Giudizi discordanti sulla iniziativa della Giunta regionale di promuovere il reclutamento di personale degli enti locali attraverso una convenzione col Formez che , tramite la società in house Ripam, avrebbe il compito di reclutare e formare le competenze che servono alle amministrazioni. Da una parte (Mario Polese per esempio) si evidenzia giustamente la opportunità di un aiuto finanziario regionale senza del quale le Amministrazioni locali non sono in grado di provvedere al reclutamento, dall’altro ( Gianni Rosa) si sottolinea il pericolo di creare nuovo personale precario destinato a percorrere per anni la via crucis dei contratti a termine, quando va bene: i Sindacati, al solito, solito, attendono di capire, perchè sul rpecariato non sono proprio preparati. Questo meccanismo di reclutamente non è nuovo, avendolo già sperimentato nel decennio scorso la Regione ed il Comune di Potenza , con soluzioni diverse che andrebbero studiate nelle scuole di amministrazione per capire il diverso esito che una decisione in un senso o nell’altro può provocare. Dunque nel 2005 il Formez, con un investimento dell’Unione Europea, mise in atto un progetto analogo, di assistenza a Regioni e Comuni per l’utilizzazione dei fondi europei. Il Formez , attraverso il Ripam, fece la selezione che prevedeva un punteggio minimo di laurea ( 105), una conoscenza certificata dell’inglese e un colloquio . Terminata la selezione gli Enti che avevano aderito al cosidetto progetto SPHERA furono messi in condizione di attingere da quella graduatoria, previo un ulteriore colloquio con i giovani risultati idonei. Solo che mentre altre Regioni e Comuni assunsero queste persone a tempo determinato, Comune di Potenza compreso, la Regione li assunse con contratto di collaborazione. Risultato: Vito Santarsiero ha legittimamente assunto una cinquantina di giovani, fra tecnici e amministrativi, mentre le 75 persone del progetto regionale sono da 13 anni in attesa di essere sistemati. E la profonda ingiustizia che queste persone vivono, vedendo i loro colleghi delle altre regioni selezionati dal Formez e assunti in pianta organica, è qualcosa che grida vendetta e che ha già portato alcuni a rivolgersi alla Corte di giustizia europea per chiedere se sia possibile una discriminazione di tal genere, per persone che sono state reclutate alla stessa maniera ma che hanno condizioni di lavoro del tutto diverse. E allora, se pure sono da soppesare i vantaggi di un aiuto regionale per le incombenze dei Comuni che, per il patto di stabilità, non riescono a risolvere problemi di organico, è pure vero che nella decisione bisogna anche soppesare il dopo , in termini di possibilità di assunzioni o di nuovi finanziamenti per tenere quelle persone nel circolo poco virtuoso di un precariato permanente. Il segnale di un lavoro che parte precario e poi non si sa, vale bene solo per il primo giorno di lavoro. Dal secondo scattano rivendicazioni, proteste e soprattutto l’incertezza di un avvenire che non c’è. Per quanto riguarda il ruolo dei sindacati riguardo al precariato è bene non commentare: sono zombi. Si può capire, eccome, la necessità di dare risposte sul piano del lavoro anche per fermare l’emorragia di cervelli dalla Basilicata, ma bisogna essere chiari sul fatto che dietro questa iniziativa emergenziale c’è anche una strategia per rendere questi (nuovi e vecchi) precari permanenti ed efficienti, e non distratti a pensare a quando scade il loro contratto e a che ne sarà del loro futuro. Si trovi un modo, con l’aiuto del Formez, di bandire concorsi per tutta l’amministrazione pubblica. E poi gli idonei possono anche entrare in un piano del genere, sapendo che una amminsitrazione locale può assumerlo perchè risultati selezionati da un regolare concorso. Altrimenti ci sarà alle viste un nuovo ricorso al lavoro interinale. Rocco Rosa
IL RECLUTAMENTO NEGLI ENTI PUBBLICI, TRA FAVOREVOLI E CONTRARI
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