
Giovanni Benedetto
Una domenica per prendere fiato e già da oggi la corsa stracittadina in salita verso piazza del Sedile.
Si prevede una campagna elettorale condizionata molto dal recente voto delle regionali che ha stravolto la geografia politica dell’intera regione, Potenza compresa.
La città di Potenza ha sempre dato delle risposte rassicuranti alle forze governative, Dc prima e centrosinistra dopo. Con ” l’anatra zoppa” delle ultime elezioni, c’è stata un primo segnale di cambiamento , una ventata che in cinque anni si è irrobustita fino a diventare tempesta. Comunque vada quasi tutti i volti storici sono stati cancellati dalla cronaca politica potentina.
Gli analisti dicono che il voto amministrativo segue delle logiche diverse rispetto a quello regionale e nazionale perché in sede locale il voto di prossimità prevale su quello ideologico.
Una motivazione che aveva più senso quando gli schieramenti erano caratterizzati da storie, idee, sogni, valori e visioni della gestione della cosa pubblica differenziati e quando qualcuno cambiava casacca era un disonore, una vergona o un tradimento ai valori che essa rappresentava e in cui non si riconosceva più.
Oggi, alle macrodivisioni tra destra e sinistra si sono sovrapposti componenti diverse: da una parte i cinquestelle che hanno raccolto l’antipolitica di destra e di sinistra, il rancore ed il disagio del Sud e dall’altro il continuo ricorso al civismo come strumento di identificazione sulle cose da fare e non sulle identità politiche. Questo disordine però è anche funzionale a quanti considerano la politica come un’area di vantaggio a fini personali , professionali o imprenditoriali: esserci lì dove si decidono cose importanti, dal punto di vista economico, urbanistico . E questo probabilmente spiega i cambi di casacca fatta all’ultimo momento di chi non vuole perdere l’ultimo autobus utile per il potere.
Vincerà la corsa al potere oppure il ritorno della politica? la cosa non è così scontata perchè a sconvolgere l’assetto costituito, a sparigliare le carte é stato, dalle politiche, alle regionali ad oggi, un tipo di elettorato mosso dal bisogno di cambiamento di una classe politica pietrificata e lontana dai bisogni dei cittadini. un sentimento intercettato dalla destra e dai cinquestelle ma che oggi a Potenza trova nuovi credibili riferimenti in uno schieramento di sinistra che nulla ha da spartire con la gestione del potere e si propone legittimamente come motore alternativo di cambiamento. Il messaggio è semplice: una regione ricca di risorse naturali non ha saputo trasformarle in opportunità di crescita e in nuova occupazione. E’ da qui che bisogna partire per mettere davanti l’interesse collettivo rispetto a quelli di gruppi, di corporazioni, di assetti di potere, di interessi extra regionali. La priorità è fermare la continua emorragia di giovani e per fare questo bisogna iniziare sostituendo la vecchia classe politica e il sistema messo in piedi da partiti che poi sono diventati casta nazionale e locale. Una operazione ambiziosa in un momento di transizione in cui prevale la confusione e , con essa, un messaggio politico non definito sul piano delle proposte programamtiche e che rischia di ridursi ad una operazione di mera defenestrazione. Però di fronte alla certezza di un sistema che ha fallito, ogni tentativo di invertire la rotta contiene in sè la speranza di un cambiamento, salvo verifica.
A giorni conosceremo i programmi per il rilancio di questa città e chissà se qualcuno ci dirà cosa sarà di questa città tra qui e vent’anni, quale sarà il suo destino, le idee per gettare le basi e creare un modello di città capoluogo per renderla vitale, più attrattiva, ospitale, trainante ed al servizio di tutte le comunità del suo entroterra.