PITTELLA A MARONI E ZAIA , ATTENTI A NON GIOCARE SPORCO

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rocco rosa

Il primo a scendere ufficialmente in campo sul referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia, che si terrà il 22 ottobre, è stato il Governatore della Basilicata Pittella e bene ha fatto a raccogliere le preoccupazioni che salgono dalla popolazione più avvertita che da tempo teme la sottovalutazione di queste rivendicazioni. Su queste colonne ne abbiamo fatto un argomento ricorrente, ma in forma spontanea e  sulla base della sola esperienza derivante dagli anni. Era giusto che si portassero cifre e fatti per far capire che quelle Regioni non hanno diritto ad andarsene da nessuna parte se prima non si chiariscono i punti di partenza. Che non sono quelli certamente di una regione che deve dare gratis allo Stato le sue materie prime, le sue risorse materiali ed umane, e di altre regioni che grazie a partenze diverse e a percorsi diversi sono oggi in grado di correre non aspettando e rispettando chi va più piano perchè sta correndo in salita. Partenza uguali e percorsi calcolati sulla base del grado di difficoltà oggettiva, che debbono essere valutate con la logica dell’intervento aggiuntivo a quello ordinario. Fatto questo, una maggiore autonomia di governo alle realtà loclai non guasta a nessuno, a patto che ci siano criteri oggettivi e costituzionalmente garantiti di ripartizione delle risorse pubbliche. Questa nota di Pittella è chiara ed esaustiva e sarebbe bene che la facesse pubblicare a pagamento sui giornali, specie quelli che del Sud parlano solo quando hanno qualcosa di brutto da evidenziare. Nè sbaglierebbe,Pittella, a convocare a Potenza i Governatori delle regioni meridionali per fare fronte comune ad un problema che non può essere sviscerato unilaterlamente. r.r.

 

“I venti di guerra che in queste ore spirano sulla Spagna, alla vigilia del preannunciato referendum indipendentista catalano, che rischia di innescare una polveriera potenzialmente devastante e difficilmente gestibile per la tenuta democratica di quel Paese, rappresentano per noi tutti un campanello d’allarme. Lo è per l’Italia. E a maggior ragione per una comunità nazionale – come la nostra – attraversata da spinte “autonomiste” che sfoceranno nel referendum del 22 ottobre prossimo in Veneto e Lombardia, nel malcelato tentativo di scardinare il patto sociale su cui si fonda la Repubblica italiana, a danno soprattutto delle regioni più deboli.
Mi auguro ci si fermi in tempo. Perché in caso contrario sarebbe una sciagura istituzionale e sociale, oltre che un colossale errore politico, addebitabile ad una classe dirigente locale impegnata a solleticare la “pancia” del proprio elettorato, pur di inseguire un consenso sempre più alimentato da populismi, egoismi e campanilismi.
Mai come in questo momento, l’Italia ha bisogno di più unità. Di una visione comune. Di un idem sentire su valori condivisi, per affrontare, partendo da una nuova e più forte solidarietà nazionale, i grandi temi dello sviluppo, in uno scenario europeo e mondiale sempre più complicato e difficile.
Le Regioni devono mettere a valore la propria identità, senza guerre fratricide, in un quadro di collaborazione istituzionale che premi la linea del dialogo e del confronto costruttivo tra Governo centrale e realtà locali. Un esempio è quello che
abbiamo fatto con l’accordo sull’acqua sottoscritto lo scorso anno tra Basilicata, Puglia e governo nazionale. Quell’intesa di programma rappresenta un caso virtuoso di solidarietà territoriale che ha trovato nei diversi “Patti per il Sud” un momento di successiva, ulteriore esaltazione.
Ho già avuto modo di ricordare che grazie allo straordinario lavoro di Claudio De Vincenti, il Ministero per il Mezzogiorno è diventato una realtà dalla quale partire per fare del Sud una opportunità di crescita dell’intero Paese.
Del resto, proprio alla luce di quello che sta accadendo in Spagna, reputo sbagliata la guerra dei numeri che ancora una volta, in questi giorni, si è innescata tra Nord e Sud. L’economista Gianfranco Viesti replicando al direttore di Bankitalia Salvatore Rossi ha dimostrato, dati alla mano, che negli anni della crisi le classi dirigenti del centrodestra hanno fatto pagare soprattutto al Sud il conto dell’austerità.
E’ un dato di fatto che nel Mezzogiorno siano disponibili meno servizi, e spesso di qualità inferiore, per i cittadini e le imprese. Nel periodo 2000-2014 le Ferrovie dello Stato hanno investito meno di 50 euro pro-capite al Sud e quasi 120 al Centro-Nord. La spesa pubblica allargata, nel 2015, era pari a 15.801 euro pro-capite al Centro-Nord e a 12.222 euro nel Mezzogiorno, cioè il 23 per cento in meno. Il welfare italiano è prevalentemente pensionistico e questo di fatto contribuisce a spostare il denaro pubblico nel Settentrione, dove si pagano più pensioni e di maggiore importo. Nella scuola, nella sanità, nella raccolta dei rifiuti c’è poi un Sud a macchia di leopardo, con una minore dotazione di infrastrutture e capitale pubblico, come dimostra la stessa qualità degli edifici scolastici, della rete stradale e ferroviaria e di quella idrica e fognaria.
Come si vede, in un clima di scontro, ed utilizzando dati che sono sotto gli occhi di tutti, sarebbe facile soffiare sul fuoco del “ribellismo” istituzionale, alimentando i cori degli ultrà tra le diverse curve dello stadio-Italia. Ne usciremmo però tutti sconfitti. E ci ritroveremmo un Paese in macerie, sotto il profilo politico-istituzionale e sociale. Credo che nessuno lo voglia. E per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, lavorerò perché ciò non accada.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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