L’ambientalismo lucano e nazionale si trova concorde nel commentare positivamente i risvolti giudiziari che riguardano il COVA di Viggiano e mettono in guardia sul pericolo che, passata l’emoizione prodotta dagli eventi, si torni ad un quieto silenzio da parte delle istituzioni.
“Alla luce delle note vicende giudiziarie, il WWF di Basilicata chiede al nuovo governo regionale di valutare la questione anche da un punto di vista politico-amministrativo e di adottare una inversione di marcia rispetto ai comportamenti che hanno prodotto fenomeni illeciti. In tale ambito vanno a collocarsi, oltre all’enorme sversamento di idrocarburi dal Cova a Viggiano, anche le questioni delle emissioni in atmosfera del Centro Olio, delle operazioni di reimmissione delle acque di separazione provenienti dal ciclo produttivo del greggio nel pozzo Costa Molina 2, dalla gestione dei rifiuti prodotti all’interno dello stesso Centro Olio Val d’Agri”.
Chi ha inquinato e chi non ha controllato deve pagare”. In una nota congiunta, la Legambiente nazionale e quella della Basilicata insieme al circolo della Val d’Agri, esprimono “la propria soddisfazione per l’applicazione della legge sugli ecoreati rispetto ai fatti gravi accaduti in Val d’Agri
“In vista del rinnovo decennale della concessione Val d’Agri occorre definire immediatamente una strategia d’uscita dal petrolio in Basilicata – aggiunge Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata – una liberazione graduale dall’arroganza delle società petrolifere di cui già si conosce la strada: la riconversione 100% rinnovabile del sistema energetico, con la dismissione graduale dei pozzi attivi e la transizione verso comparti produttivi moderni e sostenibili garantendo e incrementando i livelli occupazionali, la bonifica delle aree contaminate, il rafforzamento e il recupero di credibilità di un sistema di controllo e monitoraggio gestito dalla mano pubblica e un blocco immediato di qualsiasi ampliamento dei progetti di estrazione”.
Mediterraneo No Triv”, “Medici per l’Ambiente”, “Mamme Libere” trovano motivi per ribadire quanto da loro sostenuto in questi anni e che cioè che il petrolio inquina l’ambiente ma anche le coscienze: Da quello che emerge dal lavoro della Procura di Potenza, sembra che la rete di responsabilità sia così ampia da coinvolgere sia la società petrolifera ma anche, e forse soprattutto, quanti avevano il dovere per ruolo e funzione, di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini. Come non ricordare il comunicato stampa di un sindaco della val d’agri che minacciava querela nei confronti di chiunque ipotizzasse il danno ambientale in quella zona? E ora tal signore forse tace ma non tacciono le coscienze dei Lucani onesti che si domandano quale sarà il futuro della propria terra.. Non è passato molto tempo da quando i Lucani hanno compreso cosa significa “emergenza acqua”. E’ la storia delle soglie dei trialometani oltre i limiti di legge e purtroppo in quel caso, e come in molti altri accadimenti, abbiamo chiesto analisi indipendenti, approfondimenti, studi e veririche ottenendo, però, scherno, sottovalutazione e irritazione perchè si mettevano in dubbio le competenze e l’imparzialità di quanti sono preposti ai controlli. Oggi la vicenda del Cova di Viggiano insegna o meglio, dovrebbe insegnare a chi non ha orecchi per sentire, che la coscienza presto o tardi chiede un conto anche se a pagarlo non saremo noi ma le prossime generazioni”.
LPN-Potenza, Europa VerdeMilano chiedono agli organi di controlloi che venga effettuato un monitoraggio costante delle matrici ambientali interessate, così da assicurare l’incolumità delle popolazioni coinvolte dallo sversamento. Inoltre chiedono che tale monitoraggio sia aperto e consultabile da associazioni ed enti terzi in nome della trasparenza”.. La soluzione- scrivono Baldo e Lettieri- è bloccare i sussidi di Stato, che questo governo giallo-nero continua a non volere eliminare, per passare agli incentivi per un sistema energetico che sia 100% rinnovabili, per tutelare la salute del pianeta, degli ecosistemi e delle persone”
