PROSEGUIAMO NELLA PUBBLICAZIONE DEL DOCUMENTO SULLA CITTA’ PREDISPOSTO DA UN GRUPPO DI ESPERTI DEL ROTARY E CHE VUOL ESSERE UN CONTRIBUTO AL DIBATTITO IN CORSO
Sommario
- PREMESSA……………………………………………………………………………………………………………………..
- LA La QUESTIONE URBANA NELLE POLITICHE EUROPEE………………………………………………………………. 3
- LA STRATEGIA DI SVILUPPO URBANO DEL COMUNE DI POTENZA………………………………………………
- POTENZA: UNA CITTÀ IN DIFFICOLTÀ………………………………………………………………………………….. 6
- Crisi socio-economica……………………………………………………………………………………………….. 6
- Crisi d’identità…………………………………………………………………………………………………………. 6
- Crisi di attrattività…………………………………………………………………………………………………….. 6
- Crisi della qualità urbana…………………………………………………………………………………………… 7
- Crisi del centro storico………………………………………………………………………………………………. 7
- UNA NUOVA “VISIONE” PER LA CITTÀ………………………………………………………………………………… 8
- Il comprensorio del potentino……………………………………………………………………………………. 8
- La città dei servizi…………………………………………………………………………………………………….. 8
- La Capitale dell’Appennino Meridionale………………………………………………………………………. 9
- Una grande risorsa: l’area industriale sul Basento………………………………………………………….. 9
- Una città accogliente ed inclusiva……………………………………………………………………………… 10
- Una città comoda e bella………………………………………………………………………………………….. 10
- Il centro storico ritorna ad essere elemento d’identità regionale…………………………………….. 10
- L’IMPEGNO DEL ROTARY…………………………………………………………………………………………………. 11
- IL ROTARY CHIEDE…………………………………………………………………………………………………………. 12
- POTENZA: UNA CITTÀ IN DIFFICOLTÀ
- Oggi, finalmente al domani della fase di austerità imposta dal dissesto finanziario, ma ancora nel cuore di una crisi strutturale che investe l’intero paese, il Mezzogiorno e la Basilicata, Potenza si mostra una città in difficoltà, con forti chiaroscuri, in un contesto in cui gli elementi di crisi prevalgono, ma anche con una riconferma di un ruolo di prestigio nella regione ed una notevole riserva di risorse inespresse.
I dati ricordati in precedenza sull’accresciuto peso della povertà in città sono estremamente significativi: non è possibile non parlare di crisi quando metà della popolazione residente è in pericolo di povertà. La notevole dinamica del terzo settore, del no profit, delle associazioni di service (delle quali il Rotary è parte importante} e del mondo religioso nelle attività di assistenza riesce a mitigare, ma non può risolvere la situazione, che può trovare soluzione soltanto con un significativo rilancio dell’occupazione.
Potenza rimane di gran lunga la città più attrattiva della Basilicata, centro di servizi per l’intera regione e luogo di concentrazione delle attività commerciali. Però la sua forza attrattiva è limitata al territorio regionale, mentre le aree forti del Vulture e del Materano divengono i riferimenti per i territori extra-regionali contermini, con il rischio della rottura dell’unità regionale. Inoltre la pura sommatoria di funzioni urbane (centro amministrativo-burocratico, centro sanitario-ospedaliero, centro culturale ed universitario} non produce automaticamente “l’effetto-città”: “Potenza ha voluto con forza l’università, non è (ancora) divenuta città universitaria” (Piano Strategico per la valorizzazione del commercio e del turismo del centro storico del comune di Potenza – Confesercenti Basilicata}.
La “spending review” ha comportato la radicale riduzione del terziario pubblico presente in città sia in termini quantitativi, sia in termini di possesso di centri decisionali, mentre non emergono altre “vocazioni”.
Il commercio ed i servizi continuano a connotare l’immagine cittadina, ma l’incremento dei servizi non riesce ad assorbire la crisi occupazionali degli altri settori. L’occupazione diminuisce, i giovani vanno via, ogni tre chiusure di esercizi commerciali se ne apre solo uno.
Il sistema dei collegamenti stradali e ferroviari resta precario, anche se sono stati attivati investimenti ed interventi concreti per migliorarne la qualità. La lentezza con cui procedono i lavori di ammodernamenti della SS 407 non offre traguardi temporali a breve termine per disporre dell’asse infrastrutturale completamente riqualificato: è possibile gestire come “ordinario” un problema “straordinario”? Inoltre “si conferma, a livello nazionale, la difficoltà di portare a compimento lavori pubblici importanti, anche quando si dispone di risorse dedicate” (Rapporto CENSIS 2014}.
Il centro storico di Potenza, recuperato e riqualificato dopo il sisma del 1980, ha caratteri di gradevolezza e di interesse storico-architettonico. Sono, inoltre, diverse le architetture di rilievo novecentesche: il progetto Ophelia di Quaroni e Piacentini ed il quartiere di Santa Maria, la biblioteca provinciale, il Palazzo INA, il Palazzo delle Poste Centrali, il Nuovo Nosocomio, il Museo Provinciale, il Ponte Musmeci, alcune interessanti realizzazioni recenti di architetture produttive e del sistema infrastrutturale. Ciononostante Potenza, nelle parti di recente edificazione, è una città brutta, costruita con intensità edilizie eccessive e senza senso estetico. La stessa area industriale della città, ubicata sul lungo fiume del Basento e realizzata con un’attenzione rivolta alla sola funzionalità dei servizi da rendere alle attività produttive, ha sottratto un’area paesaggisticamente importante alla fruizione della città. Inoltre alcuni recenti interventi di riqualificazione urbana, progettati al di fuori di un organico disegno di riqualificazione dell’intero organismo urbano, appaiono decisamente fuori contesto ed esteticamente discutibili. Lo stesso “nodo complesso” presenta soluzioni estetiche poco consone ad accompagnare un decoroso ingresso nella città capoluogo della Basilicata. Si ha la netta sensazione che decenni di pura “edilizia quantitativa” abbiano disabituato progettisti, uffici tecnici e cittadini alla cura ed alla ricerca del bello che, viceversa, è oggi una delle più apprezzate qualità urbane.
Analogamente a quanto accade in altri centri storici italiani, ma con intensità forse maggiore anche perché non compensata dalla forte crescita dell’attrattività turistica, il centro storico della città vive una fase di stagnazione e crisi: molte funzioni urbane pregiate (sede della Regione, dell’amministrazione giudiziaria, degli uffici statali} sono state delocalizzate in aree periferiche cittadine senza un disegno urbanistico coerente, le attività commerciali che tuttora ne animano la vita manifestano situazioni di crisi rese evidenti dalle numerose chiusure degli anni più recenti, il numero dei residenti si è considerevolmente ridotto ed è ormai prevalentemente costituito da popolazione anziana. Le uniche attività che registrano dinamiche positive sono quelle legate alla ristorazione ed allo svago giovanile ed, in effetti, il centro storico ancora si anima in occasione della “movida” del fine settimana.
D’altro canto il centro storico ha le potenzialità per superare questo ciclo negativo: la qualità urbanistica ed architettonica del suo tessuto edilizio lo rende apprezzabile; alcuni eventi ne rianimano, sia pure temporaneamente, la vita; dispone di diversi ampi edifici pubblici attualmente inutilizzati, che potrebbero ospitare nuovamente qualificate funzioni urbane (Palazzo degli Uffici Governativi, Palazzo D’Errico, ex biblioteca provinciale}; dispone di un articolato sistema di accessi meccanizzati che, accompagnati ad ulteriori interventi sul sistema dell’accessibilità, ne potrebbero consentire la progressiva pedonalizzazione; alcune funzioni pregiate vi sono state recentemente riallocate o allocate ex novo (sede del Comune, Uffici della Provincia, Museo archeologico nazionale}.



