
TERESA LETTIERI
Ci hanno raccontato che ci avrebbero protette. Ci hanno raccontato che sarebbe bastata una denuncia e da quel momento saremmo state libere di ritornare alla nostra vita normale, fatta di amiche, di cinema, di passeggiate, lavoro, figli, spesa, palestra. E non ce l’hanno solo raccontato. Perché la legge oggi ci tutela da un incubo. Dalla persecuzione, dall’ossessione, dal terrore di chi ci vuole a tutti i costi e contro la nostra volontà. Che sia uno sconosciuto, un compagno o un marito. Che sia una fissazione o l’amore (finto) del quale si vestono ignorando che per amore non si perseguita, non si minaccia, non si uccide, siamo garantite verso chiunque. E invece, nonostante la legge, la denuncia e la querela spesso si subisce violenza, si rimane sfregiate e uccise. E’ solo una questione di tempo, perché il tempo di chi ci attenta è diverso dal tempo della giustizia e in quel periodo si consuma tutto. Si consumano le vittime che non vivono una vita serena e si consumano le aggressioni e i delitti. La cronaca ne è piena e spesso i femminicidi sono inevitabili perché non solo frutto della degenerazione di una litigata che chiude con un epilogo tragico, ma anche di questo maledetto tempo che intercorre tra denuncia e condanna durante il quale può accadere ciò che non dovrebbe. L’ennesimo fatto di sangue di Latina rinnova i limiti di una legge, peraltro con la recente riforma del codice penale caricata da un nuovo ostacolo (il risarcimento per la parte meno grave dello stalking), che aggrava una situazione già difficile per molte donne, nel migliore dei casi, costantemente sotto minaccia. Si lascia, infatti in questo periodo maledetto, la possibilità all’aggressore di armarsi e uccidere, più volte. L’arma del marito di Antonietta, come di Maria, Francesca, Monica non ha colpito solo lei ma anche i suoi figli. Due bambine uccise nel sonno dopo il ferimento della madre nel garage. E’ bastato sottrarle le chiavi di casa per asserragliarsi nell’appartamento e compiere l’azione più abominevole che un padre potrebbe verso i figli. Inquietanti sono i commenti che seguono e che dànno contezza, sebbene da accertare, di un problema sistematicamente sottovalutato. “Non stava bene”, “Aveva squilibri psichici da quando si era separato”, “Assumeva medicinali perché non accettava la separazione ed era tormentato”. Poi si scopre che era pure un agente dell’arma e possedeva la pistola di servizio. Non che sia difficile procurarsene una se l’obiettivo è farla pagare. Se il fine è sterminare per “amore”. O mia o di nessuno. E per questo devo ucciderti. Probabilmente colmare il gap temporale, che consente all’ossessione di prendere strade pericolose, di percorrere una escalation di intimidazioni ed aggressioni difficili da gestire, potrebbe ridurre la drammatica percentuale di omicidi che coinvolgono le donne reduci da una separazione o tormentate da un uomo che non accetta il rifiuto o la fine di un rapporto. Così come consentirebbe alle vittime di violenza di rivolgersi senza paura all’autorità giudiziaria, certe che quella denuncia potrà garantirne un minimo di serenità. Denunciare è importante perché rappresenta un primo passo verso la consapevolezza della violenza, dell’orrore subìto quotidianamente che se entra a pieno titolo nel vissuto rischia di essere sopportato senza alcuna reazione, come un dolore che non ha vie d’uscita se non quello dell’accettazione. Se a questo si aggiunge che, nella maggior parte dei casi, il legame “affettivo” che unisce i due funziona da deterrente ad una eventuale denuncia si comprende bene quanto sia difficile uscire dalla spirale di condizionamento che lega la coppia sebbene razionalmente nessun affetto può appartenere ad una relazione violenta. Ma nella violenza non esiste razionalità che tenga, né da parte di chi la esercita, né da chi la subisce senza ribellarsi, ecco perché nelle occasioni in cui si riesce a superare il livello di paura che frena la denuncia e si ricorre alle autorità competenti sarebbe opportuno continuare a sostenere quel minimo di consapevolezza verso sè stesse che solo la tutela e la protezione di chi è deputato per funzione può determinare. Diversamente la strage delle innocenti servirà solo a raccontare tante inutili morti.