ELEZIONI REGIONALI: OGNUNO PREPARA LA LEGGE PIU CONVENIENTE

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Si apre una settimana nella quale, a scanso di sorprese sempre possibili, due temi saranno al centro dell’iniziativa politica: le proposte di modifica della legge elettorale e la prima discussione sul regionalismo differenziato. Per quanto riguarda la legge elettorale , il Presidente della prima Commissione Lacorazza ha preparato un calendario stringente, perché, se si vota a novembre, bisogna andare veramente di corsaper adottare gli adempimenti che le votazioni comportano. E questi adempimenti non sono cosa da poco. Bisogna innanzitutto approvare la legge che istituisce la Consulta di garanzia, l’organismo che sovrintende alle operazioni elettorale. Poi bisogna approvare il regolamento per le operazioni elettorali, quello che dovrà diventare il vademecum dei presidenti di seggio e degli scrutatori, Infine, sulla base della legge elettorale, bisognerà coinvolgere, con protocolli ufficiali, le Corti di Appello e le Prefetture per l’iter delle operazioni, dal controllo delle liste , dall’accettazione fino alla proclamazione dei risultati ufficiali. Sulla legge elettorale, tutte le certezze che la maggioranza esprimeva solo qualche mese fa sono venute meno con il terremoto politico del 4 marzo. Il numero delle circoscrizioni che qualcuno voleva portare almeno a 4, per zone omogenee, presenta rischi notevolissimi per quei partiti che giocano su una coalizione larga, perché molte liste più deboli rischiano di farcela in una parte del territorio e di sparire nell’altra. Mentre per il centrodestra una articolazione del genere non appare indifferente perché ci sono zone ( Bradanico, Metapontino, Matera) dove il bottino potrebbe essere notevole, i cinque stelle lavorano per l’obiettivo opposto: più si riducono i collegi più si esalta il voto politico del Movimento, anche per via del fatto che esso non dispone di molti referenti zonali, a differenza delle due coalizioni di centrodestra e di centrosinistra. Sulla elezioni diretta del presidente, la discussione non si dovrebbe neanche aprire, anche se sono in molti a pensare che, data al situazione, non sarebbe male ricorrere ad una elezione di secondo grado dove quello che eventualmente esce dal portone si può riacchiappare dalla finestra. Insomma è il tema della settimana. O almeno fino a giovedì, quando si affronterà quello del regionalismo differenziato, ascoltando in un convegno le esperienze di chi già è arrivato o è ad un passo dal traguardo. Quando gridavamo al fatto che le regioni Lombardie e Veneto stavano preparando, nel silenzio generale, una mezza rivoluzione , parlavamo al vento. Neanche sei mesi e ci troviamo a dover rincorrere una diversa autonomia soprattutto riguardo ad alcune risorse che sono nostre ma che, ora come ora, servono a migliorare i conti della Lombardia. Giuseppe Digilio rocco rosa

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