ministero degli Esteri per occuparsi delle attivita’di consulenza del ministero in Iraq! Ricordiamo della pseudo azienda orafa di Tito: nel 1987 lo Stato finanzio’ il Centro Orafo,una societa’ italocinese, con l’art. 21 della legge 219.Spacciato per il piu’ grande investimento industriale cinese in Europa doveva recuperare gli impianti della ex Memofil e dare lavoro a circa 100 lavoratori della ex Marzotto: 12 milioni di euro per gli impianti e oltre 800 mila euro per tre corsi di formazione. Secondo il faccendiere architetto Pirovano, “l’angelo del terremoto” che usava l’elicottero per gestire una ventina di progetti nell’area terremotata e contattare collaboratori e faccendieri lucani, l’azienda avrebbe lavorato quaranta tonnellate di oro all’anno proveniente dalla Cina. Tutti sapevano che dalla Cina non poteva arrivare nulla: era vietata l’esportazione del metallo. L’azienda, che negli anni ha cambiato quattro nomi, è fallita tre volte (Cripo , Orop e Sinoro), ha prodotto tre processi penali e lavoratori disoccupati dell’ex Marzotto più altri quaranta reclutati per corsi di formazione senza che neppure un grammo di oro delle previste quaranta tonnellate entrasse nella fabbrica. Di fronte alle inadempienze, alle irregolarità ai fallimenti, il Ministero dello Sviluppo Economico il 6 novembre 2006 revocò il finanziamento e chiese la restituzione di oltre 10 milioni di euro, oltre a disimpegnare circa 5 milioni del contributo residuo rimasto nelle casse dello Stato. A distanza di sette anni dalla revoca e dalla emissione della cartella esattoriale lo Stato non ha ancora recuperato “il maltolto”. Anche la Sinoro s.r.l., come le precedenti società, ha prodotto un fallimento e molto altro. In data 24/10/2013 il Tribunale di Potenza decise con relativo provvedimento di nominare curatore fallimentare Alberto Di Bisceglie .Dopo poche settimane, all’ingresso dell’azienda di Tito viene sostituita l’insegna della Sinoro s.r.l. con la targa Sinorp srl ,un avviso comunicava la «la Sinoro si è trasferita a Tito in via del Convento».Lo stesso giorno del Fallimento Equitalia sud,che aveva in pancia un debito Sinoro di oltre 20 milioni di euro (capitale piu’ interessi) derivanti dalla cartella esattoriale emessa per recuperare il finanziamento statale revocato,vendeva all’asta per 1.205.000 euro il capannone di Tito alla società Sinorop , proprietà a maggioranza cinese e un amministratore unico che si chiama Mauro Nardelli già amministratore unico e poi A.D. della fallita Orop (già Cripo), dal 1993 al 1999, e poi consulente Sinoro . La Orop ,ricordiamo falli come la Cripo, con l’aggravante della bancarotta fraudolenta e relativo processo penale. .La Sinorp ,’ennesima azienda della costellazione “cinese”questa volta cambia la composizione della proprietà. Capitale sociale 10. 000 euro, 500 euro Nardelli e 9500 la Beijing Diamend societa’di fabbricazione dei gioielli srl(domicilio: Gulou Xingwang,Cina,presso distretto Miyun del Beiji camera 502). La Sinorop è stata costituita a giugno 2012 quando la Sinoro non era ancora fallita. Una storia ricca di procedure fallimentari, processi penali che durano decenni con creditori,compresi i lavoratori in mobilita’ in possesso di provvedementi per salari e Tfr , con ricadute gravissime e danni per altre imprese .Tutto questo accade durante la gestione fallimentare delle precedenti societa’ e della Sinoro.Ci sono norme precise che vietavano la vendita in tali circostanze. Equitaliasud sapeva del procedimento in corso.Evidentemente volle fare cassa solo con il 5% della cartella Sinoro,Si doveva e si dovrebbe ancora accertare le responsabilita’,verificare le possibilita’ di revocatoria e riutilizzare lo stabilimento di Tito, recuperare i fondi stanziati, e i livelli occupazionali fissati all’atto del decreto di finanziamento, circa 100 unità . Leggi nazionali e locali,compresa l’ultima sui Consorzi industriali prevedono tali misure. Basterebbe interrompere la pratica messa in atto ome raccontato nel rapporto”la Fabbrica del terremoto”. Almeno per tutelare la dignità e il ruolo delle Istituzioni e gli interessi pubblici. Il Consorzio Industriale di Potenza ,competente per l’assegnazione dei suoli e riassegnazione ,l’uso dei capannoni e le prelazioni dovrebbe verificare,alla luce delle decisioni ministeriali e giudiziarie e provvedere al recupero produttivo degli impianti. la Regione potrebbe con l’ASI e le parti sociali definire un piano di interventi anche alla luce dei recenti fatti dei protagonisti della vicenda romana(la sede della sinorop e’ allocata nello stesso posto dove agiva il fallito consorzio che produceva polizze . Evitiamo che venga messo a segno, anche utilizzando la fallita Sinoro,l’ennesima truffa .Ci vuole poco.Basta che qualcuno compri in sede di fallimento i macchinari valutati circa 500 mila euro! ( a fronte di un valore di circa oltre 6 milioni fatturati nel 2007 dalle aziende produttrici,in generale si tratta di macchine ancora prodotte dall’industria italiana e tecnologicamente avanzate) ed il gioco e’ rifatto. Anche l’Autorità decentrata del Governo potrebbe agire vista la pericolosita’ criminale dei soggetti in gioco. Il caso della fabbrica dell’oro che non ha prodotto nulla se non truffe, processi e disoccupazione è una delle tante ma resta forse la più grave nel panorama locale e nazionale. Una sfida allo stato di diritto che non puo’ essere ignorata o persa di vista pena la vittoria della pratica della illegalita’ e di assalto alle risorse pubbliche e la perdita di occupazione . Il Dipartimento Regionale competente dovrebbe convocare una riunione e procedere alle attivita’ legate alla applicazione delle leggi,al funzionamento dei Consorzi Industriali e la messa a punto di un piano per il riutilizzo dei 100 capannoni vuoti,chiusi o in regime di gestione fallimentare anche per dare risposta ai circa 2600 lavoratori usciti dalla mobilita’ ed ai tanti disoccupati? Il Dipartimento Attivita’ produttive e il Ministero dell’economia devono intervenire altrimenti passa la linea dei bancarottieri ,dei faccendieri a danno del lavoro e della legalita’.NonostAnte le sentenze. 29/3/2017

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento