Mr. Zuckerberg ci avverte: siamo due miliardi, iscritti a Facebook. Lui la mette sul collaborativo: avrete ricevuto tutti (quelli iscritti a Facebook, ovviamente) il colorato spottino col quale vi si dice che state facendo bene, che “sembrano piccole cose” mettere un like al post di un amico, e condividere una causa, ma non lo sono. E’ la chiusa, che mi inquieta alquanto: “Insieme, possiamo fare grande cose”.
Sono tanti, due miliardi di persone. Anche al netto di chi ha aperto un profilo e non ha mai saputo che farsene, veleggiamo pur sempre sul miliardo e mezzo di utenti. Non sono una studiosa del fenomeno, se non in modo empirico e quindi parziale da quello che accade a me su questa piattaforma: se siete interessati, però, ci sono molte ottime pagine in rete (ne pesco una fra tantissime: quella di Vincos che esamina i dati in Italia per il 2016). E’ noto a tutti, a tutti quelli più attenti, che la rete, e i social network in particolare, rischiano di prendere una piega che nessuno dei tanti suoi appassionati stava prevedendo: il cofondatore di Twitter dichiara desolato, solo qualche mese fa: “Una volta pensavo che il mondo sarebbe diventato un posto migliore se tutti avessero avuto la possibilità di parlare liberamente e scambiarsi idee. Mi sbagliavo“. Stanno diventando oggetto di studio, e anche di tentativi di trovare un’altra via, tutti i fenomeni deleteri che i social network stanno facendo prepotentemente venire alla luce: haters, aggressioni di massa, cyberbullismo (che riguarda anche gli adulti), bufale, click baiting, circolazione inarrestabile di notizie false spacciate per verità scientifiche, la totale perdita del controllo della nostra privacy, l’ampliarsi a dismisura di molti reati già esistenti (pedofilia, truffe), il sostegno a politiche “per i cittadini” basate solo su questo, e PERCIO’ di inquietante successo. Non sono fenomeni circoscritti solo al virtuale: pensate all’assurdità delle morti – anche in Italia, anche a due passi da noi – per malattie che erano state debellate da decenni, grazie alle stupidissime ignoranti e e devastanti campagne “no-vax”, e avrete una idea più precisa di quanto sta accadendo.
Quali saranno le “grandi cose” a cui si riferisce Mr. Zuckerberg? Certo, nelle mani giuste due miliardi di persone possono davvero fare grandi cose: sostenere programmi umanitari, debellare malattie (appunto) e fame e sottosviluppo, perfino intervenire in conflitti internazionali, e forse risolverli. Il punto è che FINORA la rete – e i social network – sono serviti esattamente al suo opposto, cioè a far venire fuori, come in un colossale spurgo collettivo, solo il peggio di noi: senza voler arrivare ai reati, hanno enormemente amplificato la quota di narcisismo presente in ciascuno di noi, le invidie, le gelosie, le piccole o grandi tragedie familiari o fra amici. Certo, c’è anche molto altro: la circolazione delle idee, i contatti fra persone lontane che difficilmente avrebbero potuto sapere le une delle altre, le iniziative benefiche e salvifiche. Ma la sensazione è che stiano diventando minoritarie, o che anche esse si prestino a mostrare il loro lato oscuro ben più di quello luminoso: sono davvero piacevolmente in contatto con l’amica lontana, o cerco solo di impicciarmi? c’è un limite alla diffusione del suo dolore, che magari percepisco da un post? chi mi impedisce di etichettarla come “depressa” con una terza amica, e invece era solo uno sfogo, del tutto momentaneo? l’iniziativa benefica, la metto su FB perchè ci credo davvero, o perchè voglio farmi dire quanto sono bella brava e buona? esaltare il mio lavoro, le cose che faccio, serve davvero a far capire quanto amo fare quello che faccio, o poi conto spasmodicamente i like e i complimenti, che raccoglierei pure se stessi parlando di spaccio di eroina?
Non ci sono modi assolutamente giusti o assolutamente sbagliati per usare la rete in generale, ed i social network in particolare, e non c’è dubbio che ci abbiano cambiato, anzi rivoluzionato la vita, ed è con essi che dobbiamo fare i conti tutti i giorni – al netto di qualche sparuto vietcong che si proclama fieramente “fuori dalla rete” e non si rende conto che è rimasto nella foresta a combattere contro nessuno in una guerra già finita. Non ho ricette nè consigli. Ma, ecco, attendo con un filo di ansia MOLTO vigile cosa Zuck vorrà fare, con i suoi due miliardi di iscritti, che già non faccia oggi, ovvero trarne un immenso profitto ed un altrettanto immenso potere.
