giovanni benedetto
Da mesi un gruppo di lavoratori della ICL ( istituto clinico lucano) , ex clinica Luccioni, staziona davanti la sede della regione, in maniera silenziosa e composta per protestare e sensibilizzare la giunta e l’assessorato alla Sanità a rimuovere lo stato di crisi occupazionale in cui si trovano.
Sono ventotto unità che hanno ricevuto la comunicazione di licenziamento collettivo in data 9 maggio 2017, resosi necessario, dopo una delibera regionale che stabiliva la sospensione del contratto di convenzione con l’Asp.
Dal mese di luglio dell’anno scorso i lavoratori non percepiscono più lo stipendio e sono scattati gli ammortizzatori sociali che permettono solo una sopravvivenza temporanea.
I lavoratori pagano una controversia nata tra la proprietà, di cui l’amministratore è Walter Di Marzo, e la regione Basilicata che, a causa di verifiche ispettive, ha scoperto molte inadempienze contrattuali della società, trasferendo tutto il dossier alla procura della repubblica di Potenza .
Il 14 marzo scorso la procura di Potenza su richiesta del Gip dello stesso tribunale ha emesso, come si sa, una ordinanza di custodia cautelare domiciliare a carico di Walter Di Marzo, Mario Muliere e Paolo Sorbo, due chirurghi della struttura e Archimede Leccese medico dell’Asp incaricato di controllare l’attività amministrativa della clinica.
Ma i tempi della giustizia non vanno d’accordo con il diritto al lavoro che le maestranze reclamano e non possono essere chiamati, con le loro famiglie, a pagare il prezzo di colpe che non hanno.
Si cercano soluzioni alternative, forse la revoca della regione della convenzione alla Icl potrebbe essere una strada, oppure un provvedimento della Magistratura per la prosecuzione in forma commissariale provvisoria della società. Tutti i consiglieri, a vario titolo, si dicono disponibili ad aiutare i lavoratori, ma nel concreto ognuno aspetta che la Giunta indichi la strada da fare.
