Ci sono poche fortune nella vita: il senso dell’umorismo, il metabolismo alto, essere imparentata stretta con un pilota di Formula Uno, avere qualcuno che stira per te, non dover fare il cambio di stagione. Se non siete così fortunate, questo è il periodo nel quale, come dice una mia amica, noi morbide possiamo passare dal questo-me-lo-metto-quando-dimagrisco invernale al questo-me-lo-metto-quando-dimagrisco estivo. In primavera, inesorabile si avvicina il momento della scopertura dei centimetri di pelle per il caldo, e già sappiamo che come davanti al Giudizio Universale i peccati invernali non ci verranno perdonati. Siamo passate da Natale a Pasqua senza soluzione di continuità, e quella fantastica dieta accennata – non fatta veramente – ai primi tepori ormai è un lontano ricordo. Piuttosto che fare la prova costume cominciamo a pensare che in fondo anche la montagna non è poi un brutto posto dove andare in vacanza. I social network, che come è noto sanno tutto di noi meglio di noi stesse, ci inondano di promozioni di abbigliamenti per i primi caldi. L’algoritmo inventato da Zuckerberg nel mio caso si è fatto l’idea che io oltre che cicciottella sono anche pudica, o musulmana, perchè da mesi mi martella con pubblicità di “tankini”, che sono quei costumi – suppongo da spiaggia – a metà fra un bikini ed un cappotto, che sempre prevedono il mutandone girovita sotto, e una specie di vestaglia sopra, che scopre le spalle ma mai – mai, assolutamente, la pancia. Talvolta sono coperte perfino le spalle, rendendo vana qualunque velleità di prendere un po’ di sole, che fa tanto bene, invece, alle ossa, che pure ci sono, ve lo giuro, sotto gli strati di morbidezza. E però sempre le modelle che indossano ‘sti burka da spiaggia sono quindicenni che hanno passato 10 anni della loro vita a fare addominali. Oltre al danno, la beffa: se mettessi io uno di quei cosi sembrerei la mamie di Via col Vento in versione svedese.
E’ la stagione delle diete lampo, quelle che promettono di perdere 15 chili in una settimana, risultato sicuramente raggiungibile solo a patto di amputarsi entrambi gli arti superiori ed inferiori. Diete nelle quali si mangiano solo carote, o semi di chia, riducendosi a conigli psicotici ben prima di aver perso il peso necessario. E’ il momento del boom delle iscrizioni in palestra, o della disperata attività fisica all’aria aperta, così che ogni parco o via vagamente alberata della città si trasforma in un girone dantesco di signore e signorine in tutone sformate, capi di abbigliamento decisamente non tecnici (calzini marroni, acrilico fucsia degli anni ’90, maglioncini da barca, giacche impermeabili dell’esercito), guance arrossate dallo sforzo, extrasistole in agguato, che camminano come forsennate avanti e indietro, cercando di ricordare come si fa a respirare. E’ il periodo del picco delle vendite di frutta e verdura, di integratori “vialapancia” o “vitasnella” che – fateci caso – promettono mirabilie “se associate ad un regime alimentare controllato e ad una sana attività fisica”. E grazie al ca@@o, che così dimagrisco, pure senza i pilloloni a 200 euro la bottiglia. Ci vorrebbe il coraggio di fare un esperimento scientifico, con un gruppo di controllo, uno che non mangia e va a correre, e uno che non mangia, va a correre e si prende i pilloloni, che comprovi oltre ogni ragionevole dubbio che i primi dimagriscono più dei secondi, anche perchè i pilloloni sono fatti di acqua zucchero e liquirizia, e quindi non solo non servono ad una beneamata, ma apportano pure calorie indesiderate.
Sì, lo so. Anche la ciccia ha le sue soddisfazioni, in fondo siamo amate da molti uomini mai abbastanza coraggiosi da dichiararlo apertamente. Ma ricordatelo, alle orecchie di noi rotonde per costituzione e definizione nessuna parola d’amore suona più celestiale di “ti vedo dimagrita”.
