CRISI DI FAMIGLIA IN UN INTERNO

0

Umanamente comprensibile, politicamente inaccettabile. Quello che sta avvenendo per la elezione del nuovo presidente del Consiglio regionale non può che commentarsi così, come si commenta  un tentativo di prendere a volo l’ultimo autobus della notte. Salta il bon ton, saltano le prassi, la parola data non vale più e ognuno rivendica il diritto a salire come specie protetta sull’Arca di Noè. Ieri la giornata politica è vissuta intorno allo sforzo del pd di trovare, al proprio interno e fuori, i voti per far eleggere il consigliere Aurelio Pace, in onore agli accordi politici con quella parte del centro moderato che ha mantenuto il governo Pittella, facendolo con coerenza e con convinzione. Correttezza politica vorrebbe che i patti si mantengano , perché una coalizione è tale se si rispetta l’equilibrio delle forze e il valore degli alleati . Invece nel Pd è scattata la lotta all’ultimo incarico di rilievo politico-istituzionale, un incarico prestigioso quanto spendibile sui nostri territori, dove un presidente dell’Assemblea regionale ha ancora qualcosa da dire e da fare.  Invano il Segretario dei socialisti , Livio Valvano, ha  avvertito alla  vigilia che “ i patti vanno mantenuti”: la volontà cioè ,i numeri mancano  e difficilmente si potrò far recedere dal loro atteggiamento  i consiglieri che hanno compiuto lo strappo, a cominciare da Piero Lacorazza che ha annunciato che se non si ridiscute quella postazione lui si chiama fuori dalla maggioranza. Una posizione drastica, spiegabile anche con il fatto che in questo momento è anche il più isolato e vede con un certo timore il profilarsi all’orizzonte di un accordo tra Leu e Pd  che lo mette in pratica nella condizione di  dover “ballare da solo”. La stessa cosa per Santarsiero che , a partire dalla questione Potenza città, non ha mai nascosto l’avversione agli autori della strategia Pittelliana pro De Luca, che gli ha creato non pochi problemi politici e anche personali. Proprio questi segnali di fumo che si scambiano le riserve indiane rimaste, Pd e Leu, fanno pensare che non è improbabile che di fronte alla impossibilità di tirare la quadra, possa nascere il tentativo di votare Giannino Romaniello, come segnale di distensione e come approccio al dialogo con la compagine di Speranza. Ma il pericolo è che se cerchi di creare un muretto da una parte, ti devi aspettare uno smottamento dall’altra. Insomma nessuno si fida di nessuno, e il nuovo segretario deve fare i conti con consiglieri che  non vogliono mettere in conto la possibilità di non essere rieletti e si giocano il tutto per tutto. Comprensibile sul piano umano, una Caporetto sul piano della tenuta di un partito e del suo tentativo di recuperare credibilità. Giuseppe Digilio

Condividi

Sull' Autore

Lascia un Commento