teresa lettieri
Se non avete posseduto un cane almeno una volta nella vita non potete capire cosa significhi. Io non sono cresciuta con un cane e addirittura lo temevo. Perdipiù, mio fratello, è stato aggredito ben tre volte da cani, peraltro padronali, quando l’antirabbica era ancora praticata sulla pancia per cui la mia paura è aumentata con gli anni. La svolta avviene con mio figlio che, appassionato di animali in genere e dopo nutrite schiere di canarini, tartarughe e pesci rossi, mi chiede il cane. Come spiegargli il mio terrore senza trasmetterglielo? Gli regalo un cane ignorando che sarebbe diventato il mio cane. Milù, un beagle di tre mesi arriva qualche giorno prima di Natale e tutto sembra per me che un regalo. Mentre i bambini lo trattano come un peluche io mi ritrovo a svolgere tutte le mansioni immaginabili ed impossibili, dalla pulizia alla pappatoia in un periodo dove non sapevo se pensare al capitone di fine anno o al peso delle sue crocchette e alle varie ciotole allestite per l’occasione. Fatto sta che vivo giorni dove alla paura si sostituisce un tenero affetto, non fosse per il solo fatto di vederlo gioire ogni qualvolta mi vede arrivare. E gioisce anche quando alle sue marachelle io reagisco arrabbiandomi, lui abbassa lo sguardo cercando la mia comprensione che dopo un attimo è difficile non concedergli. Ovviamente il mio giardino ha vissuto con lui momenti drammatici, quasi bui e per una come me non è stato semplice sia praticamente che emotivamente sostituire puntualmente tutti gli irrigatori che lui distruggeva perché io lo lasciavo solo, causa lavoro. Era il suo modo per punire la mia assenza nonostante ogni sera mi vedesse rincasare, mi seguisse in tutte le mie faccende, attendesse la sua ciotola prontamente rimpinguata e ricevesse le mie coccole. E’ stata una delle esperienze migliori della mia vita e tra le più dolorose quando è morto, schiacciato nel sonno da una macchina che faceva manovra ignara della sua presenza nel cortile. Ho pianto un amico, un compagno, una presenza-presente in ogni attimo della giornata, assolutamente disinteressata da ciò che potessi donargli, completamente soddisfatto da una carezza semplice o anche dal mio sguardo distratto. “E’ solo un cane”. Questo mi disse chi si trovò alla telefonata della morte di Milù alla quale io reagii come se fosse avvenuta una disgrazia ad uno dei miei figli e lasciando tutto per correre dal veterinario che lo stava assistendo negli ultimi attimi della sua vita. Gli ho tenuto la zampa fino alla fine, sapeva che ero con lui e mi ha aspettata per salutarmi. No, non è solo un cane ma come vi dicevo non si può comprendere se non lo si è avuto per compagno lungo una parte della propria vita. Dopo una settimana c’era Roy. Uno splendido labrador, indisciplinato e giocherellone come nessuno. Un cane poco signorile rispetto a Milù, uno scolaro indomito che ha evaso qualsiasi lezione di buone maniere e continua a riempire la mia giornata nei pochi attimi in cui ci incrociamo verso sera. Rappresenta il raggio di sole nell’ansia delle preoccupazioni, la ricompensa affettiva ad una giornata dove tutti ti sono passati sopra con il loro tutto ma lui ne ignora i connotati e ti piazza le sue zampe al collo contribuendo al conto della tintoria. Lui è un curatore di anima h24, sempre pronto con la sua coda a tenerti il passo, ad accoglierti al rumore della macchina, a seguirti fino al portone di casa ficcando il muso nelle buste della spesa per fregarti alla prima disattenzione il prosciutto di quell’ignobile toast che avevi programmato per cena mentre è la sua giusta ricompensa ad una giornata di attesa. Tutto questo per raccontarvi e raccontare a quegli impavidi assassini che gongolano quando pubblicano foto di impiccagioni, di abbandono, di torture verso i cani (ed in genere verso gli animali) che una delle piccole cose di cui andare orgogliosi è la cura che sanno dedicarti a prescindere da ciò che tu fai per loro. Un amore incondizionato, una fedeltà ogni oltre limite immaginabile, una attenzione per qualsiasi gesto a costo zero. Credo che i cani siano capaci di cose che una persona non riuscirebbe a pensare, se pensiamo che in fondo non è un umano. In realtà, ed oggi si avverte più che mai, non è una caratteristica dell’uomo amare incondizionatamente, donarsi senza misura, non aspettarsi nulla da nessuno, aspettare con il rischio di essere ignorati e potrei andare avanti ad oltranza. Queste sono robe da cani, che vivano in famiglia o meno. Dai cani otteniamo lezioni di umanità, di fedeltà, di affezione, di soccorso. Cani che sono morti per i loro padroni, che ne hanno vegliato il corpo, che hanno salvato perfetti sconosciuti, che hanno sgominato truffatori, che hanno curato disabili. Di recente una petterapy, in Inghilterra, dove la sensibilità verso gli animali è molto percepita e divulgata, racconta di cani saliti in cattedra per sostenere i bambini nella lettura e nella gestione della scuola, dall’ordine alla pulizia. Progetto voluto fortemente da una insegnante che ha dimostrato quanto possa essere utile il supporto di un cane nelle attività didattiche di un bambino…pare che leggano meglio e con più piacere se un cane li ascolta. E allora vai con la carica dei 101!