L’indagine epidemiologica riferita a due comuni della valle si potrebbe mettere in discussione dal punto di vista scientifico, partendo dai parametri adottati, dall’ampiezza del campione e dall’assenza di comparazione con dati regionali che non ci sono. Non è dato neanche sapere se in quel dato rione, in quel borgo o frazione di quel dato paese, 30 anni fa le cose andavano meglio o peggio: Però il risultato politico c’è tutto, con un allarme generale che ha scosso quel clima di assuefazione e di fatalismo che si stava creando intorno alla vicenda petrolio e che porta i decisori regionali a muovere le chiappe per riparare ad una assenza di vigilanza che su questo aspetto c’è stata, e di cui non sarebbe male capire le ragioni. Parlando dell’oggi però, va detto che due errori non bisogna fare: il primo è di trovare ragioni per demolire quello studio, il che non ci porterebbe a niente, se non alla conseguenza di perdere altro tempo; il secondo è di evitare che ogni comune vada per conto suo, utilizzando le roialtyies per fare qualcosa che il sistema sanitario lucano non solo è in grado, ma che è anche in obbligo di fare. La cronaca istituzionale è piena di proposte operative, di iniziative legislative, di mozioni ed interrogazioni. C’è bisogno di mettere insieme una risposta che sia la più concreta possibile, la più partecipata possibile: da un lato tutte le misure per eliminare l’inquinamento atmosferico per emissioni che, se pure possono essere a norma, non escludono il rischio di malattie ( il Veneto per i veleni nell’acqua ha abbassato motu proprio le soglie di alcuni i componenti chimici); dall’altro una mobilitazione dell’intero sistema sanitario affinchè si ripristini un modo serio, concreto e generale il funzionamento del servizio epidemiologico , a partire dai dati in possesso dei medici di famiglia (che dovrebbero essere la base per l’accertamento a tappeto delle malattie ) per finire alla famigerata cartella elettronica sanitaria che tredici anni fa è partita in pompa magna , ma che si è persa nel bosco del CNR. Il fascicolo sanitario elettronico (FES) è attivo al 100% in Emilia Romagna e Lombardia, seguite da Lazio (99%)., Valle d’Aosta (95%) e Puglia (93%). Fanalini di coda ancora a zero sono Calabria e Campania, seguite da Basilicata (12%) e Abruzzo (36%).I primi a partire, gli ultimi ad arrivare. Come sempre il problema è passare dalla teoria alla pratica, dove a chi studia dovrebbe sostituirsi chi quelle cose le deve applicare. Solo che la burocrazia da questo orecchio non ci sente.