Il prezzo da pagare per restare integri nei propri principi è maggiore di qualsiasi altro costo e spesso questo prezzo non lo paga chi proprio di quei principi ha fatto muri insormontabili. Si sarebbero dovuti chiudere, quei pozzi di petrolio in Vald’Agri. Spegnere, bonificare. Resi innocui e cancellati in nome di chi ha perso tutto, o gran parte di ciò che aveva, perché costretto da malattie incurabili e inquinamento a soggiacere e soccombere alla ragion di stato. Lo chiedevano a gran voce coloro i quali si sono battuti, in questi anni, contro ciò che definivano “la peste nera della Basilicata”, trovando asilo e sostegno anche nel movimento di Beppe Grillo, le cui idee ecologiste e rivoluzionarie, hanno fatto breccia nel cuore di tantissimi lucani.
Ma la sola forza delle idee e la bontà dei principi, anche se estremi, non bastano, evidentemente. E’ bene prenderne atto e andare avanti aspettando che il tempo faccia il suo corso. Bello o brutto che sia.
Quello che ci riserva il futuro, abbiamo capito, che non dipende dalle promessa, né dalla volontà di chi le fa, ma da un sistema globale che ci tiene dentro per quello che paghiamo. In vite umane, in inquinamento e in spopolamento. Una ragion di stato che bypassa ogni volontà contraria, ogni tentativo di affrontarla.
E’ non è solo una questione di tempo perché è dal mattino che si vede il buongiorno e, a detta di molti, non ci sono segnali di discontinuità, nè da destra,nè da sinistra e neanche dai cinquestelle, rispetto alla strada tracciata ,
Un sogno. Ammettiamolo. Un sogno a cui hanno creduto in molti, anche nei cinquestelle: Quelli della prima ora e quelli di quest’ora (perché adesso, come nei migliori partiti, gli attivisti si dividono tra quelli della prima ora, quelli della seconda ora e, a guardar bene, quelli per cui tutte le ore sono buone per buttarsi sul carro dei vincenti). Un sogno che sfuma per tutti.
Pretendere di avere un punto in meno o un in più di royalty dalle compagnie petrolifere, a fronte di un rilascio di concessione, non è una cosa da ecologisti né da Movimento Cinque Stelle.
Così come il fatto di chiedere “maggiori garanzie ambientali” non garantisce assolutamente nulla. Anzi, certifica il fatto che, il processo di estrazione del petrolio è inquinante tanto da rendere necessaria una richiesta di maggiori garanzie ambientali.
Forse è arrivato il tempo di prendere atto che il petrolio è parte della Basilicata e ogni promessa è solo una suggestione elettorale. L’ha dimostrato, nel suo comizio potentino, lo stesso vice premier Di Maio, ma anche la ministra Lezzi in visita mensile in Basilicata, per i quali nulla si può fare, se non cercare di ottenere dalle compagnie petrolifere, maggior “rispetto” degli accordi contrattuali. Nessuna concessione ritirata, nulla che faccia pensare che ci sia novità sul fronte ecologista del Movimento. Se ne facciano una ragione coloro i quali pensavano che ciò potesse accadere.
Il petrolio in Basilicata è un affaire a cui è impossibile rinunciare. Ci aspettiamo dai candidati alla presidenza della Regione che almeno si parli chiaro e si dica quello che onestamente si può fare, e se è possibile salvare dal disastro altri territori particolarmente delicati dal punto di vista idrogeologico.
I problemi economici , le ripartizioni delle royalties, squilibrate tra quanto va allo Stato e quanto resta alle regioni sarà pure importante ma è assolutamente secondario rispetto al tema di come ridurre al minimo l’attività estrattiva, in presenza di un orizzonte diverso dal punto di vista energetico che pure si va costruendo da qualche parte
Una cosa sono i principi, atra cosa è la realtà dei fatti, cosa che comprendiamo benissimo. Basti dire con parole semplici, senza illudere i cittadini prospettando soluzioni che sono difficili da adottare. Come avvenuto con il voto dei ministri pentastellati, all’art. 41 del Decreto Genova che disciplina – con urgenza – la gestione dei fanghi di depurazione. Fanghi utilizzati in agricoltura. Un ritocco in rialzo voluto dai Leghisti che ha permesso agli alleati della Lega di spingere sulla portata massima di idrocarburi presenti nei fanghi da 50mg/kg a 1000mg/kg. Un altro passo in direzione contraria che non è proprio quella che ci si aspetta da un Movimento che ha fondato la sua stessa ragion di vita sull’innovazione, il biologico, e la sostenibilità ambientale. Valori difficili da tenere insieme.
Mala tempora currunt. Al punto che le favole che ci raccontano su un territorio libero da inquinamento, sono sempre meno credibili. Siamo diventati adulti e vogliamo la pura verità e il diritto di scegliere come andare avanti. Giuseppe Digilio