Siamo arrivati agli stracci nel Centro democratico di Tabacci, prima incantato dalle sirene di un imprenditore che macinava voti e cacciava assegni come passpartout per la politica , poi gettato via dallo stesso senza neanche una lettera formale di dimissioni. Ben gli sta a Tabacci, una persona dal passato glorioso ma dal presente deludente, che va in giro per l’Italia a trovarsi le persone in grado di farlo tornare in parlamento, ora con questo ora con un altro schieramento. Se la politica è questa di girare da una parte e dall’altra, ci stanno bene pure quelli come Benedetto, che entrano nei partiti mostrando la virilità di un portafoglio pieno messo al posto giusto, riempendo di tessere la tesoreria e naturalmente prendendosi l’incarico di tesoriere, perchè un “tesoro” così è sempre bene accetto in partiti che fanno la fame. Dicono che abbia fatto tessere per 180 mila euro e , se fosse così, ci sarebbe da chiedersi se non sia il caso di darci un controllo, non foss’altro per non ritrovarsi iscritto “all’insaputa”. Ma del centro democratico, come dell’assessore Benedetto, non ci importa gran che, non fosse che , loro malgrado, rappresentano il vero problema di questa democrazia nella quale sono entrati i soldi non per mantenere i partiti, ma per fare carriera nei partiti e scalare il potere regionale e nazionale. Berlusconi è stato il primo a rompere il tabù di una imprenditoria che si manteneva a latere del potere decisionale, pronto a dare consigli interessati e sostegni interessati. Poi è arrivato il deterioramento delle regioni, con consigli regionali che da Nord a sud brulicano di imprenditori di vario tipo e varia specie. Non che gli imprenditori non abbiano il diritto della politica, ma almeno dovrebbero stare attenti a non cadere in un quotidiano conflitto di interessi. Il vulnus alla crescita è sempre lo stesso: i soldi che vengono intercettati prima del rubinetto di uscita. Un tempo c’era la Cassa per il mezzogiorno dove non tutti arrivavano alle stanze giuste, poi è arrivato il Ministero con l’incentivazione all’imprenditoria del Sud, stessa musica, adesso ci sono persone a molti livelli che quando passa un provvedimento che gli interessa, si girano di spalle, facendo finta di non conoscerlo. Sono cronache quasi quotidiane che riguardano il sistema generale e che vengono da Napoli, da Reggio Calabria, da Roma, come da Potenza. Ecco perché ci si ostina a non fare una legge seria sui partiti. Perché quella obbligherebbe alla trasparenza, al confronto, all’osservazione ed al giudizio di tutti su persone, fatti o cose e soprattutto sulla candidabilità delle persone. Questo sistema invece è come un suk dove gli interessi più vari si incontrano tra una boccata di narghilè ed un’altra. r.r.
GLI STRACCI DI TABACCI
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