COSA MANCA AL SARACHELLA … PER ESSERE UNA MASCHERA ALLA GUISA DI PULCINELLA, MENEGHINO E BRIGHELLA?

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Proseguiamo nella nostra iniziativa di portare alla piena valorizzazione della maschera di Sarachella, come maschera simbolo della potentinità. La sensibilità finalmente riscontrata nell’Amministrazione civica, che ha fatto piazza pulita di tutte le insulsaggini sulla storicità di questa maschera, finalmente zittendo tutti quelli che  hanno confuso  alla grande la persona con il personaggio, peraltro fingendo di non capire che quest’ultimo è frutto della fantasia di un autore lucano che più degli altri ha scavato nel profondo della vita sociale potentina del secolo scorso. Adesso dall’adozione ufficiale della maschera Sarachella , che ha già portato ad una grande partecipazione delle scuole, bisogna fare il salto di qualità sul piano culturale e su quello più specificamente teatrale, portando questo personaggio ad essere al centro della commedia made in Basilicata. Una grande occasione per stimolare la creatività di tanti giovani lucani, autori, registi, scenografi , bozzettisti ed artisti. Sull’argomento c’è da sottolineare il grande impegno del Dr Rocco Cantore, da sempre sensibile a questi aspetti della potentinità e sostenitore di molte delle iniziative che hanno teso a valorizzarne i contenuti più autentici. Si formi un comitato di associazioni, e si trovi il modo di creare un fondo, anche con il sostegno degli enti di promozione, per fare un bando pubblico  sulla valorizzazione del nostro personaggio. Rocco Rosa

 

LUCIO TUFANO

COSA MANCA AL SARACHELLA … PER ESSERE UNA MASCHERA ALLA GUISA DI PULCINELLA, MENEGHINO E BRIGHELLA?

Manca la fiaba come quella del Pinocchio di Collodi, mancano le ribalte della Commedia dell’Arte con l’aiuto dei commediografi e degli attori; manca la storia della quale sarebbe stato testimone e protagoni-sta il Sarachella sia come maschera, come clown, come comparsa del nostro vasto cosmo e del grottesco.
Che lui abbia servito i Guevara, i signori della città, ed abbia fatto divertire il popolo, i conti Loffredo ed i grandi ricchi borghesi agrari e nobili. Abbia loro pulito le scuderie e li abbia fatti ridere.
Cosa manca al Sarachella?
Manca una città che dia il culto della propria identità, della sua storia, tradizione e del suo teatro so-ciale. Manca l’orgoglio di corredare il proprio mosaico di vicende, individui, personaggi tanto perché la storia venga anche drappeggiata e trapuntata di leggende, di racconti, di scene farsesche, comiche e drammatiche.
Hanno dipinto immagini del Sarachella come si è fatto con quella di Tartaglia o Beppe Nappa che percorrevano a passo di balletto il loro paese, mettendoli a confronto con il paesaggio che si vedeva oltre i ve-tri del castello del principe.
Ecco che occorre una storia con i caratteri e le maniere di una città non solo moderna, ma antica e da vecchio testamento, senza orpelli o infingimenti di falco realismo e di luoghi comuni.
Occorrono schemi figurativi, sagome che riproducono il Sarachella sui manifesti, nei libri, nei media, nel cinema e nella Tv, com’è accaduto per Pulcinella e per gli altri.
Certo che, al Palazzo dei Conti Loffredo, il Sarachella era vivo e presente, nelle feste di famiglia ed in quelle del Natale e della Pasqua.
Proseguire, dunque, con gli altri, quanto egli aveva fatto presso i Guevara, che avevano l’abitudine di tenerlo a portata di mano come diversivo e grottesca presenza, per l’esibitoria eccitata a comando da parte di chi voleva sconfiggere la noia.
Pare al tempo del 1435, il Sarachella, prestasse i suoi servigi, nelle piccole faccende, alla bella badessa Jacoba del monastero di San Lazzaro, la quale si avvalse di lui per contattare il cantore Luca Cioffi, già suo amico, naturalmente autorizzata dal Vescovo, al fine di vendere a quel signore un terreno alla Curisana, contrada della città. La badessa, non potendo pagare gli artigiani, per farsi riparare il mulino di san Luca, si avvalse dell’importo della vendita.
Pare che il Sarachella avesse fruito di una buona accoglienza presso le monache che si rallegravano dei suoi balletti e delle sue “moine”.
Ma non basta tutto questo per capire come una maschera giunga alla sua immortale vicenda, attraver-so le epoche, dal Risorgimento dell’Italia, con Pietro Lacava e gli insorti del 18 agosto del 1860, al primo novecento con la Squilla di Lello Pignatari, alle guerre coloniali ed oltre, la prima guerra mondiale, quella del 15/18, fino al nostro fascismo, e le sue capriole al Covo degli Arditi, ed il suo rifugio sotto la galleria delle “Calabro-lucane” durante quella degli anni ’40, ed infine nelle cuntane e nei sottani di un vico Addone sempre presente, oggi e domani!
La maschera di Sarachella, quindi, ha la sua immortalità, vive a ritroso nella storia della città, vive ancora nel patrimonio d’inventiva e di genio dei suoi poeti, dei suoi attori e del suo teatro, il buffo mondo contadino ed urbano.
Ma il Sarachella c’è stato anche quando a Carnevale partecipava alla festa della neve e dei coriandoli, del vino e delle salsicce, nel tripudio di maschere e contadini con gli organetti con la tarantella della “Pacchianelle”. Nelle feste del Carnevale dove il rito propiziatorio, sin dalla notte dei tempi, e la eccitazione del travestimento consisteva nell’agitarsi con saltelli, piroette e pernacchie assieme ai suonatori di pifferi ed al frastuono dei tamburelli.
Lì, la maschera di Sarachella trova la sua naturale combinazione ed acquista ulteriore significato di tradizionale e permanente maschera uguale a se stessa in rappresentazioni diverse, impersonata anche, ma non sempre, dallo stesso attore, con versi, panni, gesti e fondamentale ruolo con il suo significato psicologico; anche se in commedie di maschere con succinto canovaccio, non farcito, se non per pochi accenni, di dialoghi, bensì di movimenti, smorfie e voci rauche.
Infine chi è Sarachella? Forse ci può aiutare Cicerone che nel suo “De oratore”, dice: … “si tratta di personaggi con bocca, faccia, gesti e movimenti del corpo, voce chioccia o nasale, gutturale crepata, che su-scita il riso”.
«La maschera – come sostiene Mario Verdone nel suo saggio “Le maschere romane” – non va considerata con una fissità eterna, ma nella evoluzione costante che è propria della vita». Perché Brighella è conosciuto prima come “armata di pugnale” e poi semplicemente come “batacchio”?
Così per Sarachella non è una costante.
Questo lo documenta, in “Masques et bouffons”, Maurice Sand: «Le figure e i loro panni, si modifi-cano nel corso degli anni, anche con l’aiuto dei vari attori».

Lucio Tufano

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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