Siamo tutti tifosi del Brasile.

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Siamo tutti tifosi del Brasile.

                    L’uomo che inventò la maglia del Brasile.            

                                                                               di Vittorio Basentini

E’ scomparso a 84 anni Aldyr Garcia Schlee.

Aldyr Garcia Schlee da giovane vinse il concorso per dare alla Selecão, la Nazionale brasiliana, i colori che facessero dimenticare il bianco di tante grandi sconfitte, in particolare quella del 1950.

Fu un dramma per tutto il paese: venne proclamato lutto nazionale e molta gente che aveva scommesso tutti i suoi averi sulla vittoria del Brasile finì in rovina o si suicidò.

La nazionale brasiliana abbandonò persino il vecchio colore delle casacche per passare a una divisa verde e oro che riprendeva i colori della bandiera nazionale, mantenendo solo i calzettoni del colore originale come promemoria dell’accaduto.

Inoltre, dato che in quell’occasione il portiere Moacir Barbosa era di colore, da allora in Brasile ciò è considerato un portasfortuna.

 L’Uruguay invece festeggiò la seconda vittoria in due partecipazioni.

Uruguay 1950-Campione del Mondo-

La spedizione dell’Italia in Brasile, nel 1950, avvenne nel ricordo del grande Torino annientato l’anno prima dallo schianto di Superga, al punto che il viaggio fu effettuato addirittura in nave.

Dopo un incontro con Giulio Andreotti, trentunenne deputato e sottosegretario alla presidenza del Consiglio quando presidente del Consiglio era De Gasperi, riflessioni sul girone che da quattro era diventato a tre (l’India aveva rinunciato, erano rimaste Svezia e Paraguay), finalmente la partenza sulla motonave Sises con destinazione Santos.

Celeberrimi i racconti di quella traversata, durata 15 giorni: gli allenamenti impossibili (in pratica solo una partitella durante la sosta a Las Palmas), il vomito, i palloni finiti in mare, le interazioni (diciamo così) con gli altri passeggeri.

Insomma non il modo migliore di preparare un Mondiale ma comunque l’Italia arrivò a San Paolo una settimana prima dell’esordio contro la Svezia, in programma il 25 giugno; partita persa sfortunatamente per 3-1 con grande prestazione degli azzurri e con doppietta del centravanti svedese Jeppson (passato poi al Napoli per una cifra milionaria dell’epoca) e qualificazione ai quarti  mancata.

E così nacquero i colori verdeoro, da un cuore che batteva anche per l’Uruguay…

I colori calcistici più famosi del mondo, il verde e l’oro (più il blu) del Brasile, sono nati dal genio di Aldyr Garcia Schlee, che a causa di un tumore ha recentemente lasciato questa terra dopo 84 anni vissuti davvero molto intensamente e durante i quali è diventato famoso in tutto il Sudamerica come scrittore, più che come disegnatore.

Infatti fu proprio lui che da adolescente vinse nel 1954 il concorso indetto per dare nuovi colori alla Selecão.

Una scelta per mettersi definitivamente alle spalle il Maracanazo del 1950 e quell’elegante maglia bianca che però non aveva portato bene in quattro Mondiali, di cui tre disputati da favoriti.

Dopo qualche partita in blu si decise quindi di proporre qualcosa di nuovo, che non fosse psicologicamente collegabile alle sconfitte del passato.

Il concorso fu vinto a sorpresa da quel ragazzo, il cui lavoro fu scelto dalla CBD (l’antenata dell’attuale CBF) davanti a 200 concorrenti, battendo nella finale addirittura l’autore del manifesto ufficiale del Mondiale del 1950.

Il giovane Schlee non è che arrivasse dalla strada, già da qualche anno disegnava vignette e riproduzioni di gol su vari giornali sportivi, e la sua fantasia non fu nella scelta dei colori (nel bando era specificato che dovessero usarsi i quattro della bandiera brasiliana) ma nella loro distribuzione e accostamento.

Alla fine Schlee arrivò alla maglia oro, con rifiniture verdi al collo, pantaloncini blu e calze bianche.

Maglia CBF Brasile

Con il senno di poi sembra tutto scontato, ma Schlee fu l’unico a proporre questa combinazione.

Questione di gusti, i suoi piacquero ai dirigenti della CBD e così il Brasile partecipò ai Mondiale in Svizzera con la nuova maglia, che non portò la grande vittoria tanto attesa, ma la presenza in una delle dieci partite più famose della storia del calcio: la battaglia di Berna, il quarto di finale fra la Grande Ungheria (senza Puskas) e il Brasile. La partita venne vinta per 4-2 dai magiari con gigantesca rissa finale.

Due espulsi brasiliani, uno ungherese, più Puskas che da spettatore tirò una bottiglia sulla testa di un avversario.

La nuova maglia fece quindi un esordio dignitoso, per alzare la Coppa Rimet l’attesa sarebbe durata altri quattro anni, ovvero nel 1958 con l’esordio in Nazionale di Pelè.

Con la finale curiosamente giocata in bianco, come nel 1950, per non confondersi con le maglie degli svedesi.

Come a dire che quando hai Pelé e Garrincha il colore della maglia conta meno. 

Ma l’aspetto più interessante della vita di Schlee è quello di essere stato un brasiliano innamoratissimo dell’Uruguay, un intellettuale che ha dedicato gran parte dei suoi scritti (qualcuno anche calcistico) ai rapporti fra i due paesi.

Nato nel Rio Grande do Sul, vicino al confine proprio con l’Uruguay, lo Schlee sedicenne visse il Maracanazo non come una tragedia nazionale, degna del suicidio, ma come una grande impresa sportiva da rispettare. Forse un po’, o più di un po’, tifava per quell’Uruguay eroico.

Rimane il dubbio e lui stesso non ha contribuito a toglierlo: di sicuro la maglia del Brasile è la sua.

Che per la sua idea vinse l’equivalente di 20.000 dollari, per il Brasile dell’epoca cifra enorme, e uno stage in un giornale molto considerato come il Correio da Manhã, che durante la dittatura militare avrebbe avuto molti problemi e sarebbe stato chiuso nel 1974.

Non poteva immaginare che quella maglia avrebbe prodotto miliardi di sponsorizzazioni e merchandising, grazie a chi nei decenni l’avrebbe indossata ma anche a una particolare magia che indubbiamente emana e che rende il Brasile la seconda squadra di molti appassionati in tutto il mondo.

Da ricordare che il Brasile di Pelè, Jairzinho, Gerson, Rivellino, Tostao, Felix, con la maglia verdeoro, vinse la Coppa Rimet, aggiudicandosela definitivamente, battendo in finale a Città del Mexico nel 1970 la Nazionale Italiana del C.T Valcareggi composta da Albertosi, Zoff, Lido Vieri, Burgnich,Facchetti, Mazzola,Cera, Juliano, Riva, Rivera, Boninsegna, Domenghini,Rosato, Bertini, De Sisti, per 4-1 dopo un primo tempo equilibrato dove la Nazionale italiana aveva pareggiato il gol di Pelè con l’azzurro Roberto Boninsegna, centravanti dell’Inter ed ex Potenza S.C. in serie B nell’annata calcistica 1964-65, allorquando la squadra potentina sfiorò la serie A.

BRASILE 1970

Nel 1982 l’Italia del C.T. Bearzot composta da Zoff, Scirea, Cabrini,Bergomi, B.Conti, Tardelli, Antognoni, Oriali, P.Rossi, Causio, Cabrini,Collovati, vinse il Mundial in Spagna dopo aver vinto contro il Brasile di Zico, Cerezo, Junior, Socrates, Eder, in semifinale per 3-2 con la tripletta di Paolo Rossi, riabilitato a giocare, dopo una lunga squalifica, in occasione del Mondiale spagnolo.

Il gol di testa di Rossi al Mundial spagnolo- Brasile-Italia 0-1 su cross di Cabrini

Ancora una finale fra il Brasile e l’Italia del C.T. Arrigo Sacchi, ad Usa ’94, pareggiata nei tempi regolamentari per 0-0, ma vinta ai rigori dal Brasile di Dunga a seguito del   rigore non realizzato da Roberto Baggio, con palla che colpì la traversa della porta difesa dal portiere verdeoro Taffarel.

Brasile-Usa ’94-Campione del Mondo

Ricordiamo ,infine, il Mundial del 2006 in Germania vinto dall’Italia di Lippi, ma un mondiale con un Brasile fortissimo, con Ronaldinho, Kaka’, Adriano, Dida, Roberto Carlos ,Cafu’, Emerson ed altri.

Aspettiamo i nuovi idoli, i nuovi Kakà a cominciare da Paquetà, nuovo talento brasiliano appena acquistato dal Milan……..

Dida, Adriano, Juan, Kaka, Lucio and Emerson; : Ronaldo, Ronaldinho, Ze Roberto, Roberto Carlos and Emerson.Brasile 2006- Mundial in Germania-

Insomma il Brasile ha costituito da sempre un grande fascino per il calcio mondiale.

Diciamola tutta :  Siamo tutti tifosi del Brasile.

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